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mercoledì 6 aprile 2016

Dollaro: prossimamente sempre più ago della bilancia


Gli Emergenti nell’ultimo periodo non hanno dato grandi soddisfazioni. Anzi, per usare un garbato eufemismo sono stati tra le più grandi delusioni degli ultimi anni.

Emergenti: il ritorno

Eppure, per quanto strano possa sembrare, considerando il panorama globale attuale e guardando a quanto (forse) potrebbe accadere, la loro risalita non è più una chimera.
A crederci sono alcuni analisti di Unicredit che guardano a una stabilizzazione delle quotazioni del petrolio come al primo degli elementi che potrebbero infondere nuova fiducia.
In realtà la rinascita di alcuni di essi è condizionata al verificarsi di precise opzioni: nello specifico si tratterebbe, oltre che della già citata stabilizzazione del petrolio, anche di altri trampolini di lancio come ad esempio un’economia globale che dovrebbe continuare in questa direzione, con una crescita minima ma pur sempre positiva, senza scivolare nelle spire di un ulteriore rallentamento.

Questi fattori permetterebbero ai bond degli emergenti di ritornare appetibili così come all’azionario delle stesse nazioni a sfruttare a loro favore una valutazione a sconto rispetto al resto della concorrenza. Sempre stando alla stessa analisi, il fronte statunitense dovrebbe non essere così interessante, complici indici azionari vicino ai massimi e l’incertezza di una Fed la quale, per quanto temporeggiatrice e accomodante, dovrà comunque dare una svolta alla sua politica di tassi minimi, ormai decennali. 

La view degli esperti

Il quadro della situazione, quindi, vedrebbe un punto a favore dell’orizzonte europeo, cosa che è confermata anche dal report di Steve Cordell gestore del fondo Schroder Isf European Equity Absolute Return di Schroders: vede l’equity del Vecchio Continente supportato da utili che, anche nel peggiore dei casi, dovrebbero restare stabili e non crollare.

Purtroppo anche in questo caso i rischi non sono del tutto assenti: l’Europa deve continuare a combattere con nemici di antica data che ne fiaccano la crescita e con altri nuovi, come la crisi dei migranti che a sua volta fa traballare la fiducia nella tenuta politica, lo stesso che fa dire ai rappresentanti di Vontobel Asset Management Italia che per quanto si possa restare positivi sulla ripresa delle economie europee, non bisogna dimenticare l’incertezza politica su Spagna e Portogallo e il pericolo Brexit che incombe fino a giugno.
Tornando invece sul fronte degli Emergenti, è da segnalare un calo delle scommesse rialziste sul dollaro da parte degli hedgre fund, come segnalato dai dati resi noti dal Commodity Futures Trading Commission (Cftc): numeri alla mano l’Ice Dollar Index è sceso del 4,2% in soli 90 giorni, nei primi tre mesi dell’anno. 

Il dollaro al centro di tutto

Il dato non è da sottovalutare dal momento che un dollaro pesante, crea problemi anche sul fronte delle materie prime, rallentandone le performance e, di conseguenza, affaticando le economie delle nazioni che, proprio sulle commodity hanno basato gran parte delle rispettive entrate e che, spesso ma non sempre, rientrano nella cosiddetta categoria degli Emergenti.

Ma non sol: il dollaro del rally, alimentato dalla vlontà della Fed di incrementare il costo del denaro, ha messo sotto stress anche gli utili di diverse grandi aziende made in Usa con conseguente timore per la redditività. 
Ma come sempre più spesso accade un biglietto verde troppo leggero rischia di innescare nuove tensioni sl fronte valutario da parte della Banca del Giappone, tuttora intenta ad allargare come non mai la propria base monetaria, includendo tassi negativi su tutti i fronti, come anche da parte della Bce altrettanto impegnata nella svalutazione (indiretta e non confessata) della moneta unica.

Troppe le variabili sul tavolo e troppi i rischi all’orizzonte: per questo motivo il dollaro sarà sempre di più sotto pressione nei prossimi mesi.



Fonte: News Trend Online

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