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mercoledì 6 aprile 2016

Consob: Fondo Strategico Italia sostituirà le banche


Il seminario Consob dal titolo “Fondi sovrani e mercati finanziari” ha chiarito quale è il processo in atto in Italia che ha come fine quello di incentivare le imprese italiane ad aprire le porte al capitale di rischio (equity) rispetto a quello di debito (bancario) per riequilibrare la struttura finanziaria e patrimoniale, attualmente eccessivamente sbilanciata dal lato del debito, diminuendo le  leve finanziarie eccessive e preparandosi il terreno per la strada alla quotazione. Si tratta di un problema storico per le nostre piccole medie imprese (pmi) che ha trovato un sostegno nell’urgente crisi finanziaria del 2007-2008 che ha fatto chiudere i rubinetti del credito bancario per lungo tempo e che continuerà probabilmente nel medio periodo anche grazie alla situazione di tassi zero e negativi oltre all’introduzione del bail-in che mette a dura prova la tenuta del sistema bancario italiano.

Così nel 2011, l’anno dello spread a 570 bp e rendimenti dei btp esplosi, arriva il Fondo Strategico Italia, un fondo sovrano sui generis partecipato per l’80% da CDP e per il 20% dalla Banca D’Italia. Perché sui generis? I fondi sovrani classici sono veicoli di investimento riconducibili ai governi dei relativi paesi, che investono surplus fiscali derivanti ad esempio dalla vendita del petrolio (Emirati Arabi, Qatar e Norvegia) oppure derivanti da riserve di valuta estera che determinano un surplus commerciale (Cina). E l’Italia? Abbiamo risorse finanziarie dalla negoziazione petrolio o da surplus commerciali? Assolutamente no. L’idea di fondo è di sedersi al tavolo dei fondi sovrani e aiutarli ad entrare nel capitale delle aziende italiane nella veste di coinvestitori dove però la partecipazione di CDP è solo simbolica e residuale.

Quale è l’elemento innovativo? Che i fondi sovrani entrano nelle società con il solo obiettivo di un eventuale guadagno finanziario di lungo periodo, garantendo stabilità all’impresa, senza avere la volontà di entrare nelle scelte di management (governance) e di proprietà, lasciando il controllo in mano alla famiglia. L’Italia ha un fondo sovrano che, invece di mettere sul piatto risorse finanziarie da investire, mette sul piatto il patrimonio del nostro paese, il Made in Italy, aiutando gli altri fondi sovrani a trovare le migliori realtà aiutandoli sul lato burocrazia, legge e fisco. Un esempio dell’estro italiano che riesce a sedersi al tavolo dei finanziatori, senza avere le capacità finanziarie, per mettere in vetrina i propri gioiellini in cerca di finanziamenti equity senza perdere il controllo dell’azienda.
Ma veniamo a qualche numero sui fondi sovrani:
1) Gestiscono “solo” asset per 7.168 mld di $ che rappresentano il 6% circa di tutti gli asset gestiti mondiali
2) La capitalizzazione delle società italiane rappresenta il 29% del Pil italiano, nel caso degli UK siamo ad una quota del 95%
3) I fondi sovrani nel 2015 hanno aumentato notevolmente le masse di investimento in asset immobiliari
4) Delle disponibilità totali dei fondi sovrani esistenti l’investimento in Italia è appena del 1% anche se la quota, rispetto al mercato europeo (dove il 50% è impiegato nell’immobiliare UK), si attesta oggi ad un 14% dopo anni di 4,58% di media negli ultimi anni
 
Riassumendo: le banche, soprattutto in presenza di tassi zero/negativi e del bail in, non sembrano essere più in grado di poter finanziarie le imprese anche perché i requisiti per accedere ai fidi oggi sono più severi (Basilea); è necessario guidare le imprese a prediligere il finanziamento con il capitale di rischio equity (quotato o non) tramite nuovi canali come il crowfunding ed i fondi sovrani. Il Fondo Strategico Italiano, qualificandosi come fondo sovrano, svolge invece un ruolo di sponsorizzazione e marketing per le nostre piccole e medie imprese. Genio ed estro italiano al servizio della finanza, speriamo funzioni.
Guido Gennaccari
info@tradingroomroma.it

Fonte: www.tradingroomroma.it

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