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venerdì 1 aprile 2016

Cina e Giappone, economie divergenti?


Per il Sol Levante crescono i timori sul fatto che i piani del premier Shinzo Abe per il rilancio dell'economia abbiano esaurito l'inerzia: notizie negative arrivano dal fronte macroeconomico come evidenzia l'indice Tankan, stilato trimestralmente tra 10.500 aziende dalla Bank of Japan. Il dato relativo al primo trimestre 2016 e' infatti per un crollo a 6 punti contro i 12 punti di terzo e quarto trimestre 2015 e gli 8 punti del consensus del Wall Street Journal.
Dopo dieci mesi consecutivi sopra alla soglia di 50 punti che separa crescita da recessione, inoltre, la lettura finale dell'indice Pmi stilato da Markit/Nikkei relativa al mese appena chiuso e' per un declino a 49,1 punti, in linea con la lettura preliminare, e contro i 50,1 punti di febbraio (52,3 in gennaio), ai minimi dal febbraio 2013.
Il risultato di questi timori per lo stato di salute dell'economia nipponica e' un arretramento dei listini azionari, trascinati a fondo soprattutto dai grandi esportatori.

Si perche' a preoccupare i mercati non e' solo l'andamento dell'economia ma anche l'indebolimento del dollaro Usa. o meglio il rafforzamento dello yen ancora in scia alle dichiarazioni di martedì della chairwoman della Federal Reserve (Fed) Janet Yellen, che hanno allontanato l'ipotesi di un nuovo incremento dei tassi d'interesse negli Stati Uniti gia' nel corso del meeting di fine aprile del Federal Open Market Committee (Fomc, la commissione della Fed che si occupa di politiche monetarie).
Il dollaro nell'ottava si e' spinto fino ai minimi dallo scorso ottobre nei confronti del paniere delle sei principali valute.

La divisa Usa ha registrato il declino trimestrale piu' netto in oltre cinque anni e il cambio dollaro yen staziona in prossimita' dei minimi toccati a meta' marzo a 110,65 circa. Le quotazioni provengono dai massimi di area 123,70 di dicembre e l'impressione e' che la fase laterale disegnata nelle ultime settimane, con base appunto in area 123,70, sia solo una pausa di quella discesa.
La violazione del supporto aprirebbe la strada a movimenti verso i 106,50 yen per dollaro, un movimento che non potrebbe non danneggiare ulteriormente le prospettive di export dei giganti nipponici (positivi invece movimenti oltre il lato alto della fase laterale, resistenza a 115 circa).
Di tenore diverso le indicazioni che provengono dalla Cina: i cruciali indici Pmi hanno infatti mostrato segnali di ripresa per Pechino.

Dopo sette mesi consecutivi in contrazione l'indice Pmi manifatturiero ufficiale e' cresciuto in marzo a 50,2 punti dai 49,0 punti di febbraio (livello piu' basso dal novembre 2011) e ampiamente meglio rispetto ai 49,4 punti del consensus. Migliora significativamente, e ben oltre le attese, anche il Purchasing Managers' Index (Pmi) elaborato da Markit/Caixin che sale a 49,7 punti da 48,0 punti di febbraio.
Il dato si confronta con i 48,2 punti attesi dagli economisti ma resta comunque sotto alla soglia di 50 punti che separa crescita da contrazione per il tredicesimo mese consecutivo.
Certo, le criticita' restano, tanto che Standard & Poor's giovedi' ha peggiorato da stabile a negativo l'outlook della Cina, ma i segnali in uscita dall'economia parlano di un miglioramento delle condizioni che potrebbe anche riflettersi sulla borsa.

I mercati potrebbero trovare conforto anche nelle dichiarazioni della banca centrale, intenzionata a proseguire sulla strada di una politica monetaria prudente per assicurare una crescita ragionevole a livello di credito e di finanziamenti sociali. In una nota riassuntiva del meeting del comitato di politica monetaria del primo trimestre la Pboc (People's Bank of China) ha poi confermato l'intento di avvalersi di diversi strumenti in modo flessibile per mantenere una liquidita' adeguata.
L'indice della borsa di Shanghai ha inviato di recente segnali grafici positivi: il 18 marzo e' stata tagliata al rialzo la media mobile a 50 giorni, indicatore che sintetizza la condizione del trend di medio termine, il 30 marzo i prezzi sono invece saltati al di sopra, dopo 7 sedute consecutive di lotta, della linea di tendenza ribassista disegnata dal top di giugno 2015.

Se l'indice si portera' al di sopra del picco del 21 marzo, toccato a 3028,32 punti in corrispondenza del 38,2% di ritracciamento del ribasso dal top di dicembre (importante riferimento ricavato dalla successione di Fibonacci), le attese favoriranno il proseguimento del rimbalzo in atto dal doppio minimo di gennaio e febbraio, con base a 2640 punti circa, almeno fino in area 3300.
Sopra quei livelli poi si aprirebbero spazi di rialzo verso i 3700 punti, area di massimi lo scorso dicembre.
Piu' in ritardo nell'invio di segnali di ripresa l'indice di Shenzhen, che ha superato nell'ultima ottava la media mobile a 50 giorni, passante a 1135 punti circa, ma si mantiene ancora distante dalla trend line ribassista che parte dal picco di giugno 2015 e che transita come resistenza critica a 1231 punti.

In caso di superamento del picco del 22 febbraio a 1180 l'indice potrebbe salire in area 1230, in caso di successo oltre quei livelli si aprirebbero poi notevoli spazi di rialzo, verso 1351. Sotto area 1100 interverrebbero invece forti dubbi sulla possibilita' di vedere proseguire il rialzo.
(AM)
Autore: Financial Trend Analysis Fonte: News Trend Online

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