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martedì 19 aprile 2016

Banche made in Italy: i movimenti in vista dell'estate


Mentre si stringono i tempi sulla riforma delle banche popolari, con la benedizione dell’Europa e della Bce, si allungano quelli per le fondazioni e nello specifico per l’attuazione delle nuove norme. 

Ma procediamo con ordine

Il 2016 sarà l’anno decisivo per il cambiamento della situazione, un anno in cui la rivoluzione prevede anche la scomparsa del voto capitario a favore di un maggiore peso delle quote azionarie.

Una scelta dettata dalla necessità di trovare nuovi finanziatori attraverso gli investitori, soprattutto istituzionali, in vista delle necessarie misure che dovranno essere prese in futuro per quanto riguarda la capitalizzazione e il rafforzamento dei valori patrimoniali in generale. 
Intanto, sul fronte delle Bcc si sta lavorando per agglomerare la frammentazione del settore in un’unica Spa che dovrà, entro agosto 2017, riunire la maggior parte pena l’esclusione dal settore e il ritiro della licenza bancaria.

Il nuovo organo avrà compito di controllo e supervisione soprattutto verso coloro che potrebbero essere i tasselli più deboli del mosaico. 

Il problema delle sofferenze

Ma che si tratti di Bcc o di Popolari così come anche delle grandi colonne portanti del credito, il vero problema del settore restano i crediti in sofferenza con la conseguente gara di contrattazioni che coinvolgerà Gacs (Garanzia sulla Cartolarizzazione delle Sofferenze) e gli istituti che, specializzati nella gestione di questi asset, si interesseranno delle sofferenze opportunamente impacchettate dalle banche e rivendute, strategia che in teoria avrebbe dovuto essere più sicura con la presenza della garanzia statale.

Anche se così poi non è stato. 
Anche per questi motivi è nato Atlante, il fondo creato su capitale messo a disposizione delle banche stesse per lo smaltimento delle sofferenze e la gestione delle ricapitalizzazioni. 
Un panorama, quello bancario, contraddistinto dalle tante difficoltà createsi con l’arrivo della nuova era a tassi zero o, peggio ancora, quella dei tassi negativi, vero e proprio veleno per ogni attività che fonda la sua forza sul credito.

Le banche centrali

Una forza che sta venendo meno non solo in Italia, nazione che più delle altre vede tra le sue zavorre quelle di una crisi che continua a rendere l’investimento nell’economia reale ancora un affare incerto e troppo rischioso, ma anche in Germania dove qualche giorno fa il ministro delle Finanze Wolfgang Schaueble, tuonare contro la politica della Bce, politica che, a suo dire, minaccia la sicurezza economica sia    dei piccoli risparmiatori tedeschi che delle grandi società dell’assicurazione vita. 
Ma oltre loro anche le stesse banche centrali sono vittime delle loro strategie: i gestori delle riserve di 77 banche centrali, chiamati ad amministrare oltre 6mila miliardi di dollari, stanno facendo esattamente quello che fanno tutti gli altri poveri mortali e cioè stanno cambiando le rispettive strategie di portafoglio, andando a caccia di rendimenti maggiori ma, allo stesso tempo, più pericolosi. 
Anche perchè le banche centrali risultano anche tra i più grandi investitori al mondo perciò il loro compito è anche quello di proteggere e far fruttare quei 10.900 miliardi di dollari che erano nei loro forzieri alla fine del 2015.
Fonte: News Trend Online

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