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venerdì 8 aprile 2016

Azionario Asia, a che punto siamo?


Christopher Chu, fund manager azionario asia, Union Bancaire Privée - UBP, spiega che per l’azionario asiatico il primo trimestre si è concluso in maniera lievemente migliore rispetto a come è iniziato, tuttavia il tragitto intrapreso dai mercati per arrivare fino a qui è stato piuttosto turbolento.
Le preoccupazioni relative alle politiche monetarie divergenti adottate dalle principali banche centrali, l’ipotesi di un atterraggio brusco in Cina e il calo costante dei prezzi del petrolio, a un certo punto, hanno fatto perdere quasi il 13% all’indice MSCI Asia Ex-Japan. L’appetito per il rischio ha cambiato rotta a marzo, poiché l’indice ha ridotto le perdite, riportando un guadagno di circa l’1,3% in questi primi tre mesi dell’anno, lasciando gli investitori con una domanda: a che punto siamo adesso?
L’inversione di rotta nell’outlook per l’economia cinese è arrivata in un contesto di ripresa dei prezzi del petrolio, in quanto i Paesi membri dell’OPEC non hanno intenzione di aumentare la produzione globale - spiega Christopher Chu -.

Le materie prime hanno assistito a una salita, poiché le principali banche centrali hanno mantenuto politiche monetarie accomodanti. La Banca centrale del Giappone (BoJ) ha sorpreso i mercati introducendo tassi d’interesse negativi mentre la Banca Centrale Europea ha ulteriormente abbassato i tassi sui depositi.
Sono poi arrivati i commenti da “colomba” da parte del presidente della Federal Reserve, Janet Yellen, con cui ha modificato al ribasso la guidance sui rialzi dei tassi, da quattro a due.
Con i commenti della Yellen che ora coincidono con le attese di mercato, il contesto di breve periodo resta positivo in termini di appetito per il rischio, in particolare per l’azionario asiatico - spiega Christopher Chu -.

Tuttavia, permangono alcune difficoltà. Sebbene una ripresa del mercato del lavoro negli Stati Uniti riduca ulteriormente il rischio di recessione globale, ci sono pochi segnali di una rinnovata accelerazione nell’economia mondiale, visti i dati deboli relativi al commercio.
A nostro avviso, all’interno dell’azionario asiatico, la persistente forza delle economie guidate dal mercato interno dovrebbe contribuire a controbilanciare la debolezza estera - spiega Christopher Chu -.

L’aumento del commercio intra-regionale nell’area dell’ASEAN supporta i Paesi parte del blocco, dove fin qui è risultata evidente una ripresa della spesa pubblica in Indonesia, Tailandia e nelle Filippine. Tale ripresa dovrebbe produrre un effetto “folla” negli investimenti privati, generando crescita.
L’economia indiana continua a espandersi senza il supporto della volontà politica, che dovrebbe però iniziare a giocare un ruolo più importante durante l’anno, con il primo ministro Modi che punta a ristabilire la credibilità del partito.
Per la Cina, i driver di crescita continueranno a migrare nei settori dei servizi a maggior valore - spiega Christopher Chu -.

Il ritmo di crescita economica del Paese è in linea con l’obiettivo del Governo “tra il 6,5% e il 7%”. La politica economica si muoverà lungo l’asse degli obiettivi di creazione di posti di lavoro, suggerendo che una crescita vicina alla parte bassa dell’intervallo andrebbe comunque bene.
Le riforme dal lato dell’offerta sono partite: ciò dovrebbe dare una risposta ai problemi di sovraccapacità produttiva, che stanno sostenendo le pressioni deflative che da ben 48 mesi pesano sull’economia.
Il principale rischio, a nostro avviso, è una volatilità del dollaro americano causata da problematiche politiche, oltre che un ulteriore ribasso della crescita globale - spiega Christopher Chu -.

I timori legati a uno scenario di Brexit, a crisi migratorie, o a una retorica populistica nella campagna elettorale per le presidenziali americane potrebbero spingere gli investitori a ritornare sul dollaro, in un contesto di accresciuta volatilità. Se tutto va bene, i policy maker asiatici non scambieranno il rally di marzo per un segnale di rinnovato appetito per il rischio, ma continueranno ad attuare le politiche necessarie a rafforzare le rispettive economie.
Tuttavia, l’attenzione ora sarà focalizzata sull’incontro di giugno della Federal Reserve e la pazienza dei mercati sarà messa alla prova.
Autore: Pierpaolo Molinengo Fonte: News Trend Online

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