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mercoledì 27 aprile 2016

Attenti al tech


L’incertezza dei mercati finanziari, in attesa che FED e BOJ calino le loro carte, si esprime in Asia ed in USA attraverso l’ingessatura dei listini, che diminuiscono la loro volatilità e lateralizzano la loro direzionalità. In Europa c’è un po’ più di timore, ed i principali indici azionari sono influenzati dal forte rimbalzo dei rendimenti, con il Bund decennale che ieri ha raggiunto lo 0,31%, ed il BTP che in mattinata ha quasi toccato l’1,58%.

Questo rapido peggioramento delle condizioni monetarie, in direzione del tutto opposta a quella desiderata da Draghi, ha messo anche ieri un po’ di soggezione all’azionario e portato i principali indici europei a chiudere la seduta in modesto ribasso, annullando i tentativi di recupero che si erano visti in mattinata.
L’indice italiano Ftse-Mib, invece, esprime le sue incertezze spingendo al massimo la volatilità sui titoli bancari.
In tal modo, mentre lunedì si sono visti cali generalizzati ed anche consistenti, oltre i 5 punti percentuali, dovuti a perplessità di Moody’s sull’impatto che il fondo Atlante avrà sul settore bancario, che hanno spinto il nostro indice ad occupare la posizione di fanalino di coda delle borse europee, ieri è successo esattamente l’opposto e l’euforia sui bancari ha preso il posto della paura, in concomitanza con l’autorizzazione ufficiale di BCE e Bankitalia al fondo Atlante a diventare azionista di maggioranza della Banca Popolare di Vicenza, il cui aumento di capitale partirà domani.
La borsa USA ha digerito una serie di dati macroeconomici inferiore alle attese degli analisti (Ordini di beni durevoli, Prezzi delle case e Fiducia dei Consumatori) grazie alla nuova impennata del prezzo del petrolio, che ieri si è digerito la correzione delle tre sedute precedenti e si è nuovamente issato a quota 44,5 dollari al barile, proseguendo così il rally partito a metà febbraio.
Ma oggi dovrà faticare un po’ di più a digerire il pessimo annuncio di Apple sui risultati del primo trimestre, avvenuto a borsa chiusa.

Un calo degli utili ben oltre le attese e per la prima volta da 13 anni è sceso anche il giro d’affari, con un crollo di vendite in Cina. Sono dati assai peggiori delle stime, che mandano al tappeto il principale titolo del listino USA. Nell’after hour le vendite si sono abbattute sul  gigante high tech  fino a provocarne la discesa abbondantemente sotto i 100 dollari, nei pressi dei minimi di febbraio. 
Si ingrossa così il gruppo delle delusioni nel comparto tecnologico, che sta segnando un trimestre nefasto e potrebbe influenzare negativamente l’intero listino.

E’ il rovescio della medaglia rispetto a quanto abbiamo visto nei trimestri precedenti. Allora i grandi player dell’high tech, che hanno un peso preponderante sugli indici, con le loro performance positive ed al di sopra delle attese, hanno nascosto il calo dei profitti che si è realizzato negli altri comparti.
Ora che la ruota della fortuna sta girando in direzione avversa, le loro defaillance potrebbero pesare molto sugli aggregati e far percepire agli investitori molto più che in passato quella recessione degli utili, che è già presente da alcuni trimestri, ma non è ancora per nulla scontata dai mercati, dato che l’indice SP500 continua beatamente a stazionare a meno di due punti percentuali dai massimi assoluti.
In questa settimana sono molte le società che alzeranno il velo sui risultati del primo trimestre.

E’ questa, forse, la settimana clou per le trimestrali. Per ora quel che si è visto non è affatto entusiasmante. Ci si avvia ad un dato complessivo sugli utili non troppo diverso da quello previsto dagli analisti per l’insieme delle società quotate americane: un calo intorno all’8% rispetto allo scorso anno.
 
Domani arriverà il dato sul PIL USA del primo trimestre. Se i conti societari riflettono l’andamento della contabilità nazionale, non è affatto escluso che il dato atteso dagli analisti (+0,7% annualizzato) venga addirittura mancato. 
In tal caso la riunione FED, che già conosce il dato sul PIL che uscirà domani, si concluderebbe con un sicuro rinvio a data da definirsi del rialzo dei tassi.

Se ne riparlerebbe quasi certamente solo dopo le elezioni di novembre, sempre che nel frattempo la crescita si rafforzi di nuovo.
Ma in compenso i mercati dovrebbero cominciare a prendere in considerazione l’eventualità di un ingresso in recessione. E gli indici ai massimi darebbero la sgradevole sensazione dell’ubriaco che continua imperterrito a bere.

Autore: Pierluigi Gerbino Fonte: News Trend Online

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