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martedì 26 aprile 2016

Arrivata l’“altra” Lehman? Questa si chiama BHS


L’incubo continua ad aleggiare non solo tra gli addetti ai lavori che ancora ricordano lo sgomento quando venne annunciato dal nulla il fallimento di una delle più grandi realtà finanziarie del mondo, Lehman Brothers.

La paura della paura

Da qui, a catena, scoppiò la crisi economica più feroce che la storia ricordi, la stessa crisi che, a fasi alterne, si è riproposta sotto altre spoglie e che, nonostante le ampie, spesso spericolate misure, delle banche centrali, ancora non accenna ad andarsene.

Per questo motivo è più che lecito che ogni ombra e ogni sospetto vengano spesso giudicati come i prodromi di quanto potrebbe accadere. E in peggio. 
In realtà una cosa del genere sta di nuovo verificandosi, sebbene, con le dovute differenze.
Prima di tutto il settore: non si tratta di una banca ma di un colosso inglese del commercio al dettaglio, BHS. Eppure a spaventare sono le cifre: 11mila posti di lavoro sarebbero seriamente a rischio per via dell’amministrazione controllata richiesta dai vertici dell’azienda. Il processo in corso, fanno sapere dalla società, non pone il fallimento come diretta conseguenza, ma più probabilmente la vendita dei singoli negozi con la scomparsa del nome.

A meno che non si riesca a trovare successivamente un acquirente in grado di rilevare tutto il marchio (debiti compresi), ristrutturarlo e rilanciarlo sul mercato.

Le speranze per BHS

Difficile che in un panorama internazionale come quello attuale ciò possa accadere.
Voci di corridoio parlano di un possibile candidato in Sports Direct, la catena di articoli sportivi, ma la notizia dev’essere ancora confermata. Infatti come dichiarato alla stampa, per riuscire a recuperare il fascino del brand e riportare tutto verso una strada proficua sul lungo periodo, bisognerebbe dar vita a una strategia complessa fatta di investimenti nel settore marketing oltre che in una ristrutturazione più radicale.

Tutti fattori che remano contro perchè oltre al capitale, richiederebbero tempo oltre a non garantire la riuscita.  
Alla base di tutto sarebbe la strategia scelta dalla società la quale si è man mano allontanata dal suo target di riferimento incapace di raccogliere successivamente nuovi consensi.
Non solo, ma, complice la crisi, i tentativi di trasformazione si sono rivelati inefficaci. Intanto i debiti contratti nel tempo hanno raggiunto una soglia di oltre 1,3 miliardi di sterline di cui 570 milioni ascrivibili a più generici oneri previdenziali.
Fonte: News Trend Online

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