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giovedì 14 aprile 2016

Arrivano segnali incoraggianti dalla Cina


Robusto recupero del sentiment fin dalla seduta asiatica.
Diversi i catalyst per il miglioramento. Ieri sera, il movimento dell’oil (+4.5% e massimo da novembre scorso) ha contribuito a far chiudere Wall Street in buon progresso (+1%) e nei pressi dei massimi di seduta.
Oltre a ciò, finalmente, il più volte citato positioning unilaterale sullo Yen sta producendo una correzione sul cross col $.
Dopo il report Commitment of traders, anche il sistema di monitoraggio di posizioni di Deutsche Bank ha segnalato robusti incrementi di lungo Yen la scorsa settimana. Così, senza alcun intervento ne novità, il $/Yen si è riportato in area 109, con grande gioia dell’azionario giapponese.
Ma le notizie più rilevanti sono giunte dal trade balance cinese per marzo, con un significativo miglioramento sia sul fronte esportazioni (+10.5% anno su anno da precedente -25% e vs attese per +10%) che importazioni (-7.6% da prec -13.8% e vs attese per -10.1%).

In particolare le esportazioni registrano il primo segno + da giugno e il miglior dato da febbraio 2015. Il rimbalzo del trade ha messo decisamente di buon umore gli indici locali e quelli di Hong Kong (HSCEI +3.95%), e offerto supporto all’intera area. In generale, continuano i segnali positivi sul ciclo cinese.
All’apertura europea, lo scetticismo sul nuovo schema a supporto delle banche italiane, che aveva guastato il pomeriggio di ieri, sembrava un lontano ricordo.
Il settore banche del FTSE MIB ha preso il volo in apertura, senza più guardarsi indietro per tutta la seduta (la chiusura sarà un roboante +8.58%, con diversi istituti oltre la soglia del +10%).
Sgravati del fardello delle banche italiane, anche i principali indici europei hanno preso il volo, aggregandosi al tono globale.

Naturalmente anche l’Eurostoxx Banks ne ha tratto enorme beneficio (+6.8% in chiusura).
Una volta di più, difficile capire quale sia stato il catalyst di questo nuovo U-turn nella percezione di Atlante. Un aspetto rilevante può essere la circostanza, ripetuta da più parti, che il veicolo effettuerà gli acquisti dei non performing loans su valutazioni prossime a quelle a cui sono iscritti a bilancio.
Francamente, lo ritengo improbabile.
Ma, come osservato ieri, più che il prezzo a cui Atlante ha intenzione di effettuare gli acquisti, mi sembra rilevante il valore che il mercato attribuirà a questi asset, una volta che avrà fattorizzato le modifiche del quadro giuridico e la presenza di un compratore marginale per le tranche equity e un sottoscrittore di ultima istanza per gli aumenti di capitale programmati.
In ogni caso, a qualche giorno dalla comparsa delle prime indiscrezioni, le quotazioni ne hanno giovato, il che è un sintomo positivo.
Atlante a parte, al sentiment ha sicuramente giovato la trimestrale di JP Morgan, assai migliore delle (tetre) attese.

La guidance è stata confermata, e le trading revenues non hanno mostrato il crollo che tutti si aspettavano. Con queste news, non sorprende che il settore bancario sia trainante anche a Wall Street oggi (+3.5% mentre scrivo).
Poche ispirazioni sul fronte macro, per contro. Se la produzione industriale europea di febbraio ha confermato i numeri modesti che emergevano dai dati nazionali, le retail sales US di marzo hanno nuovamente deluso (-0.3% da prec 0.0% e vs attese per +0.1%).

Depurato delle componenti volatili (auto ed energy) il dato migliora un po’, soprattutto grazie alla revisione del numero di febbraio, ma in generale conferma un ritmo dei consumi cauto nel primo trimestre.
Peraltro, le continue revisioni mettono in guardia da prendere alla lettera il singolo dato.
La mediocrità del macro non ha guastato la festa all’azionario, e sorprendemtemente, nemmeno al Dollaro, che sembra trarre profitto dal risk appetite (dollar index +0.8%).

In parte, la forza del biglietto verde può derivare da ricoperture di chi lo aveva venduto contro Yen e €, puntando ad un perdurare della risk aversion.
Ovviamente la tenuta dell’ oil continua ad essere un elemento a supporto del sentiment. Oggi il future ha assorbito dati sulle scorte EIA di primo acchito meno costruttivi di quelli di settimana scorsa, e dichiarazioni un po’ più miste da parte dei vari paesi.
Ormai il 17 aprile è vicino e sebbene tra gli analisti regni lo scetticismo, il posizionamento registrato sui future vede una forte crescita delle posizioni lunghe. Difficile che esca un accordo robusto per un freeze, visto che i 2 paesi con il maggior aumento potenziale di produzione (Iran e Libia) non vi prendono parte.

Detto questo, l’OPEC non è l’unico elemento dell’equazione.
Sul fronte tecnico, la price action odierna migliora il quadro su vari asset:
  • L’eurostoxx, dopo aver lambito la resistenza in area 2860 e aver accumulato per alcuni giorni in un clima alquanto incerto, con l’accelerazione di oggi si riporta sopra quota 3000, e sembra voler completare un progetto di testa e spalle rialzista (che vedrebbe la conferma con chiusura sopra 3130).
  • L’Eurostoxx Banks offre un progetto di doppio minimo, il cui completamento però richiede un ulteriore significativo recupero (oltre il 10%).
  • L’S&P 500, dopo un paio di settimane di consolidamento, sta facendo nuovi massimi per il 201, sia pur di poco.

    Discorso analogo per il MSCI Emerging.
Autore: Giuseppe Sersale Fonte: News Trend Online

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