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mercoledì 13 aprile 2016

Appetito per l’high yield in aumento?

Tim Dowling, Head of Credit Investments e Lead Portfolio Manager Global High Yield di NN Investment Partners, spiega che dopo una pesante ondata di vendite nelle prime sei settimane del 2016, l’high yield ha offerto buoni rendimenti agli investitori che hanno deciso di mantenere la rotta. Pur considerando la forte ripresa rispetto ai minimi segnati l’11 febbraio, riteniamo che nei prossimi mesi il mercato dei titoli ad alto rendimento continuerà a rimbalzare da una situazione di ipervenduto ma non prevediamo un’imminente inversione delle condizioni di scarsa liquidità che hanno caratterizzato l’ultimo anno.
Nello scegliere tra i vari strumenti high yield, gli investitori dovranno considerare con molta attenzione il possibile impatto della bassa liquidità sui loro rendimenti - spiega Tim Dowling -. Nell’attuale contesto di bassi tassi di interesse, l’high yield si distingue come un’asset class in grado di offrire rendimenti potenzialmente interessanti. Anche dopo il forte rally dai minimi di metà febbraio, gli spread high yield sono solo leggermente inferiori rispetto ai livelli di fine anno e risultano storicamente elevati per un periodo non recessivo.
Naturalmente nel 2015 i rendimenti high yield hanno deluso le aspettative, soprattutto nell’area statunitense che risulta particolarmente sensibile all’andamento dell’energia e delle materie prime - spiega Tim Dowling -. A nostro parere gli spread elevati saranno più che sufficienti a compensare i prossimi default, che probabilmente si concentreranno nei settori energia e metallurgico-minerario dato il diffondersi degli effetti della flessione delle materie prime in tutto il mercato.
Analizzando più nel dettaglio i rendimenti del 2015, osserviamo inoltre che gli investitori high yield esprimono una forte preferenza per posizioni sovrappesate su obbligazioni relativamente facili da negoziare in borsa - spiega Tim Dowling -. Le (Taiwan OTC: 8490.TWO - notizie) banche hanno drasticamente ridotto l’ammontare di capitale utilizzato per le attività di market-making e attualmente cercano di posizionare obbligazioni con elevati volumi di negoziazione. Analogamente, i gestori high yield hanno preferito detenere obbligazioni con caratteristiche che le rendono facilmente negoziabili, tra le quali ottima qualità creditizia, elevate dimensioni dell’emissione e società pubbliche rinomate.
Com’era prevedibile, le obbligazioni relativamente liquide sono diventate molto costose rispetto alle controparti meno liquide, che spesso hanno dimensioni inferiori, sono alquanto rischiose per il maggior grado di leverage oppure sono emesse da società private con scarsa trasparenza sui dati finanziari - spiega Tim Dowling -. I rendimenti di queste emissioni meno liquide sono talvolta più che doppi rispetto a quelli delle controparti più liquide. Sebbene le condizioni di liquidità difficilmente miglioreranno nell’immediato, riteniamo che sfruttare il premio di rendimento offerto da queste emissioni meno liquide nell’ambito di un approccio globale all’high yield sarà la strategia vincente. Un’attenta selezione dei titoli è essenziale nell’high yield e i titoli degli emittenti minori possono offrire un importante contributo al rendimento del portafoglio.
Quali opzioni hanno gli investitori per cogliere le opportunità offerte dal segmento meno liquido dell’high yield? Secondo NNIP, per un investitore che decida di acquistare direttamente obbligazioni ad alto rendimento la scelta di emissioni meno liquide può causare una certa volatilità dei rendimenti. Se si acquista direttamente, è meglio focalizzarsi su emittenti solidi e di maggiori dimensioni. Costruire un portafoglio diversificato è essenziale e i costi di negoziazione possono incidere sulla performance, in particolare per operazioni di minori dimensioni.
Secondo la nostra view, i fondi comuni di investimento si confermano il miglior veicolo per catturare gli spread interessanti offerti dalle obbligazioni high yield meno liquide - spiega Tim Dowling -. Nel (Londra: 0E4Q.L - notizie) valutare un fondo comune, l’investitore deve verificare che il benchmark di riferimento sia un indice del mercato generale. Il gestore del fondo dovrebbe essere inoltre focalizzato sulla ricerca creditizia e avere le competenze per sfruttare le situazioni di mispricing tra questi emittenti più piccoli e meno liquidi.
D’altro canto, il fondo comune non deve puntare esclusivamente al rendimento derivante dalle emissioni meno liquide: considerate le possibili richieste di rimborso, il gestore dovrebbe tenere sempre sott’occhio la liquidità e assumere solo un modesto sovrappeso sui titoli con rating CCC, in quanto le emissioni BB e B si possono vendere più facilmente quando i mercati scendono.
Se il rally del mercato proseguirà, le obbligazioni meno liquide potranno generare una performance superiore rispetto alle controparti più liquide - spiega Tim Dowling -. Ma a un certo punto questa opportunità non offrirà più una combinazione di carry più elevato e guadagni di capitale, bensì solo un carry più elevato. Riteniamo che il mercato abbia ancora molto spazio per crescere prima che questo accada.
Autore: Pierpaolo Molinengo Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online

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