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mercoledì 13 aprile 2016

Allarme di Fitch e Fmi sulle banche italiane

Il Global financial stability report (Gfsr) di primavera del Fondo Monetario Internazionale lancia l’allarme sulle banche italiane: troppe le sofferenze ormai arrivate all’11,2% degli impieghi, quasi il doppio della media del resto d’Europa con un terzo delle sofferenze presenti tra i confini del Bel paese su un totale di 900 miliardi per l’intero Vecchio Continente. Il che in un panorama di tassi bassi, se non negativi, risulta essere un peso ulteriore che probabilmente gli istituti non sono in grado di reggere.
Ok per Atlante
Positivo invece il giudizio su Atlante, lo strumento elaborato dal governo con una dote di circa 6 miliardi per gestire i crediti in sofferenza e favorire le ricapitalizzazioni anche se si tratta di un passo piccolo, per quanto positivo e verso la strada giusta, come affermato da Josè Vinals, il responsabile del Dipartimento dei Capitali del Fmi il quale sottolinea anche il percorso, virtuoso, fatto dalle banche italiane. Il pericolo dei Npl, però, non è una spada di Damocle che si trova solo ed esclusivamente al di sopra delle teste degli istituti nostrani, anche altre nazioni all'interno dei confini dell'Unione in particolare Portogallo, Spagna e Grecia, la cui posizione è stata ulteriormente appesantita dalla tempesta che si è verificata all'inizio dell'anno sui mercati azionari e che, sempre a detta dei vertici Fmi, ha ampliato la voragine tra Europa e Usa a vantaggio delle banche d'oltreoceano. Una tempesta che trova la causa nel calo continuato e apparentemente inarrestabile delle commodity, nell'aumento dei rischi geopolitici e nella potenziale debolezza della politica, a tutti i livelli, di contrastarli.
Per la strategia da adottare è impossibile non guardare a un orizzonte ampio che abbracci i problemi strutturali comuni sia a livello nazionale che internazionale anche perché la soluzione del problema richiederà tempo oltre che riforme da prendere insieme e senza le quali proprio le banche (il report stima siano il 15%) avranno serie difficoltà a raggiungere un adeguato livello di redditività tale da rispondere agli standard richiesti dalle autorità di vigilanza.
Allarme di Fitch
Anche da Fitch sembra ci siano preoccupazioni per gli istituti italiani, in particolare per Intesa Sanpaolo (Amsterdam: IO6.AS - notizie) , Unicredit (EUREX: DE000A163206.EX - notizie) e altre banche medio-grandi a loro volta impegnate in investimenti che penalizzerebbero i loro conti: troppi gli impegni a cui sono chiamate per riuscire a garantire stabilità, non ultimo quello di ottobre per definire il salvataggio delle 4 banche regional alle quali parteciperanno con 900 milioni  ciascuna. A tutto discapito dei rispettivi rating che per Intesa, UniCredit e Ubi Banca (Amsterdam: UF8.AS -notizie) attualmente si attestano sul livello BBB. 


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