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mercoledì 30 marzo 2016

Yellen colomba pasquale

Ieri i mercati europei hanno tentato di rialzare la testa dopo le feste pasquali, con una buona apertura in deciso rialzo. Ma subito si sono accorti che non era proprio il caso di essere ottimisti, dato che il petrolio mostrava di non aver ancora finito la correzione, arretrando progressivamente e tornando nel corso della giornata anche a toccare i 38 dollari al barile.
La mattinata dell’azionario ha perciò riservato una profonda disillusione, con gli indici europei nuovamente ad assaggiare il segno meno e proseguire il calo che giovedì scorso, nell’ultima giornata che ha preceduto il lungo ponte pasquale, era stato già piuttosto significativo.
Poi il pomeriggio è trascorso in laterale, ma col segno meno, in attesa che da Wall Street, che ha aperto nuovamente alle 15,30 italiane, grazie al riallineamento delle ore legali, dettasse la direzione.
L’indice americano SP500 ha aperto in ribasso e non ha mostrato alcuna vivacità fino alla chiusura dei mercati europei, che, con un colpo di reni finale, sono riusciti a terminare in sostanziale parità la giornata, dando la stessa impressione che nel calcio fornisce una squadra che subisce il dominio avversario per tutta la partita ma riesce a pareggiare a tempo scaduto con l’unico tiro fatto in porta.
Ma, appena terminata la partita quotidiana delle borse europee, a Wall Street è scesa in campo la bomber Yellen, che in una conferenza al Club Economico di New York, ha ancora una volta fatto esultare la platea dei trader di Wall Street con una retorica generosamente accomodante, che avrà certamente fatto morire d’invidia quel Draghi che fino a poco tempo fa era la gola profonda più osannata nel mondo finanziario.
Yellen, come una colomba pasquale, ha volteggiato sulla platea argomentando dottamente sull’opportunità di non aver alcuna fretta ad alzare i tassi, dato che le incertezze sulla crescita sono ancora tra noi, la Cina è ancora pericolosa, l’inflazione è ancora bassa e via dicendo, sfoderando tutti gli argomenti varie volte utilizzati da Draghi per stimolare senza troppi risultati i mercati europei.
Ed ha immediatamente ricevuto il trionfo da un indice USA che è partito al rialzo senza indecisioni, trainato dai titoli tecnologici, sull’aspettativa che ad aprile, contrariamente a quel che hanno affermato i falchi prima di Pasqua, di alzare i tassi non se ne parlerà proprio.
Subito il contagio positivo si è trasferito sul dollaro, che si è immediatamente indebolito e persino sul petrolio, che, grazie proprio al calo del dollaro, ha potuto rialzare un pochino la testa allontanandosi dall’area 38 dollari, che a questo punto sembra in grado di diventare buon supporto.
E, dato che dollaro debole significa gaudio per gli emergenti, oggi dovremmo assistere alla ripresa del movimento rialzista anche per queste aree.
La chiusura di SP500 è stata a 2.056, violando i 2.050 punti per la prima volta in chiusura di seduta.
Il segnale (Ross Hook) di continuazione rialzista dovrebbe consentire sicuramente l’attacco oggi alla trendline ribassista che passa a quota 2.062 e, in caso di superamento senza esitazioni, magari puntare all’obiettivo finale del movimento, che vedo a quota 2.080.
Se l’Europa non troverà al suo interno ragioni per macerarsi ulteriormente nell’autolesionismo, dovremmo assistere anche al recupero dei mercati europei, salvati sull’orlo del baratro per meriti altrui.

Autore: Pierluigi Gerbino Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online

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