-
.....................

PER MANTENERTI SEMPRE IN CONTATTO CON LATOOSCURO-TRADING.COM TWITT

giovedì 17 marzo 2016

Torna la minaccia della Grecia ma stavolta non per i debiti


Un miliardo di euro l’anno il costo per la Grecia della crisi dei profughi. Dall’Europa riceverà solo 750 milioni di euro. In tre anni. E per di più da dividere con l’Italia, l’altra grande osservata speciale perchè al centro (in tutti i sensi) delle rotte dei disperati.

L'Europa e la Grecia

Praticamente un gioco a perdere per la Grecia, un gioco che si rivela difficile anche da gestire in casa propria. Il motivo è semplice: oltre alla catastrofe umanitaria che Atene deve risolvere in casa sua si associa quella esterna, il tutto mentre non solo gli stati dell’Unione si rifiutano di concedere altri finanziamenti oltre quelli già dati (molti dei quali ancora da restituire) ma il governo ellenico è costretto a tagli disperati su stipendi (compresi quelli di chi si occupa di accogliere i flussi migratori e la sicurezza nazionale) e sulle infrastrutture (comprese quelle che accolgono i 50mila profughi, 4 mila solo nella zona del Pireo) .

Le stesse che dovranno garantire non solo vitto e alloggio ma anche cure sanitarie per un lasso di tempo che Atene ha calcolato intorno ai due anni, ovvero il tempo minimo per riuscire a trovare un accordo di massima, facendo accettare alle altre nazioni le quote di profughi che, secondo i piani stabiliti, avrebbero dovuto accogliere e che finora hanno rifiutato.

Una mega tendopoli

Non solo: le proiezioni dei costi dell’emergenza erano state fatte, per la Grecia, considerando la penisola ellenica come una tappa del viaggio mentre adesso, in barba alla libera circolazione, Albania e Macedonia hanno chiuso le frontiere.

Lo stesso che potrebbe fare l’Europa con l’uso dell’esercito qualora la Grecia non riuscisse a presentare un piano credibile per la gestione dei profughi, piano che, tra le altre cose, dovrà illustrare anche tutti i particolari tecnici delle procedure di identificazione. La Germania, infatti, forte dell’appoggio di gran parte dei paesi del Nord Europa, aveva accusato Atene di non filtrare adeguatamente la marea di profughi che attraversava i suoi confini.
Per questo motivo dall’Unione e in particolar modo dall’Austria, si sono levate voci di protesta e alcune proposte per la chiusura dei confini con la Grecia e, nel caso più estremo, anche con l’Italia, qualora i profughi decidessero di percorrere rotte alternative.   

Anche il turismo è KO

Il tutto mentre la Turchia, nazione esterna all’Unione, riesce a mercanteggiare con l’Europa e a strappare oltre 3 miliardi di finanziamenti straordinari per contenere l’ondata della popolazione di immigrati che spinge ai suoi confini.
Come se ciò non bastasse l’unica risorsa rimasta intatta per la Grecia, e cioè il turismo, sta registrando numerose disdette delle prenotazioni fatte per questa estate quasi alle porte: numeri alla mano si calcola un crollo del 60%.  Nel caso dovesse venir meno questa fonte di reddito, l’intera economia della Greca ne risentirebbe e le già pallide possibilità di ripagare l’immenso debito sarebbero azzerate.

Unica soluzione per il governo di Alexis Tsipras, già in difficoltà col taglio delle pensioni, la disoccupazione al 24% e le altre drastiche riforme volute dall’Europa, sarebbe sperare nella ristrutturazione del debito. Ma la situazione è disperata: se le riforme non partono l’Europa non stanzierà altri soldi e la Grexit sarà una realtà.
Ma questa volta con oltre 50mila profughi di fatto in Europa. 


Fonte: News Trend Online

Nessun commento:

Posta un commento