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lunedì 21 marzo 2016

Tassi negativi: le (temibili) conseguenze per chi ha un conto


Chiunque pensi che le scelte fatte dalla maggior parte delle banche centrali riguardi solo ed esclusivamente le strategie operative degli istituti di credito si sbaglia di grosso.

Una crisi lunga 10 anni, o quasi. 

La crisi non demorde anche alla soglia del suo 10imo anniversario.
Sì, perché le basi della crisi si trovano in quell'ormai lontano 2007 davanti al quale in pochisi resero conto di quanto stava accadendo e di quanto sarebbe accaduto poi. Infatti a causa della violenza con la quale si è manifestata, questa che stiamo vivendo, nella spasmodica ricerca di punti di contatto è stata più volte paragonata alla crisi storica del 1929, un paragone che ha lo scopo di riuscire ad identificare tratti comuni in modo da renderne più agevole la gestione.

Peccato che quanto accaduto nel secolo scorso avesse ben poco a che fare con quanto stiamo da tempo vedendo noi. Non solo, ma oltre all'andamento (quella del '29 fu una crisi che scoppiò improvvisa e che richiese circa 4-5 anni per riprendersi) tra il 1929 e il 2017 ci sono anche altre cose che cambiano; oggi dobbiamo sottolineare che, dopo quasi 10 anni, difficilmente possiamo vedere un punto di svolta.
Infatti i vari, in realtà numerosi, segnali di ripresa che si sono manifestati nel tempo sono stati puntualmente smentiti da altrettanti crolli, da una seconda recessione e, notizia di questi giorni, dai timori di una possibile terza.

Conseguenze e credibilità

Per questo motivo le banche centrali, unica arma rimasta, nella speranza di poter smuovere le acque, se non addirittura nel tentativo disperato di riconquistare una fiducia che alcuni considerano ormai persa, stanno tentando sempre più spesso la strada dei tassi negativi.

Una scelta estrema come estrema è anche la situazione di un'inflazione inferiore ai vari target che girano intorno al 2% e alla crescita globale stagnante nonostante da ormai due anni 5 banche centrali (Danimarca, Svezia, Europa e Giappone) abbiano dato il via alla politica dei tassi negativi.
Con scosse in primis sui mercati valutari ma con conseguenze che presto arriveranno anche ai correntisti a causa del pericolo che si manifesta sulle banche e cioè quello del calo dei margini.A porsi il problema sono gli analisti di Axa Investment Managers, secondo cui se in un primo momento l'onda d'urto verrà assorbita dagli istituti stessi i quali metteranno a rischio la propria redditività dall'altra i privati, e in special modo le PMI dovranno pagare lo scotto di un rallentamento del credito e dell'erogazione: il rischio, considerando la situazione, sarà un lusso che le banche non si potranno più permettere.

I rischi per chi ha un conto

Non è da escludere, secondo il report di Axa Investment Managers che si verifichi un aumento della tassazione sui depositi con possibile corsa agli sportelli da parte dei correntisti spaventati anche da un altro elemento all'orizzonte: la guerra al contante.

Inoltre, guardando al fattore inflazione, sarà necessaria una svalutazione corposa dal momento che più l'inflazione è immobile più è difficile riuscire a risvegliarla così come di basilare importanza sarà per le banche centrali non solo ottenere risultati ma anche ottenerli subito.
Il motivo è semplice: ormai sono gli unici attori in scena e da loro dipende sempre pià spesso il destino della politica finanziaria, ormai sempre più sola e non supportata, come spesso Draghi ha sottolineato, dall'azione delle forze istituzionali. Ma lo spazio che separa la svalutazione competitiva dalla guerra valutaria, con annesse politiche protezionistiche, è sottilissimo.



Fonte: News Trend Online

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