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mercoledì 23 marzo 2016

Sterlina sotto stress. E potrebbe non essere finita qui


Il mercato valutario è il più liquido al mondo m anche quello relativamente più stabile, intendendo con questo termine un range di oscillazione relativamente minimo.

Il mondo delle valute

Per questo le cifre assumono in questo frangente un significato diverso, spesso ampliato rispetto alle altre realtà ed è perciò che il calo dell’1% della sterlina in una sola seduta ha avuto un’eco particolarmente forte.

Così come il calo registrato da novembre. Il motivo è presto detto: Brexit, cioè il referendum che il 23 giugno, esattamente tra tre mesi, deciderà se la Gran Bretagna resterà o meno all’interno dell’Unione. Un’eventualità che se prima era vista come un fatto al limite del folcloristico, soprattutto sui mercati finanziari che mai avrebbero potuto pensare a un’Europa senza Londra, da qualche tempo sta diventando un’opzione sempre più reale, in particolar modo dopo gli attacchi terroristici di ieri che hanno fatto aumentare la paura.

Ovunque.
Il flusso degli immigrati, in aumento, spesso incontrollato o comunque non ben gestito all’origine, cioè nelle zone di approdo, è un elemento che potrebbe creare destabilizzazione a livello sociale facendo aumentare le tensioni, ancora di più se si pensa che l’ultima legge di bilancio proposta dal governo aveva, tra le proposte, quella di un taglio ai finanziamenti per i disabili: fuori dall’Europa Londra si assicurerebbe, in teoria, un rifugio se non altro politico, per dire no alla quota di migranti.

 

I numeri

Guardando invece ai numeri, quelli dei vari cross, l’euro cede -0,30% arrivando a toccare 1,1183 sul dollaro il quale, a sua volta, sale nei confronti dello yen, ora poco sotto  113. Per quanto riguarda invece la sterlina si deve registrare un ulteriore calo dello 0,30%, a $1,4166.
Ma cosa comporterebbe una uscita di scena di Londra? Sull’evento sono stati scritti i proverbiali fiumi di inchiostro, soprattutto visto il parallelismo, con le ovvie, dovute eccezioni, con la Grecia.

Prima e più ovvia quella che vede Londra voler uscire, volontariamente, per avere maggiori vantaggi economici mentre la Grecia, uscirebbe, costretta, e suo malgrado. Entrambe le ipotesi, comunque, sarebbero un precedente che farebbe scuola per il futuro. 

Le analisi 

Tra le analisi delle varie case d’affari arriva quella di WisdomTree Europe "Brexit” o “Britin” in cui si suggeriscono le due strategie di investimento da adottare nell’una o nell’altra ipotesi ovvero di Britin (seguito da un forte clima di fiducia non solo sui mercati in generale ma anche sul sistema europeo uscito ancora unito, seppur nella sola forma, da un’altra tempesta.

In questo scenario, particolarmente risk-on, secondo il report sarà preferibile puntare a investimenti con forte previsioni di crescita e una forte qualità) o di Brexit (con una forte fragilità sul sistema europa così come anche su Londra, dato lo scenario nuovo e incerto, scenario che metterà sotto pressione sia l’euro che la sterlina.
Per questo nel Regno Unito sarà meglio preferire una strategia basata sui dividendi); una cosa è certa, tutto sarà anticipato da un’atmosfera di forte volatilità sui mercati che richiederà, secondo il report, sempre, una strategia caratterizzata da un orientamento difensivo con preferenza nei famosi beni rifugio e asset più solidi.

Chi invece volesse avere uno spettro di quanto, economicamente e sul piano sociale potrebbe avvenire in caso di Brexit può dare uno sguardo all’analisi di  PricewaterhouseCoopers: in questo caso la Gran Bretagna pagherebbe oltre 100 miliardi di sterline di minore output e quasi un milione di posti di lavoroin meno, parallelamente a un calo del Pil del 5% in meno di 4 anni.
E la sterlina? In questo caso sono Goldman Sachs e Citibank a parlare e a decretare una perdita per la moneta di Sua Maestà fino al 20%.
Fonte: News Trend Online

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