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lunedì 7 marzo 2016

Scenari, attese e timori dei mercati nella settimana della Bce


Inizia la settimana della Bce, quella in cui il numero uno, Mario Draghi dovrà riuscire a stupire nuovamente tutti con una riedizione del famoso “whatever it takes”, una frase, e più in generale una strategia, che potrebbe non avere più la forza di 4 anni fa quando in anteprima il governatore offriva il suo approccio da falco per riuscire a salvare l'euro (ma non l'europa) dalla più grave crisi degli ultimi tempi.

Mario, che la forza sia con te!

Allora ci riuscì ma diede anche il via ad una lunga serie di iniziative che oggi, inflazionate, non hanno più il sapore rassicurante di prima.

Anzi, per essere precisi, proprio il Quantitative Easing della Bce è quello dal quale ci si attendeva (e ancora ci si attenderebbe) di più rispetto all'ormai consolidato processo avviato anni fa dalla Fed e a quello ben più ampio ma anche più incerto della Bank of Japan, anch'esso ormai al suo triennio di vita.
Il piano varato dalla Bce è sotto la lente di ingrandimento degli esperti i quali, ad un anno dal suo varo ufficiale, continua a deludere sul fronte dell'inflazione e Draghi, per quanto ammetta che il panorama internazionale è peggiorato in maniera repentina, i rischi siano aumentati verticalmente e gli imprevisti si siano verificati in maniera particolarmente incisiva, deve adesso trovare la quadratura del cerchio dopo la delusione di dicembre quando rinviò tutto a marzo; una scelta che oggi può essere interpretata come una sorta di tacita volontà nel crearsi un margine di manovra in un panorama che già da allora si intuiva in peggioramento.

Ma in cosa consisterebbe questo margine?

Fondamentalmente le opzioni si riducono a due: tassi di deposito in negativo (a tutto discapito del settore bancario già immerso nella tempesta dall'inizio dell'anno) e un estensione del Quantitative Easing, estensione che si potrà realizzare sia sul fronte scadenze, portandolo a superare il marzo del 2017 data limite attuale, sia nella quantità di liquidità immessa nel circuito finanziario che oscillerebbe tra i 70 e gli 80 miliardi di euro dagli attuali 60, così come anche nella tipologia di asset acquistati con l'entrata in scena dei corporate bond oppure delle obbligazioni di banche e assicurazioni, il che permetterebbe un rasserenamento nel settore il quale, dopo 365 giorni di avvio del QE vede una perdita poco inferiore a un terzo.

Tante aspettative, forse troppe, visto che in caso di delusione è bene prepararsi a una nuova ondata di volatilità e soprattutto a una perdita di fiducia verso i paesi periferici, fiducia che finora è stata creata ad hoc proprio dalla presenza forse troppo interventista, secondo la Germania, della Bce; le accuse di aiuti alle banche se non addirittura agli stati sono dietro l'angolo, ancora di più se tra le iniziative svelate il 10 marzo da Draghi dovessero esserci gli acquisti di tranche senior delle cartolarizzazioni bancarie.

Tassi di deposito negativi

C'è poi il problema dei tassi di deposito negativi: la redditività delle banche in questi ultimi tempi non è aumentata in proporzione alla liquidità immessa a loro favore, il che peggiorerebbe con l'entrata in scena di un -0,4% sui depositi parcheggiati a Francoforte; per evitare il peggio, però, si potrebbe lavorare su un compromesso e cioè quello di creare una sorta di limite che divida i capitali soggetti all'imposta da quelli non soggetti.

Insomma una conferenza stampa, quella del 10 marzo, ricchissima non solo di attese ma anche di comunicazioni e particolari tecnici


Fonte: News Trend Online

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