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lunedì 14 marzo 2016

Rischio vertigini per S&P500

Immaginiamo di avere a disposizione la leggendaria DeLorean del film “Ritorno al Futuro” e poter configurare il flusso catalizzatore in modo da ritornare al 10 marzo 2009, lasciando a casa monete e banconote. Ci ritroveremmo catapultati nel bel mezzo della più grande crisi finanziaria dal Dopoguerra, appena dopo la scomparsa di mostri sacri come Lehman Brothers o Bear Sterns, con il governo americano impegnato nei piani di salvataggio bancari e in programmi di sostegno al settore automobilistico.

Allora, i principali guru finanziari mettevano in allarme gli investitori sostenendo che il peggio sarebbe dovuto ancora arrivare. Eppure proprio il 9 marzo 2009 iniziò la fase Toro dei mercati finanziari che è ancora in corso sette anni dopo, uno dei rally azionari più lunghi della storia. Il seguente grafico mostra il grafico dello S&P 500, che ha guadagnato più di 1.200 punti sulla spinta anche di tre ondate di QE implementate dalla Federal Reserve.



Fonte: Piattaforma NextGeneration di CMC Markets; Marzo 2016


Proprio in questi giorni gli esperti si stanno interrogando sull’eventualità di un esaurimento di questo movimento, visto che le prospettive di crescita economica si stanno deteriorando a livello globale. Negli Stati Uniti al momento i dati sono confortanti, il tasso di disoccupazione è al 4.9% (vedi sotto) e venerdì 4 marzo il report relativo ai non-farm payroll è stato positivo almeno dal punto di vista quantitativo con 242 mila nuovi posti di lavoro creati nel mese di febbraio, anche se l’aumento dei salari ha disatteso le aspettative.

Al momento la Federal Reserve ha sotterrato l’ascia di guerra e sembra improbabile che si arrivi ad un aumento dei tassi prima della fine dell’anno, anche per non interferire in alcun modo con le elezioni presidenziali. Ci sono tuttavia alcune preoccupazioni legate all’esposizione del settore bancario nei confronti dei produttori di petrolio non convenzionali che sono stati messi sotto pressione dal calo nel prezzo del greggio. Anche dal grafico settimanale è evidente la frenata subita dallo S&P 500 che ha azzerato i guadagni realizzati nel 2015.



Fonte: Piattaforma NextGeneration di CMC Markets; Marzo 2016


Dopo i massimi storici toccati nella prima metà del 2015 lo S&P ha avuto una dinamica molto simile a quella di altri indici internazionali, con una profonda correzione all’inizio di agosto a seguito delle crescenti preoccupazioni relative alla Cina che hanno consigliato alla Fed di posticipare l’aumento dei tassi d’interesse, poi materializzatosi nel mese di dicembre. Da evidenziare come già nella prima metà del 2015 si era andato riducendo lo slancio rialzista, molto più accentuato in quella fase per gli indici europei che godevano dell’implementazione del QE. Molto interessante vedere quanto siano state significative le divergenze in occasione dei rimbalzi di ottobre 2015 e febbraio 2016.


Fonte: Piattaforma NextGeneration di CMC Markets; Marzo 2016


In questo momento l’indice è in prossimità di un’importante area di resistenza molto vicina alla soglia dei 2.000 punti e sta cercando un attacco alla media mobile a 200 periodi. Il momento è cruciale e queste due settimane con le riunione di BCE, BOJ e Fed saranno decisive. Nel frattempo Draghi ha preso le sue decisioni e la palla passa ora a Kuroda e Yellen. Riusciranno i banchieri centrali centrali a scongiurare la crisi del settimo anno?

A cura di Giorgio Benetti, Analista di CMC Markets
www.cmcmarkets.it/market-analysis
 
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