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lunedì 21 marzo 2016

Questione bancaria: il momento è delicato. Perchè?


Banco Popolare e Banca Popolare Milano saranno, si spera, le apripista di una serie di fusioni che avranno il compito di creare 4 o 5 grandi poli nel settore del credito italiano ma anche di razionalizzare il quadro sempre più polverizzato delle medie e delle piccole realtà.

L'ancora che la Bce getta all'Italia

Intanto, allargando la visuale alle possibili soluzioni alternative cui le banche potranno avere accesso, il primo pensiero va ancora alla Bce e alla sua politica di stimolo dell’economia e del credito in generale.

Secondo quanto dichiarato da Credit Suisse la scelta di Draghi giocare nuovamente la carta delle Tltro (4 per la precisione) calibrate alle esigenze dell’economia reale, potrà rivelarsi molto utile proprio alle banche italiane. La perdita di fiducia derivata dal fatto che strumenti come i bond direttamente legati alle banche, potrebbero essere aggredibili in caso di bail in, ha costretto gli istituti a trovare nuovi strumenti per poter ridare lustro (e profitto)alle proprie attività.

In particolare nell’ultimo trimestre dello scorso anno Mps ha dovuto oltretutto sottostare a un deflusso dei fondi pari all’1%, in parallelo a un aumento del costo dei covered bond i quali, per la banca senese, hanno raggiunto spread di 440 pb. In suo soccorso arriveranno perciò molto gradite le Tltro della Bce le quali, sempre secondo le proiezioni di Credit Suisse, copriranno una fetta della raccolta di Mps pari anche al 10%.
 

La rivoluzione delle Popolari

Guardando invece al fronte delle Popolari e quindi anche alle varie e auspicate riforme, è bene specificare che a prescindere dai paletti imposti dalla Bce, la rivoluzione è il fulcro della politica finanziaria del governo Renzi il quale, in piena propaganda (anche se sarebbe giusto dire in perenne propaganda) guarda ai possibili risultati da sbandierare sia al popolo italiano che alle varie commissioni europee.

Ma la fusione sarà importante anche per altri motivi. Prima di tutto perchè l’alternativa sarebbe una perdita di credibilità per l’intero settore, già a rischio, con conseguente nuovo crollo in borsa, un crollo che dall’inizio dell’anno ha fatto perdere in media tra il 30% e il 40% all’intero settore.
In secondo luogo perchè il fallimento dei colloqui, proprio in quanto apripista, sarebbe un passo falso decisivo per le altre che, in teoria, dovrebbero arrivare: un imprinting negativo sarebbe un pessimo biglietto da visita anche in vista della soluzione di un’altra spinosa questione, quella di Mps e della sua fusione con un partner che non solo dovrà essere particolarmente credibile vista la delicata situazione della banca senese, ma anche disposto ad accollarsi i vari problemi che l’istituto di credito più antico del mondo porta in dote. 
Anche in virtù di tutto questo si spiega il perchè della lettera del ministro dell’economia Pier Carlo Padoan, lettera che ha avuto lo scopo di rassicurare sull’appoggio del governo ma anche di accelerare la trattativa proprio quando le trattative, peraltro portate avanti da troppo tempo, rischiavano di naufragare: ecco allora la carta delle dismissioni per riuscire ad evitare la capitalizzazione (Bce permettendo).     
Fonte: News Trend Online

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