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lunedì 21 marzo 2016

Niente azioni, per JP Morgan l'asset vincente è un altro


Il 2016 è l'anno delle sorprese? Una cosa è certa: questo primo scorcio dell'anno ha lasciato molti più interrogativi di quanto, inizialmente, si credeva potesse risolvere.

I mercati cambiano idea

La crescita mondiale, data per certa, si è rivelata molto più difficile da stimolare mentre l'insieme delle banche centrali sta tentando di trovare una strada, seppur provvisoria, puntando sui tassi negativi.
In tutto questo il parametro delle materie prime e su tutte il petrolio, si sta dimostrando palesemente inaffidabile: se da una parte, infatti, arriva il rialzo delle quotazioni, tanto da far pensare ad alcuni trader dall'altra parte dell'Oceano che sarebbe il caso di iniziare a pensare di salire a bordo per un viaggio definito interessante, dall'altra resta una situazione dei fondamentali che contraddice nettamente quanto invece sta accadendo sui mercati; in questo caso si guardano le scorte Usa continuare ad aumentare mentre la contrazione della produzione, sebbene reale, non è tale da pregiudicare quanto si trova adesso stoccato nei depositi.

L'avversione al rischio aumenta e con essa la volontà di ritagliarsi un pezzettino di quella sicurezza che l'oro ancora ha la possibilità di incarnare.

Ma per quanto tempo?

Prima di tutto è bene chiarire che la situazione nel suo complesso è intricata: la corsa dell'oro, di per sé notevole dall'inizio dell'anno, potrebbe essere pregiudicata dalla politica della Fed la quale, finora prudente con i tassi, a giugno o per meglio dire dalla seconda metà dell'anno, potrebbe cambiare direzione o rendere più manifesta questa sua intenzione.

Tra gli altri fattori da valutare c'è poi anche quello della paura: l'avversione al rischio è aumentata e questo potrebbe essere un elemento determinante per buttarsi sul metallo giallo a prescindere dal motivo o dalle conseguenze. Diverso il discorso qualora le operazioni di acquisto che hanno determinato il recente rally del metallo giallo fossero state determinate, come sembra, da una volontà razionale e programmata in virtù di un sentiment riguardante la situazione generale non certo promettente.

La view di JP Morgan

Una voce a favore dell'oro si alza da parte di JP Morgan e nello specifico per bocca di Marko Kolanovic Global Head of Quantitative and Derivatives Research della banca statunitense.

Stando alle sue previsioni il mercato azionario potrebbe incontrare più difficoltà del previsto e la forza di un eventuale rally essere messa a dura prova. Troppo per poter ancora essere un'interessante occasione d'acquisto: per questo motivo invece che sul mercato dell'equity gli investitori potrebbero riuscire a fare meglio guardando all'oro.
Come da lui dichiarato
“La politica orientativamente dovish della Federal Reserve dovrebbe esercitare una certa pressione al ribasso sul dollaro e, quindi, dovrebbe essere di supporto per le quotazioni dell'oro”

Ma Kolanovic va anche oltre: a mettere pressione sul dollaro potrebbe essere anche la prospettiva di una vittoria di Donald Trump alle elezioni di novembre: con lui alla Casa Bianca prenderebbero vita le varie iniziative protezioniste contro le merci in arrivo dalla Cina. 

Alla base del rally

Cosa ha spinto la corsa dell'oro il quale dall'inizio dell'anno e fino ai primi di marzo registrava un attivo di quasi il 20% superando la fatidica soglia dei 1.200 dollari e arrivando a registrare anche 1.266?
Come detto la debolezza in parallelo del biglietto verde che ha perso l'1,6% contro le altre monete ha senza dubbio dato una mano alla ripresa delle quotazioni del metallo prezioso così come anche la pausa che la Fed potrebbe prendersi in questi futuri mesi prima di ricominciare il suo processo di normalizzazione del costo del denaro.

Proprio questo è il punto dolente: sappiamo che l'oro non stacca cedole a differenza dei bond direttamente investiti dal rialzo dei tassi, inoltre la deflazione, o bassa inflazione nel migliore dei casi, presente in Giappone, Regno Unito, Svizzera, Svezia, frena l'entusiasmo così come anche la depressione sui prezzi delle materie prime.
In altre parole l'oro si trova al centro di forze sia centrifughe che centripete: i punti di forza sarebbero l'anemica crescita globale, le tensioni sui mercati, i tassi azzerati (se non addirittura negativi) che resteranno, a quanto pare, ancora a lungo, dall'altra invece si teme per un'inflazione che non solo non c'è ma che resta latitante nonostante le varie (e notevoli) misure prese dalle banche centrali e le prospettive di una volontà di normalizzazione che, bene o male, è sulla via del ritorno negli Usa.

 

Fonte: News Trend Online

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