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mercoledì 9 marzo 2016

“Nessuna recessione globale”


Il 2016 è iniziato sotto il segno della volatilità per i mercati finanziari e di certo le fonti di incertezza sono tutt’ora numerose: dalla Cina al petrolio, dalla ripresa degli Stati Uniti alle difficoltà delle banche europee. Ma una recessione globale resta improbabile: basta guardare ai numeri del Pil per rendersi conto che la situazione attuale è molto diversa da quella del 2008 e che la soglia della crisi è ancora lontana. Ne è convinto Gero Jung, chief economist di Mirabaud AM, che ha illustrato la sua view di mercato nel corso di un incontro a Milano organizzato in occasione del primo anno di attività del grupo ginevrino in Italia.

Dott. Jung, come mai ritiene improbabile uno scenario di recessione globale nel prossimo futuro?

Naturalmente ci sono dei Paesi in difficoltà – come per esempio il Brasile e il Sudafrica – ma allo stesso modo ci sono regioni in forte crescita, come l’India, ma anche la Cina, su cui siamo molto positivi: complessivamente io non credo che il rischio di una recessione globale sia una minaccia reale in questo momento: i dati macro, come ad esempio gli indici PMI sulla produzione, mostrano che l’economia non è in una fase così critica. In particolare non prevediamo né una nuova crisi bancaria in Europa né una contrazione negli Stati Uniti, dove l’economia sta decelerando, ma i consumi sono ancora solidi e la Fed ha previsto una crescita del Pil del 2%. 

Cosa ci può dire in particolare della Cina?

In Cina l’attività economica si sta stabilizzando ed escludiamo l’ipotesi di un “hard landing”: sul fronte del mercato immobiliare la situazione è in via di stabilizzazione e la temuta “bolla” non si sta verificando, mentre il settore del credito non sta crollando e il comercio ha mostrato segnali di miglioramento a dicembre. Inoltre non va dimenticato che il debito corporate della Cina - pari al 200% del Pil -  è detenuto in grandissima parte dagli investitori cinesi, per cui il Governo ha le “mani libere” per aiutare i settori in difficoltà (a differenza di quanto accade in Italia o negli Stati Uniti). E le istituzioni politiche si stanno muovendo per mantenere le promesse fatte agli elettori. Quindi certo, i rischi ci sono, ma non mi sentirei di dire che il Paese sia sull’orlo di una crisi significativa.

Un altro fattore che spaventa i mercati è la caduta del prezzo del petrolio...

Anche su questo fronte credo che e preoccupazioni siano esagerate: a nostro modo di vedere, l’eccesso di offerta di petrolio impedirà di certo un rialzo marcato dei prezzi, ma crediamo che si andrà verso una stabilizzazione delle quotazioni dell’oro nero. Ma ci sono altri due punti da tenere a mente nell’analizzare le prospettive dei mercati nel 2016: da un lato, la correlazione tra le asset class, che è diventata molto elevata; dall’altro, la liquidità che, malgrado le politiche monetarie accomodanti delle banche centrali, è attualmente relativamente bassa.

 Come muoversi quindi a livello di investimenti in un contesto così articolato?

In questa fase, siamo neutrali sull’equity globale, ma molti fattori ci portano a sovrappesare l’azionario dell’Eurozona, dove le valutazioni sono più economiche rispetto per esempio agli Stati Uniti, su cui restiamo più prudenti. Certamente anche la politica accomodante della Bce e l’euro meno forte aiutano il Vecchio Continente: probabilmente sulla moneta unica continuerà a esserci una pressione ribassista. Inoltre riteniamo che anche il settore del credito europeo possa supportare la crescita, nonostante i recenti timori: con la divergenza tra fgli spread di Paesi core e periferici che si sta gradualmente assottigliando. In uno scenario così complesso, continuiamo a credere nella validità di una gestione attiva, da sempre nel dna di Mirabaud AM


Sara Mortarini



Tratto da ITFORUM NEWS, clicca qui per leggere gli altri articoli:http://news.itforum.it/redazione/

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