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mercoledì 2 marzo 2016

Mutui: 7 rate saltate e la banca vi prende (e vi vende) la casa


Salvare i cittadini che con il potere d'acquisto e i consumi permettono all'economia di crescere e prosperare oppure salvare il sistema bancario che (in teoria) con gli investimenti e l'elargizione dei crediti permette all'economia di svilupparsi e creare valore nel tempo?

Le Banche e i loro problemi 

Il dilemma è molto delicato a maggior ragione se si pensa che la stortura più evidente dell'intero sistema sta forse proprio nelle banche le quali, nonostante attività giudicabili azzardate, non solo hanno ricevuto numerosi aiuti dalla banca centrale europea (ma anche quella statunitense non scherza) ma adesso si dimostrano particolarmente restie a riattivare quel circuito del credito che proprio le ultime azioni della Bce avevano lo scopo di promuovere.

Ma in una strategia a volte schizofrenica che da una parte concede finanziamenti agevolati (Ltro) alle banche e dall'altra le obbliga a dover (giustamente) rafforzare i propri livelli di capitalizzazione, dare finanziamenti all'economia reale e nello stesso tempo risolvere le sofferenze che proprio l'economia reale in crisi ha creato con finanziamenti non restituiti, arriva l'ultimo tassello del puzzle, il più criticato e criticabile.
Sul fronte mutui arriva la proposta di esproprio della casa qualora il proprietario dovesse saltare il pagamento di 7 rate del mutuo. Stando alla ormai onnipresente volontà europea, volontà che questa volta si occupa della trasparenza dei contratti stipulati da banche e clienti, chi contrae un mutuo e per una qualsivoglia motivazione non pagherà 7 rate del finanziamento si vedrà portar via la casa la quale sarà venduta direttamente in modo da permettere alla banca stessa di riavere immediatamente quanto dato senza passare dalla interminabile fila dell'iter amministrativo comprendente i tribunali, iter che in Italia arriva anche a 7 anni.

La novità è proprio in quest'ultimo punto e cioè la velocità con cui adesso le banche possono riscuotere quanto dovuto “fatto salvo l'obbligo di restituire al consumatore l'incasso extra ricavato”. Un particolare, quest'ultimo, non indifferente perché in caso di vendita immediata del bene, sostengono i favorevoli al provvedimento, si avrebbe un valore più alto sia per la banca che per il cliente che potrebbe sfruttare una differenza maggiore e quindi la possibilità di un recupero anche da parte sua.

Il valore delle parti

Ma è indubbio che nel gioco delle parti la banca abbia sempre e comunque una forza contrattuale ben più ampia e il fatto che il valore del bene in questione, valore dal quale dipenderà la cifra che banca e cliente alla fine si dovranno spartire nella speranza che al secondo rimanga qualcosa, sia stabilito da un terzo esterno scelto da entrambi (altra novità del provvedimento) potrebbe non essere una tutela utile per la parte debole del contratto.
Partito ovviamente immediato il dibattito anche perché la una decisione dello stesso tipo sarà trattata nell'ambito della legge di delegazione europea cosa che permetterebbe di passare dal Parlamento e non più solo dalla Commissione; in altre parole al Parlamento ci sarebbe qualche speranza in più di riuscire a bloccare il provvedimento o comunque di modificarlo anche se la volontà dell'Aula non è vincolante ma alla fine lo scopo è quello di costringere la banca a dover sottostare alla decisione (ma anche ai tempi burocratici) del giudice.

Non solo ma il prvvedimento che si intende approvare in Italia andrebbe anche al di là della richiesta dell'Unione dal momento che Roma ha introdotto anche l'elemento della retroattività.
Considerando tutti questi dubbi, quello che era nato come un provvedimento a tutela (anche) del privato si traduce in un aumento dei dubbi di chi era intenzionato a investire sul mattone aumentando anche le potenziali crisi del settore.


Fonte: News Trend Online

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