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mercoledì 30 marzo 2016

Mercato Usa? Per qualcuno una delusione per i prossimi 5 anni


Non stupitevi se nel giro di sei mesi sui mercati azionari si dovesse verificare un calo del 5 o anche del 10%. Questo l’avvertimento di El-Erian secondo cui, come sempre c’è da premettere in questi casi, per quanto non ci sia nessuna certezza che ciò accada, l’avviso riguarda però un comportamento più ampio e cioè quello di un aumento della volatilità.

La colpa

Complice le strategie delle banche centrali e la possibilità delle aziende di comprare le proprie azioni e sfruttare le varie fusioni, le azioni continuano a crescere senza un corrispettivo rafforzamento dei fondamentali.

Il che, in caso di crollo, amplificherebbe le conseguenze di una vera e propria disfatta. Un andamento volatile che è stato favorito anche dalle paure di una recessione made in Usa attualmente sparite anche se, ha specificato, i mercati devono ancora scontare l’incertezza in arrivo sul fronte politico con le elezioni presidenziali di novembre.
Ma c’è anche chi va oltre questa visione già di per sè negativamente prudenziale: secondo quanto dichiarato da Mark Hulbert ci sono buone probabilità che il mercato azionario degli Stati Uniti sia una delusione per i prossimi cinque anni nonostante la revisione al rialzo della crescita del PIL Usa dell’ultimo trimestre del 2015 dall’ 1,0% all’1,4%.

Questo perchè i margini di profitto delle imprese - profitti in percentuale del PIL - sono in calo di 2,2 punti percentuali rispetto al primo trimestre del 2012.

Le altre opinioni

Da registrare poi la dichiarazione di Stifel Hans Olsen di Stifel Wealth and Investment Management, il quale confermava non più tardi di giovedì, come bisognerebbe ritenersi fortunati nel caso di un S&P che a fine 2016 dovesse registrare un guadagno superiore al 5%.

Difficile perciò riuscire a immaginare come si muoverà la Federal Reserve nel corso dell’anno soprattutto se si legge quanto stanno dicendo in questo periodo gli analisti: David Bianco di Deutsche Bank guarda a giugno o luglio per un’eventuale incremento sui tassi. Sempre giovedì scorso il governatore della Fed di St.Louis James Bullard aveva affermato che un aumento del costo del denaro "potrebbe non essere lontano,”. 
Banche centrali, dunque, ancora sotto osservazione, anche dallo staff di Pimco da cui arriva uno spunto per una riflessione.

Secondo quanto recentemente affermato da  Scott A. Mather, CIO U.S. Core Strategies di PIMCO le banche centrali, invece di stimolare la crescita e aumentare l'inflazione potrebbero star facendo l'esatto contrario? Partendo dalla constatazione che i bassi tassi solitamente promuovono la crescita e la ripresa dell’economia facilitando la circolazione del denaro, è indubbio che allo stato attuale delle cose tutto questo non sia ancora avvenuto, nonostante i tempi e soprattutto i capitali di cui hanno disposto praticamente tutte le banche centrali a livello mondiale.

Forse, si chiede Mather, i modelli su cui queste idee si basano, non avendo prove empiriche, potrebbero essere sbagliati. Il paradosso si crea con un fervore che l’analista definisce “religioso” e con cui sia i mercati che gli analisti si convincono della bontà di queste misure, proprio nel momento in cui non danno risultati.
O per lo meno ne danno molto meno che in passato.
Fonte: News Trend Online

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