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venerdì 11 marzo 2016

I 3 punti per cui le borse hanno bocciato Draghi


Nell'attesissima conferenza stampa è stato svelato l'arcano: i tassi negativi sui depositi passeranno in via ufficiale da -0,3% attuali ai -0,4%, aumentato il calibro degli acquisti da 60 a 80 miliardi al mese e di includere tra gli asset acquistati anche i bond emessi dalle aziende con rating investment grade.
Inoltre ha deciso di tagliare i tassi di riferimento dallo 0,005% a 0 e la marginal lending facility dallo 0,030% allo 0,025%. Altro particolare importante è l'annuncio di un altro passaggio di Tltro, per la precisione 4, cioè finanziamenti a lungo termine, della durata di 4 anni,la cui prima asta partirà già da giugno.

 Subito dopo aver ascoltato tutto questo i mercati, in preda all'euforia più isterica hanno iniziato un rally tanto sorprendente quanto fatuo: nel giro di poco più di un'ora, infatti, Piazza Affari dopo aver sfiorato il 3% di rialzo è scesa andando a chiudere in territorio negativo per lo 0,5%.

Il sospetto&la paura

Il primo e più evidente dei motivi è uno solo: la scelta.
Se la strategia della Bce è stata così forte, tanto da sorprendere addirittura i più ottimisti, allora significa che qualcosa di grave c'è sotto o è in vista. Anche perché, solitamente, la Bce è accusata di entrare patologicamente in ritardo nelle questioni che, invece, altri hanno affrontato immediatamente.

Lo stesso QE ne è un esempio: ultimo fra quelli adottati dalle grandi potenze, arriva l'anno scorso dopo quelli di Fed, Bank of England e Bank of Japan, quest'ultimo anch'esso particolarmente forte e altrettanto inutile. Almeno sul lungo periodo. In pratica se prima la paura era quella di deludere i mercati, adesso il risultato è stato quello di insospettirli.

Tagli&previsioni

A confermare questi timori arrivano anche i tagli sulla crescita e sull'inflazione.

Infatti parallelamente a quanto annunciato in fase espansiva, nella conferenza stampa di ieri sono stati annunciati anche i tagli sulle previsioni per i prossimi tre anni. Nello specifico, numeri ala mano, Draghi ha confermato che il precedente 1,7% di crescita previsto per il 2016 è diventato 1,4% mentre l'1,9% del prossimo anno si è stabilizzato all'1,7% con un 2018 che sarà a 1,8%.
Tagliate anche le previsioni sull'inflazione: i prezzi al consumo per il 2016 arrivano a toccare un debole +0,1% dal precedente +1%, mentre per il 2017 si arriva a +1,3% anche se in calo dalla stima precedente pari a +1,6%, stesso livello per il 2018, il che significa che, anche nelle migliori delle ipotesi il target del 2% non sarebbe toccato nemmeno tra tre anni. Evidentemente l'Europa è in seria difficoltà.

Anche con un QE potenziato. In questo caso una prova, per quanto indiretta, può essere considerata l'acquisto di Corporate bond, esclusi quelli emessi dalle banche, una scelta che fa capire come la Bce sia disposta a prendersi un potenziale rischio di credito sebbene i bond che acquisterà saranno investment grade.
Inoltre, dato il forte incremento su questa voce lo stesso Draghi ha sotolineato come per il futuro non ci si dovrà aspettare novità di rilievo al riguardo.

Banche&tassi negativi

Altro argomento che ha lasciato l'amaro in bocca agli analisti è stato l'incremento dei tassi di deposito negativo, lo stesso contro cui si sono scagliati da subito i banchieri temendo, non a torto, che questo potesse pregiudicare la redditività delle banche e di conseguenza la capacità di erogare prestiti: l'esatto contrario che il Quantitative Easing e la Bce in generale si erano prefissati.

In questo caso la voce della protesta è incarnata dalle banche tedesche, soprattutto le più piccole, ma politicamente molto potenti, Sparkassen, simili alle nostre banche di credito cooperativo, le quali hanno già annunciato di voler boicottare la Bce e di non parcheggiare la liquidità a loro disposizione, il che equivarrebbe ai risparmi di oltre 50 milioni di tedeschi.
Fonte: News Trend Online

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