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giovedì 31 marzo 2016

Europa in rosso: i colpevoli dei ribassi


A volte esagerare è deleterio. Anzi, spesso è controproducente. Ne sa qualcosa chi opera sui mercati e oggi vede una situazione particolare e cioè una serie di ribassi su tutto il panorama europeo.

La situazione delle Banche Centrali

Alle 10 circa Piazza Affari era in rosso con un risultato di  -1,51%, così come anche Londra a -0,75%, Francoforte a -0,7% e Parigi a -1,32%, il tutto nonostante le parole di ieri del governatore della Banca Centrale Statunitense che ha subito calmato le preoccupazioni di chi temeva una serie di inasprimenti sui tassi.

Dopo la conferenza stampa di dicembre, quando si è erano prospettati 4 ritocchi in questo 2016, da Washington sono arrivati i primi timori di aver commesso un azzardo, soprattutto alla luce di una situazione internazionale ancora troppo debole per non impattare sull’economia statunitense a sua volta protagonista di una crescita troppo incerta per potersi permettere il rischio di un aumento del costo del denaro.
Ecco allora che per magia i 4 ritocchi sono diventati 2. E per di più diluiti nel tempo, al massimo possibile.

Il caso BoJ

Non solo, ma è notizia di oggi che il governatore della Banca centrale del Giappone Haruhiko Kuroda, ha specificato che non ci sarebbe alcun "limite quantitativo” al suo accomodamento ovvero i tassi negativi, nuovo strumento adottato dalla Bank of Japan non più tardi di qualche settimana fa, potrebbero essere ulteriormente implementati, così come anche gli acquisti o qualsiasi altro mezzo che da Tokyo si riterrà opportuno per riuscire a smuovere le acque torbide di un pantano finanziario che ha provocato una stasi ultraventennale.

Le paure circolate nelle giornate scorse vedevano come protagonista una BoJ ormai vista a corto di munizioni, cosa che, evidentemente, è stata smentita. Ad ogni costo, compreso quello di togliere ogni fiducia, o quasi, da parte degli operatori. In altre parole non solo in tre anni di QE il Giappone (peraltro il più imponente della storia sia per liquidità immessa che per dinamiche adottate) non è riuscito ad ottenere risultati sostenibili sul lungo periodo e radicali, ma addirittura è arrivato al punto, come evidenziato dalle cronache finanziarie, di sostituire un membro del board contrario alla strategia dei tassi negativi, con un altro che, invece, l’appoggiava.

L'opzione estrema della Bce

A questo si aggiunga inoltre l’opzione estrema della Bce che sta circolando in queste ore ovvero la possibilità, da parte di Mario Draghi, di passare a quello che gli analisti chiamano l'helicopter money cioè mettere a distribuzione diretta dei cittadini la liquidità, invece che farla passare attraverso il sistema bancario, strategia che, finora, non ha dato a sua volta che pochi, deboli risultati.

E il petrolio non dà una mano visto che le scorte di greggio Usa sono cresciute più del previsto, secondo le ultime cifre rese pubbliche ieri: 2,3 milioni di barili  contro previsioni che parlavano di 1,4, il che porta il totale a 534,89 milioni di barili, il livello più alto dai tempi della Grande Depressione, paragone non certo edificante.
Prima conseguenza un calo del Wti a 38 dollari al barile e un Brent che non arriva a 39 dollari. Ultima conferma delle incertezze è l’andamento dell’oro, in salita: 1.228 dollari l’oncia il salto più ampio da oltre un quarto di secolo.

Fonte: News Trend Online

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