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lunedì 14 marzo 2016

Draghi tira fuori il coniglio più grosso.


Siamo sulla parte alta delle previsioni, molto alta.  Persino il nostro Luca Barillaro individuava la soluzione adottata come la più rosea possibile.
La prima impressione è che super Mario sia nella situazione del condottiero che, sbarcato per conquistare nuovi regni, brucia le navi dicendo ai suoi soldati: “potete solo vincere”.
Il nemico si chiama “deflazione”, la terra da conquistare “crescita economica”.
Nel dettaglio:
La BCE porta il tasso di rifinanziamento a 0% da 0.05% precedente mentre viene tagliato di 10 bps il tasso sui depositi, portandolo a -0.4%. La misura era praticamente scontata mentre la novità principale consiste nell’espansione della size del programma di acquisti a € 80 bn da € 60 precedenti, con l’introduzione dei bond investment grade emessi dalle aziende non finanziarie tra gli eligible assets che la BCE può acquistare. Viene confermato il termine delle operazioni a marzo 2017 ma la BCE non esclude un’estensione qualora fosse necessario. Inoltre, la BCE lancia un nuovo programma di rifinanziamento a lungo termine (TLTRO II) dalla durata di 4 anni. Il tasso applicato alle banche è funzione dell’ammontare di crediti erogati dagli istituti, a partire dallo zero del tasso principale fino allo 0.40% del tasso sui depositi. La misura è destinata a favorire il credito verso l’economia reale e rinforzare il canale classico di trasmissione della politica monetaria. Viene discusso in sede di consiglio ma non annunciato lo schema “multi-tier” sui depositi.
La decisione della BCE di intervenire in misura così aggressiva rispetto al passato è giustificata dal peggioramento dello scenario macro, sia sul fronte dell’inflazione che della crescita del PIL. La pubblicazione delle proiezioni macroeconomiche dello staff vede una revisione al ribasso sull’inflazione, con il CPI atteso per il 2016 a 0.1% YoY da 1% YoY (stima di dicembre). Le proiezioni per il 2017 vedono un CPI a 1.3% YoY da 1.6% della previsione di dicembre mentre la BCE si aspetta un’inflazione a 1.6% nel 2018, con un tasso che risulta ancora inferiore al target di medio-lungo termine della BCE. Per quanto riguarda il PIL, la BCE si aspetta una crescita dell’1.4% YoY per l’anno in corso (1.7% YoY in dicembre), 1.7% YoY per il prossimo anno (1.9% YoY precedente) e 1.8% YoY per il 2018.
Le misure annunciate riflettono così la preoccupazione dell’istituto per il deterioramento delle prospettive di inflazione e di crescita. Un simile contesto si riflette anche nelle parole di Draghi in merito alla forward guidance: la BCE annuncia che i tassi rimarranno a questi livelli o anche inferiori per un periodo di tempo prolungato, ben oltre l’orizzonte temporale degli acquisti.


Articolo a cura della Redazione itConsilium
Fonte: www.itconsilium.it

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