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lunedì 7 marzo 2016

Crisi dei mercati emergenti: vera o presunta?


Le economie dei Paesi emergenti sembravano attraversare un periodo buio. Ma nelle ultime due settimane, a quanto pare, il vento è cambiato. Complice la turbolenza dei mercati finanziari globali, infatti, la situazione dei cosiddetti “mercati emergenti” è nettamente migliorata.

Migliorata la situazione  dei mercati emergenti

Il motivo principale consiste nel fatto che questi mercati hanno tendenzialmente un andamento da montagne russe.
Un esempio? L'indice MSCI EM, creato dalla società di servizi finanziari MSCI-Barra con il preciso intento di avere una panoramica ben definita sui movimenti delle “nuove” economie (tra cui quelle di Cina, Russia, Brasile e Turchia) dopo aver toccato nel gennaio scorso i suoi minimi storici è salito di ben il 15%.

Le speranze di molti investitori si sono così rinnovate, tanto da convincerli che il pessimismo intorno al futuro dei mercati emergenti fosse oltremodo esagerato.
Data l'incertezza che circonda questo tipo di economie, tuttavia, è doveroso frenare l'entusiasmo. È pur vero che quasi tutte le tempeste che negli ultimi cinque anni hanno attentato al naufragio delle “nuove navi” finanziarie si sono generalmente trasformate in innocue onde sul bagnasciuga; non per questo, però, si possono ignorare alcuni problemi strutturali che caratterizzano quasi tutte le economie dei Paesi emergenti.

L'esempio del Brasile

Un esempio lampante è il Brasile: a partire dal 2000 l'economia carioca ha registrato una crescita impressionante, passando anche relativamente indenne attraverso la crisi finanziaria globale.

Oggi, però, lo scenario è cambiato: la mancanza di riforme strutturali, unita all'enorme spreco del denaro pubblico in progetti tanto faraonici quanto inutili e ai recenti scandali che hanno coinvolto i presidenti Lula e Rousseff, hanno infatti portato l'economia brasiliana a un crollo di quasi il 4% nel solo 2015.
Qual è stata, allora, la molla che di recente ha riportato a galla le economie emergenti? La risposta più convincente potrebbe essere l'aver aggiustato il tiro sulla sovrapproduzione, unitamente alla ripresa dei prezzi delle materie prime.

Nessun risanamento strutturale, quindi, ma un “colpo di fortuna” che ha ridato ossigeno all'economia di paesi – come ad esempio il Brasile – i cui assi nella manica consistono proprio nella grande disponibilità di materie prime per l'export.

Meglio essere cauti

La cautela, tuttavia, non è mai troppa e i mercati emergenti non possono fare affidamento solo sulla ripresa delle materie prime.
Anche il mercato delle commodities, infatti, ha i suoi problemi, con i produttori di petrolio di tutto il mondo costretti a tagliare le spese e ad aumentare le tasse per recuperare i buchi fiscali.
Quel che serve ai mercati emergenti non è uno sprint, ma la capacità di mantenere un'andatura costante.

E questo è possibile solo con un piano serio e puntuale di riforme strutturali. 

Fonte: News Trend Online

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