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martedì 8 marzo 2016

Bri, i gufi affilano il becco

I catastrofisti dei mercati, per non chiamarli "gufi" come di moda di recente, hanno qualche argomento in piu' da gettare sul piatto per controbattere le speranze degli ottimisti sulle possibilita' di uscire dal tunnel della crisi. La Bri, la Banca dei regolamenti internazionali, ha dichiarato, tramite l'italianissimo Claudio Borio, che si avvicina una tempesta che si sta preparando da molto tempo.
A causare il possibile fortunale ci sono sicuramente il rallentamento cinese e delle altre economie emergenti, causa ed effetto del crollo del prezzo del greggio in un classico movimento circolare del quale e' difficile individuare l'origine, ma anche la continua crescita del debito in rapporto al prodotto interno lordo.

I livelli di indebitamento pubblico infatti continuano a salire (meno evidente il fenomeno nel settore privato delle economie mature a seguito della crisi) mentre il Pil langue. Nonostante le misure eccezionalmente espansive la crescita in tutte le principali aree resta bassa, anche Pechino ha confermato in occasione dell'apertura dell'Assemblea nazionale del popolo target di crescita dell'economia del 6,5-7% nel 2016, e l'inflazione non sale.
Gli operatori iniziano a nutrire dubbi sulla reale capacita' della banche centrali di influenzare l'andamento della crisi, e questi dubbi potrebbero tramutarsi in un vero e proprio crollo dei mercati, molto piu' drastico di quello sperimentato nelle ultime settimane. Il target per l'inflazione che si e' posto la Bce, del 2%, allo stato attuale delle cose e dopo 3 anni di sforzi appare irraggiungibile.

A febbraio Eurostat ha fotografato una inflazione al -0,2% dal +0,3% di gennaio, una vera doccia fredda per l'istituto di Francoforte. Bce, Fed e Banca del Giappone nei prossimi giorni sono chiamate a prendere decisioni a sostegno dei mercati finanziari e dell'economia ma lo faranno in un clima di scetticismo.
Mettere ancora mano alla leva dei tassi rischia infatti di ridurre ancora di piu' i margini di profitto delle banche, con quelle europee gia' in difficolta'. Il debito globale, secondo la Bri, a fine 2015 ha superato il 250% del Pil mondiale, a fine 2007 era ancora sotto il 200%. E i tassi bassi complicano le cose, nel mondo ci sono gia 6500 miliardi di dollari di titoli del debito sovrano che offrono rendimenti negativi.
Da notare che la voce della Bri non e' isolata, anche secondo l'Ocse nel 2016 potrebbe esserci un nuovo pesante default bancario, peggiore di quello del 2007 di Lehman Brothers.

L'Ocse concorda con la Banca dei regolamenti che le "munizioni" a livello di politica monetaria sono praticamente esaurite. Le banche europee nel complesso hanno 1000 miliardi di dollari di crediti deteriorati e in alcuni casi sono esposte pesantemente verso i mercati emergenti, in difficolta' per il crollo dei prezzi delle materie prime.
Dalle banche private si alzano simili grida di allarme, la Royal Bank of Scotland in un report che ha trovato poi eco sul Guardian ha suggerito ai suoi clienti di vendere tutto, a parte i bond governativi piu' affidabili, e anche secondo Société Générale la crisi finanziaria si sta risvegliando.

Una crisi che per gli analisti francesi potrebbe essere grave come quella del 2008 e che potrebbe avere risvolti politici pesantissimi, tanto da fare temere per la tenuta della stessa Eurozona nel caso di ritorno in recessione.
Cosa potrebbe fare Draghi giovedi' per contrastare la perdita di fiducia da parte dei mercati? Innanzitutto gli operatori si aspettano un annuncio del proseguimento dell'alleggerimento quantitativo per altri 3-6 mesi dopo l'attuale termine del marzo 2017 per un ammontare che potrebbe salire da 60 miliardi a 70-80 miliardi mensili.

I titoli acquistabili poi potrebbero essere estesi rispetto a quelli statali per i quali c'e' un limite del 33% per ogni emissione e del 33% dell'intero stock di titoli esistenti. Il tasso di interesse sui fondi depositati dalla banche presso la Bce potrebbe poi scendere ancora, fino al -0,5, anche se magari con meccanismo a due soglie simile a quello della banca centrale svedese (con il tasso piu' svantaggioso che si applica solo oltre certe quantita').
Secondo Ubs la Bce prendera' atto dei nuovi trend di inflazione e Pil legati al crollo del prezzo del greggio e tagliera' la sue previsioni d'inflazione per il 2016 dall'1 allo 0,3%, e per il 2017 dall'1,6 all'1,5 abbassando inoltre la previsione di crescita del Pil nell'Eurozona dall'1,7 all'1,5% sia per il 2016 sia per il 2017.

Attesa poi per fine marzo una nuova asta Ltro, a condizioni favorevoli per le banche che volessero aderire ai finanziamenti.
(AM)
Autore: Financial Trend Analysis Fonte: News Trend Online

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