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lunedì 7 marzo 2016

Attenzione a seguire le mode e le ultime emissioni di certificates


Negli ultimi appuntamenti de “L’aperitivo del Buon Investitore”, un format di successo che porto ogni mese in molte città italiane insieme ad un Consulente Finanziario Indipendente e ad un Emittente di Certificates, mi è capitato spesso di sentire critiche rivolte agli Emittenti da persone molto preparate, che li accusano di emettere prodotti su sottostanti molto rischiosi.
Ma prima di criticarli, chiediamoci piuttosto perché gli Emittenti strutturano certificates su alcuni sottostanti e non su altri in momenti particolarmente bollenti.

Il lavoro degli Emittenti di certificates è precisamente di produrre certificates per venderli, pertanto la loro attenzione non può che focalizzarsi proprio sui temi caldi del momento, visto che sono quelli che gli Investitori vanno a cercare e, se loro sono bravi, devono fare loro trovare quello che stanno cercando.

Se il mercato in un certo frangente si indirizza verso i titoli petroliferi, perché il petrolio è crollato ad esempio da 50 a 40 dollari, gli Emittenti sono costretti ad emettere prodotti sul petrolio, se non vogliono cambiare mestiere, perché altrimenti gli Investitori li vanno a comprare lo stesso, ma dai loro concorrenti.

La funzione di un Emittente è di mettere sul mercato prodotti che in quel momento verranno molto facilmente comprati più di altri, ma questo non significa necessariamente che questi stessi prodotti faranno guadagnare che li comprerà!
Il lavoro dell’Emittente si ferma qua.

Dopo, la palla passa a chi è in cerca di opportunità, che avrà davanti a sé una folta schiera di strumenti tra cui scegliere e, se uno vuole comprare un certificato con un sottostante che sta vivendo una fase di alto pericolo e di alta volatilità e che poi crolla, liberissimo di farlo, ma deve esserne consapevole e dopo, se le cose precipitano, non deve dare la colpa all’Emittente, che ha solo fatto il suo lavoro, ma solo a sè stesso, che si è fatto ingolosire in maniera superficiale dalla classica “moda del momento”, senza averne studiato e compreso le caratteristiche per vedere se quel certificato era davvero l’ideale per lui o se era meglio se andava su qualche sottostante più calmo, con rendimenti potenziali inevitabilmente inferiori.
Adesso, ad esempio, gli Emittenti stanno emettendo moltissimi certificates che hanno come sottostante le Banche italiane od europee, perché i vecchi prodotti non sono più appetibili, avendo le barriere violate o molto vicine ai prezzi di mercato, quindi per loro diventa assolutamente necessario arricchire la loro offerta nella direzione che il mercato indica, proprio per essere ancora appetibili e competitivi.

Quindi, apriamo gli occhi e ribaltiamo la critica in un’opportunità: per tutti noi che siamo attivi sul fronte Certificates, è solo un bene avere tanti prodotti su un unico sottostante, così da avere una via di fuga qualora il certificato, soprattutto se è un bonus, abbia violato la barriera, perché avere più strumenti tra cui poter scegliere ci da la possibilità di vendere eventualmente il certificato in perdita, per passare su un altro certificato con ancora la protezione intatta e così recuperare il momentaneo danno e talvolta anche conseguire un utile, quando il rimanere fermi su una posizione ormai violata, solo per paralisi dovuta ad incapacità di uscire in perdita, rende pressoché certa la perdita.

Tornando alle nuove emissioni ed a tutto quello che leggo nei forum o nei vari articoli specializzati sui certificates, vedo che tutti seguono le onde del mercato, ma pochi sanno suggerire effettivamente come cavalcarlo con le relative spiegazioni tecniche (ed emotive).
Per guadagnare sui certificates, non basta conoscerli tecnicamente per evidenziare situazioni “a sconto”, anzi, spesso certe situazioni “a sconto” celano la fregatura, per cui è meglio starci alla larga, come su molti Basket monetari o su molti certificati con titoli che poi sono soggetti ad Aumenti di Capitale ed ai conseguenti fattori di rettifica a dir poco devastanti.

A volte, ci sono degli errori macroscopici di prezzatura da parte del Market Maker, come è stato l’anno scorso quando mi sbilanciai pubblicamente e gratuitamente nei confronti di un cash collect di MPS in occasione del relativo Aumento di Capitale e che fece guadagnare a me, ai miei abbonati ed anche solo a chi mi aveva seguito nel webinar gratuito tenuto sul sito www.eduwebcertificates.it lo scorso 11 giugno 2015, che puoi anche andare a riascoltare adesso, un +45% in una solo settimana, solo per un errore di calcolo del Market Maker, che io avevo prontamente scovato.
Casi particolari come quello appena menzionato a parte, che sono rari ma estremamente ghiotti perché non riguardano la previsione dell’andamento del sottostante, purtroppo, sto notando che, il più delle volte, chi compra i Certificates si lascia condizionare dallo sconto, senza andare ad analizzare il sottostante ed i conseguenti rischi.

Gli Emittenti con cui ho condiviso gli “Aperitivi del Buon Investitore” tra ottobre e dicembre 2015 mettevano sempre tra i loro principali prodotti i certificati “worst of”, tra cui come sottostante compariva regolarmente Saipem, senza neanche sapere che Saipem avrebbe fatto la fine che ha fatto per via dell’Aumento di Capitale di gennaio.

Io che conosco molto bene le dinamiche degli Aumenti di Capitale, sono sempre intervenuto anche in aperto contrasto con gli Emittenti durante questi live, proprio per mettere in guardia da questo sottostante, non per la configurazione grafica del titolo, ma solo per l’imminente ricapitalizzazione, che era inevitabile che avrebbe affossato il titolo e pertanto anche tutti gli strumenti ad esso collegati, certificates inclusi.
Allora perché gli Emittenti emettevano così tanti certificates su Saipem? Solo perché la volatilità che c’era sul mercato ed in particolare su Saipem in quei mesi era molto alta e questo fattore permetteva loro di strutturare prodotti con rendimenti stellari e/o ottime protezioni (almeno in valori percentuali), e che agli occhi dei meno esperti sembravanolontanissime.

Ma visto che tanti anni sui mercati mi hanno insegnato che “non è tutto oro quello che luccica”, io fin dalla fine dell’anno scorso ero l’unico professionista del settore che aveva comprato senza alcun timore o dubbio l’unico certificato ribassista su Saipem, un Bonus Reverse, proprio perché sapevo con certezza che il titolo sarebbe sceso. Di quanto non potevo saperlo, ma di sicuro al rialzo bisognava essere matti, o masochisti, o perfettamente ignoranti in maniera, per prendere posizione sul titolo al rialzo, quando sarebbe partito l’Aumento di Capitale da un momento all’altro!
Ho seguito molto attentamente l’operatività ed i commenti degli altri professionisti che stavano trattando Saipem e nessuno è stato capace di vendere in perdita i certificati “worts of” o “bonus cap” o “maxi runner” o addirittura hanno caldeggiato l’acquisto di certificati con Saipem come sottostante proprio a dicembre, facendo un bagno di sangue, ancor più grande se i certificati erano emessi da Unicredit, che ha rettificato i certificati in maniera diversa da Bnp Paribas o da Exane, facendo di fatto perdere ai certificati anche quasi il 95% del proprio valore, un perdita semplicemente irrecuperabile!

Adesso ci sono emissioni nuove e balzano sicuramente all’occhio i rendimenti stellari, quasi doppi rispetto agli altri sottostanti, di tutti quei certificati con sottostante una Banca italiana, ma non ho ancora letto alcun commento negativo o anche solo di evidenziazione dei rischi, che si corrono investendo in questi certificati.
Investire in certificates come prima cosa dovrebbe essere meno rischioso che investire direttamente sul titolo sottostante ma, se l’approccio non è consapevole, si possono fare dei danni tanto come investire direttamente sul titolo, se non peggio, per i seguenti motivi:
 
1) si pensa di rischiare di meno, per cui si va su sottostanti più rischiosi privilegiando i rendimenti;
2) Non si conoscono approfonditamente le caratteristiche tecniche, per cui si rimane invischiati su certificati come quelli con sottostante Saipem;
3) Non si sanno gestire nelle situazioni di difficoltà, come è capitato nei primi mesi dell’anno su tutti i certificati con le barriere violate.
 
Se dovesse arrivare un’altra ondata di ricapitalizzazioni del sistema bancario italiano (cosa assolutamente probabile), dopo aver visto cosa è successo con Saipem, che tra l’altro è molto meglio di una qualsiasi Banca italiana, starei molto attento a prendere iniziative long su questi titoli, anche se i rendimenti oggi sono decisamente allettanti (vedasi il cash collect a cedola mensile su Banca Popolare di Milano).
L’attuale tendenza adesso, visto che sono quasi tutti scottati dai primi mesi dell’anno, è di andare su prodotti superprotetti con barriere lontanissime: gli stessi Emittenti fanno a gara per creare prodotti con protezioni al 50% o addirittura al 60%, grazie al fatto che la volatilità che c’è sul mercato permette loro di offrire ancora un rendimento decente.

Ai meno preparati cade l’occhio ovviamente proprio su questi strumenti, che spesso hanno l’opzione autocallable tra qualche mese per cui, se i mercati saliranno anche di poco, verranno rimborsati.
Questi strumenti a me non attirano proprio per niente, anzi, ritengo ci sia oggi di molto meglio sul mercato, ma capisco anche che la paura e la scarsa conoscenza del prodotto fanno sì che la gente oggi non vada sulle barriere continue, perché ha paura e vuole cedole addirittura mensili, senza capire che può essere più conveniente la cedola trimestrale o annuale…
Il punto è che fondamentalmente in pochi sanno analizzare il rapporto rischio/rendimento, valutando anche i possibili scenari futuri e le possibili mosse future.

Il mio servizio Alert Certificates (www.giovanniborsi.it e www.eduwebalert.it) ha chiuso il 2015 con un ottimo +16% ed anche quest’anno ha risultati ancora positivi sulle operazioni chiuse e perdite molto limitate sui certificati in portafoglio su cui non ho più alcuna barriera continua, se non su un reverse di Nokia, su cui ho ovviamente un guadagno potenziale.

A parte questo certificato ribassista (a fine 2015 avevo altri 2 Reverse che ho chiuso in gain, quello su Saipem ed un altro su Telecom), ora in portafoglio ho 4 certificati a cedola, di cui 2 che, agli attuali prezzi, pagherebbero la cedola di marzo ed altri 2 con i primi due anni con cedole garantite e soprattutto ho una buona percentuale di liquidità, che andrò ad impegnare su titoli non certo finanziari o con operazioni di breve periodo, sfruttando la volatilità di questa fase di mercato.

Se sei un privato e vuole approcciare questo tipo di investimento in maniera decisamenteprofessionale, io penso di essere l’unico in Italia che unisce alle competenze specifiche sulla materia Certificates un’approfondita conoscenza del mercato azionario, che mi permette di gestire l’uscita o la protezione di queste operazioni al meglio.

Ricorda sempre che l’ingresso è facile, ma la parte ben più difficile è la gestione dell’operazione e quindi ritengo sia meglio appoggiarsi ad un professionista, soprattutto in una fase di mercato incerta come questa, dotandosi di conti adeguati, visto che in diverse occasioni utilizzo le call a copertura per incassare il premio ed abbassare il prezzo medio di carico, operazioni che ti sarebbero inibite con i conti più tradizionali.
Questo vale anche se sei un Promotore Finanziario od un Consulente Finanziario Indipendente, che desidera approfondire questi strumenti che non possono mancare in un portafoglio ben strutturato, anzi, se ritieni che l’attività formativa e di ricerca che erogo tramite EDUWEB possa avere delle sinergie con la tua attività professionale, entra anche tu in collaborazione con noi e contattaci alla info@giovanniborsi.it

Buona riflessione a tutti!
Giovanni Borsi & il Team Eduweb
Autore: Staff Eduwebcertificates

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