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venerdì 4 marzo 2016

3 pericoli che minacciano l'Europa e che Bce non può risolvere


Mercati sempre più in attesa di Mario Draghi e delle decisioni della Bce sulle prossime politiche monetarie. Ma ci sono cose che la Bce non può risolvere.

Brexit

Molto particolare la questione Brexit, ovvero la potenziale uscita della Gran Bretagna dall'Unione Europea; particolare perché per alcuni tratti assomiglia, seppur involontariamente, a quella greca.
Il motivo risiede nella coscienza del fatto che entrambe, seppur motivate da ragioni diametralmente opposte, sono un salto nel buio. In particolare per una questione politica: Londra da sempre incarna i valori del liberalismo economico e in più è anche la quinta potenza mondiale, due elementi che danno estrema forza e credibilità ad un'Europa che si interroga sempre più spesso e con sempre maggiore forza circa la validità di patti come Schengen e di valori come l'euro.

E proprio da Schengen arriva uno dei tanti punti interrogativi che si stanno creando con e su Londra a proposito dell'emergenza migranti: l'accordo bilaterale di Le Toquetpermette alla capitale inglese di effettuare controlli sui migranti lasciando gli indesiderati dall'altra parte della Manica in territorio francese, un privilegio che, con l'evento Brexit verrebbe meno, così come verrebbero meno anche l'autorizzazione delle numerose società finanziarie con sede a Londra di operare in Europa con la conseguenza che da Londra in molti del settore finanziario si potrebbero spostare in Francia mentre Parigi non tratterrebbe più i migranti sul proprio suolo.

Grecia 

Da tempo sotto i riflettori in qualità di virus che potrebbe infettare l'organismo Ue o anche quello dell'Eurozona, Atene si trova a combattere con il suo stesso popolo per via di riforme imposte dall'Unione e che la nazione ellenica deve assolutamente approvare per riuscire ad avere quegli aiuti divisi in tranche e che saranno elargiti solo ed esclusivamente nel caso in cui la road map delle riforme sarà espletata secondo i tempi previsti.

Ebbene questi tempi sono già in ritardo, complice il fatto che la pietra d'inciampo sulla quale rischia di cadere tutto il governo del primo ministro Alexis Tsipras, è quella delle pensioni: l'approvazione di queste misure sarebbe il tassello più importante per riuscire ad aprire uno spiraglio sulla trattativa del debito che Atene deve alle altre nazioni.
Ma per riuscire nell'intento e cioè per riuscire a farle passare in Parlamento, l'attuale composizione non è sufficiente. Cosa significa questo? Che le elezioni anticipate potrebbero non essere una realtà tanto lontana.

Spagna

Solitamente le elezioni sono un modo per dare stabilità a una nazione, se non altro per darle una direzione.

Ultimamente però sempre più spesso questo è un'idea che viene negata. E la Spagna ne è un esempio. Non l'unico, però dal momento che anche Portogallo e Irlanda si trovano in una situazione simile: il primo con il Partito Socialdemocratico che pur avendo vinto alle ultime elezioni non è riuscito a mettere insieme un numero tale di seggi da poter governare in maniera stabile, la seconda che proprio al settimana scorsa ha visto la coalizione Fine Gael-Laburisti perdere la maggioranza senza che nessuna forza la sostituisse.

Il caso di Madrid è ancora più emblematico e, se possibile, più caotico: l'ultima speranza rappresentata da Pedro Sanchez di riuscire a formare un governo, è naufragata dietro al no che la sinistra radicale di Podemos e i popolari del premier uscente Mariano Rajoy hanno confermato alla proposta che aveva il solo avvallo della destra di Ciudadanos.
Il tutto mentre in Catalogna si moltiplicano le spinte indipendentiste. Per quanto la reale vittoria di tali forze sia ben lontana dall'arrivare dal momento che a nessuna delle parti in causa gioverebbe, resta il fatto che il nervosismo che creano le istanze separatiste rappresenta un ulteriore fattore di incertezza sul medio-lungo periodo.

 
Fonte: News Trend Online

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