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martedì 15 marzo 2016

3 azioni da non vendere mai


Durante i periodi di volatilità il mordi e fuggi sembra essere la regola principale soprattutto per chi se lo può permettere dal momento che, tra i vari tipi di trading, non tutti si adattano a qualsiasi tecnica. Eppure ci sono delle azioni che non solo meritano il buy ma per gli esperti di Fool sarebbe il caso di non vendere mai.
O quasi.

GM 

Daniel Miller vota per General Motors (NYSE: GM) un titolo non particolarmente amato ultimamente e la cui reputazione agli occhi dell'opinione pubblica non è delle migliori ancora di più se si considera che molti avevano addirittura pronosticato il fallimento proprio per i guai e i continui richiami (senza contare le cause penali) che hanno caratterizzato la sua produzione nel 2014.

Ma a parte questa tempesta che sul titolo ha avuto un impatto piuttosto relativo, la società è ra sulla strada più virtuosa per poter riprendere la crescita. Una strategia che nasce dalla volontà di tagliare i costi, ridurre il numero dei suoi impianti ed ottimizzare le performance sia degli autoveicoli che degli stabilimenti che le producono.
Il prossimo target, come confermato dai vertici aziendali, sarà quello di nuovi investimenti entro il 2018, investimenti che la società potrebbe orientare verso lo sfruttamento di sinergie con il mondo della mobilità alternativa e la recente alleanza strategica con Lyft per la creazione di una rete di taxi senza automobilista da prenotare su chiamata, sulla scia dell'esperienza di Uber suo prossimo avversario.

Proto Labs

Brian Feroldi vota per Proto Labs (NYSE: PRLB), una società specializzata nella prototipazione rapida e produzione personalizzata.

Stando alla sua analisi, ciò che distingue Proto Labs dai suoi competitors è un software personalizzato che consente di automatizzare la progettazione e permettere così ai clienti di avere un esemplare reale entro 24 ore dall'ordine a differenza delle canoniche settimane dei tempi di consegna.
Un fattore da non sottovalutare visto che i tempi morti sono pericolosi nello sviluppo dei prodotti in tutto il mondo. A conferma del omento positivo per l'azienda Feroldi cita il numero di sviluppatori unici che nell'ultimo trimestre hanno scelto l'uso della piattaforma e che sono in aumento nell'ultimo trimestre del 22% rispetto all'anno precedente.

Inoltre a sostegno della società arriva anche il mercato con una presenza capillare in tutto il mondo sia negli Stati Uniti, che in Europa e Giappone con crescita a due cifre.

IBM

Tim Green non venderebbe mai International Business Machines (NYSE: IBM) perché il titolo è in fase di trasformazione con un focus su cognitive computing, business analytics e cloud.

I risultati della società sono stati poco brillanti sia per le cifre sui ricavi in calo sia per il cambio. A premiare le speranze ci sarebbero fattori come i progressi tangibili dalla crescita delle aree in cui l'azienda ha deciso di investire, in primis i ricavi derivanti dal cloud che hanno raggiunto i 10.2 miliardi di dollari nel 2015 così come anche le entrate in arrivo dal mobile sostenute dalla collaborazione con Apple.
E mentre le strategie aziendali daranno i rispettivi frutti, gli investitori si possono consolare con il dividendo che attualmente produce il 3,7%, a sua volta forte di un aumento continuato nell'ultimo ventennio.


Fonte: News Trend Online

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