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venerdì 19 febbraio 2016

Schroders: attenti al calo della liquidità


Volatilità, ieri un altro esempio preclaro: chiunque intorno alle due del pomeriggio avesse spento il pc dopo una mattinata positiva e relativamente rassicurante, convinto che ormai l'impronta della seduta fosse stata data, alle 17.30 si è dovuto ampiamente ricredere perché Piazza Affari, complice i bancari, è crollata con un vero e proprio capitombolo.
Si chiama volatilità ed è la protagonista spesso gradita sui mercati degli ultimi tempi. Sgradita perché di fronte a lei le previsioni non hanno valore ed è altrettanto impossibile poterne fare.

Liquidità si o no

Il consiglio più diffuso in questi casi è quello di sfruttarla a proprio favore usando la liquidità e riuscendo a carpire le occasioni che si presentano di tanto in tanto con i sell off quando il panico fa vendere di tutto, anche ciò che non avrebbe motivo di essere venduto.

Panico, ma che cos'è il panico se non un'emozione non controllata? Ed è questo che sta guidando le piazze da inizio anno, ormai prive da tempo della necessaria attenzione sui fondamentali, attenzione venuta meno anche a causa delle Banche Centrali sempre pronte a intervenire qualora ce ne fosse bisogno.
Secondo l'analisi di Michael Lake, Investment Director, Fixed Income, di Schroders, però, la liquidità non è sempre la risposta perfetta in caso di volatilità.
Anzi, proprio perché dall'inizio dell'anno è diventata quasi una risposta obbligata, ha viziato ulteriormente un mercato che i fondamentali non li guarda più da troppo tempo e ha perciò aggravato la situazione. In altre parole si è continuato quel gioco sui numeri che non vede la forza intrinseca di un titolo ma solo le sue potenzialità sul fronte speculativo.

Troppa confusione

Questo perché i segnali che arrivano da più parti sono contrastanti: da un lato le banche centrali che hanno scelto di dividere la propria politica tra Bce e BoJ ultraaccomodanti e Fed in vena di rialzi, salvo poi cambiare lei stessa idea in corso d'opera, poi un calo del petrolio creato ad arte sfruttando anche l'innegabile crisi dei consumi sulla materia prima il tutto proprio mentre si stanno irrigidendo le condizioni finanziarie sia delle grandi che delle piccole imprese non solo sul fronte europeo ma anche su quello statunitense.

Liquidità che manca anche perché le riserve estere nei vari istituti di credito stanno diminuendo ed essendo questo un supporto che ha da sempre garantito la stabilità dei prezzi è ovvio che, venendo meno, si assiste a un andamento ondeggiante troppo forte.
In altre parole, secondo Lake, la situazione confusa non permette allo stato attuale dei fatti di avere un quadro chiaro ancora per diversi mesi.



Fonte: News Trend Online

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