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lunedì 29 febbraio 2016

Report dei mercati

MERCATO USA
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Borsa Usa: indici misti, mercato teme rialzo tassi già a marzo

A New York i principali indici hanno chiuso l'ultima seduta della settimana contrastati. Il Dow Jones ha perso lo 0,34%, l'S&P 500 lo 0,19% mentre il Nasdaq Composite ha guadagnato lo 0,18%. Gli investitori, dopo la pubblicazione dei dati macroeconomici (superiori alle attese), hanno cominciato a scommettere su un possibile incremento dei tassi di interesse già a marzo. Il Dipartimento del Commercio Usa ha rivisto al rialzo la stima sul Pil del quarto trimestre 2015 a +1% da +0,7% della prima stima. Gli economisti avevano previsto una crescita dello 0,4%.

L'indice di fiducia dei consumatori elaborato dall'Università del Michigan a febbraio mostra una flessione a 1,7 punti contro i 92 punti del mese precedente. Il dato, rivisto al rialzo rispetto alla stima preliminare (90,7 punti) ha battuto le attese (consensus 91 punti). Meglio del previsto anche le spese personali (+0,5% m/m, consensus +0,3%) e i redditi personali (+0,5% m/m, consensus +0,4%) del mese di gennaio. Sul fronte societario Jc Penney +14,71%. La catena di grandi magazzini ha chiuso il quarto trimestre con un utile per azione di 0,39 dollari, ben 16 centesimi più alto rispetto alle attese. In linea con il consensus invece il giro d'affari a 4 miliardi.

Hilton Worldwide Holdings +2,62%. La catena alberghiera ha annunciato che scorporerà gli hotel di proprietà in un real-estate investment trust (REIT). Prevista poi la separazione di Hilton Grand Vacations (HGV) che comprende 50 residence e multiproprietà negli Stati Uniti ed in Europa (business che genera circa il 12% del giro d'affari complessivo del gruppo). Sotheby's -6,72%. La casa d'aste ha chiuso il quarto trimestre con una perdita di 11,2 milioni di dollari contro l'utile di 74 milioni di un anno prima. Escluse le poste straordinarie l'Eps si è attestato a 1,19 dollari. I ricavi sono diminuiti a 335,8 milioni da 351,2 milioni. Gli analisti avevano previsto un Eps di 1,05 dollari su ricavi per 331,1 milioni.

Gap -1,38%. Il gruppo di abbigliamento ha comunicato il declino dei profitti netti del quarto trimestre da 319 milioni di dollari, pari a 75 centesimi per azione, a 214 milioni, e 53 centesimi. L’eps rettificato si è attestato a 57 centesimi, contro i 56 del consensus di FactSet. Nei tre mesi le vendite sono calate da 4,71 a 4,39 miliardi di dollari, contro i 4,46 miliardi attesi dagli analisti. Le vendite complessive a perimetro costante sono scese del 7% nel trimestre a fronte del declino del 6% registrato dai negozi a marchio Gap e del 10% per quelli Banana Republic (lettura piatta, invece, per le vendite di Old Navy). Gap stima per l’esercizio 2016 un eps di 2,20-2,26 dollari, contro i 2,43 del consensus di FactSet. Coca-Cola -2,33%. Sterne Agee ha tagliato il rating sul titolo del gruppo delle bevande analcoliche a neutral da buy. Nell'arco della settimana il Dow Jones ha guadagnato l'1,5%, l'S&P 500 l'1,6% e il Nasdaq Composite l'1,9%.

MERCATI ASIATICI

A Shanghai è ancora sell-off dopo il nuovo deprezzamento dello yuan. Solo Sydney evita il segno meno

L’ottava si apre con un nuovo sell-off per i mercati cinesi, dopo che nel weekend Pechino ha cercato di allontanare i timori sulla solidità della sua strategia economica e con la due giorni del G20, tenutasi proprio a Shanghai, chiusasi con un nulla di fatto. I big mondiali non sono riusciti a trovare l’intesa su azioni coordinate per rilanciare la crescita dell’economia e, mentre positivi dati macroeconomici consolidano le aspettative per ulteriori rialzi dei tassi d’interesse Usa da parte della Federal Reserve entro la fine dell’anno, la People’s Bank of China ha guidato lo yuan ai livelli più bassi delle ultime tre settimane, considerando che proprio la politica monetaria di Pechino era finita sotto i riflettori nel corso del meeting del G20 e la svalutazione della sua divisa additata come la principale responsabile della volatilità dei mercati finanziari globali. Il petrolio è in recupero, dopo avere perso terreno in overnight sul taglio degli impianti di trivellazione attivi negli Usa ai minimi dal dicembre 2009. Tra le altre materie prime, significativo il declino dei corsi del rame a Londra, mentre sono in calo anche quelli di zinco e nichel. L’indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso, perde circa lo 0,60% avviandosi a chiudere il secondo mese consecutivo in declino.

Tokyo ha eroso gli iniziali guadagni, trascinata al ribasso dal sell-off cinese ma anche dal rafforzamento dello yen. Il Nikkei 225 ha perso l’1,00% (simile performance per l’indice più ampio Topix, in calo dell’1,02%), appesantito soprattutto dai titoli industriali. Tra i peggiori anche Sharp, che ha perso però “solo” il 2,27% dopo il tracollo delle due precedenti sedute (il declino era stato del 14,37% e dell’11,41% rispettivamente giovedì e venerdì), dopo che l’accordo per il takeover da 659 miliardi di yen (5,29 miliardi di euro) da parte di Foxcoon è stato messo in stand-by. Sul fronte macroeconomico, note positive sono arrivate dalla produzione industriale del Sol Levante: il dato segna infatti in gennaio un progresso del 3,7% su base mensile rettificata, dopo la flessione dell’1,7% (rivista dall’1,4% preliminare) del mese di dicembre e contro la crescita del 3,2% attesa dagli economisti. Più moderate le perdite per la piazza di Seoul: il Kospi ha infatti segnato un declino dello 0,18% al termine della seduta.

Torna invece appunto il sell-off in Cina. Dopo avere toccato una perdita superiore al 4% nella seduta, lo Shanghai Composite ha chiuso in flessione del 2,86% (dal picco di giugno la perdita dell’indice è di quasi il 48%) e leggermente migliore è stata la performance dello Shanghai Shenzhen Csi 300, deprezzatosi del 2,39% al termine degli scambi. Non evita il tracollo, invece, lo Shenzhen Composite che, dopo il guadagno di appena lo 0,17% di venerdì, affonda del 5,37% in chiusura. Trend negativo che trascina al ribasso anche Hong Kong: l’Hang Seng avvicinandosi alla chiusura è infatti in declino di circa l’1,40% (peggio fa l’Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell’ex colonia britannica per la Corporate China, in flessione di circa l’1,70%). In preceden za Sydney aveva limitato i danni, con l’S&P/ASX 200 sostanzialmente invariato ma in quella che di fatto è l’unica performance positiva (limitata a un guadagno dello 0,02%) tra i principali indici della regione.

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MERCATI EUROPEI
Borse europee negative

Avvio di settimana in ribasso per le principali Borse europee. Il Dax30 di Francoforte cede lo 0,9%, il Cac40 di Parigi lo 0,8%, il Ftse100 di Londra lo 0,6% e l'Ibex35 di Madrid lo 0,7%. L'Ufficio Federale di Statistica Destatis ha reso noto che i prezzi alle importazioni in Germania nel mese di gennaio sono diminuiti dell'1,5% su base mensile e sono scesi del 3,8% su base annuale. Le attese degli analisti erano fissate su un decremento mensile pari all'1,0% e di un decremento annuo del 3,4%.

Nello stesso mese le Vendite al Dettaglio hanno fatto segnare una crescita dello 0,7% su base mensile. Le attese erano fissate su un incremento dello 0,2%. Su base annuale l'indice è invece diminuito inaspettatamente dello 0,8% (consensus pari a +1,5%), dal +2,5% della rilevazione di dicembre. Più tardi (alle 11 ora italiana) sarà annunciata la stima flash sull'inflazione di febbraio della zona euro. Gli economisti stimano un incremento dello 0,1% su base annua.

Sul fronte societario Carrefour -1%. Il gigante della distribuzione ha siglato un accordo per l'acquisto di 36 ipermercati in Spagna dal gruppo Eroski per 205 milioni di euro. Carmat +12%. Lo specialista degli organi artificiali ha annunciato un aumento di capitale riservato da 50 milioni di euro. Sky +1%. Goldman Sachs ha alzato il rating sul titolo del gruppo della pay tv a buy da neutral.

APERTURA MERCATO ITALIANO

Borsa italiana in flessione: Ftse Mib -0,79%. Deboli i finanziari, Saipem e FCA in verde

Il Ftse Mib segna -0,79%, il Ftse Italia All-Share -0,72%, il Ftse Italia Mid Cap -0,33% , il Ftse Italia Star -0,22%.

Mercati azionari europei in rosso: DAX -0,9%, CAC 40 -0,8%, FTSE 100 -0,6%, IBEX 35 -0,6%. Future sugli indici azionari americani in ribasso dello 0,5-0,8 per cento. Le chiusure della seduta precedente a Wall Street: S&P 500 -0,19%, Nasdaq Composite +0,18%,

Dow Jones Industrial -0,34%. In calo Tokyo con il Nikkei 225 a -1,00%. Negative le borse cinesi: l'indice CSI 300 di Shanghai e Shenzhen termina a -2,39%, a Hong Kong l'indice Hang Seng a -1,30%.

Euro poco sopra i minimi da inizio febbraio contro dollaro a 1,0912 toccati a cavallo del fine settimana. EUR/USD al momento oscilla in area 1,0930. Mercati obbligazionari eurozona in lieve rialzo, bene i BTP. Il rendimento del Bund decennale rispetto alla chiusura precedente è stabile allo 0,14%, quello del BTP cede 2 bp all'1,48%.

Lo spread scende di 2 bp a 134 (fonte: MTS). Inizio di settimana debole per i bancari: l'indice FTSE Italia Banche segna -1,6%. Perdono quota Banca MPS -2,9%, BP Milano -2,3%, BPER -1,9%, UBI Banca -1,8%. In rosso risparmio gestito e assicurativi con Unipol GF -2,8%, Anima Holding -2,1%, Azimut Holding -1,8%. Fincantieri (-3,1%) in flessione dopo la pubblicazione dei dati di  Vard Holdings Limited, di cui Fincantieri possiede il 55,63% e ne consolida integralmente i risultati: Vard ha chiuso il 2015 con ricavi in calo del 14% a/a a 11,14 miliardi di corone norvegesi e stima un'ulteriore flessione a 8-9 miliardi nel 2016. La perdita netta è stata pari a 1,29 miliardi di corone norvegesi da un utile di 50 milioni nel 2014.

Positivi i petroliferi con Saipem (+2,2%) in evidenza dopo: la società ha comunicato di aver ricevuto i finanziamenti da consorzio di banche dell'importo di 3,2 miliardi di euro, a seguito del contratto sottoscritto il 10 dicembre 2015. Con q uesti finanziamenti Saipem ha provveduto a estinguere integralmente l’indebitamento nei confronti di Eni in base agli accordi sottoscritti il 27 ottobre 2015 (“Accordo Ricognitivo”). Prosegue il rally di FCA (+1,8%) grazie alle speculazioni riguardo al'ipotesi di integrazione con PSA Peugeot (-0,1%).

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TITOLI DEL GIORNO
Rimbalzo deciso per Eni in chiusura di ottava con il titolo che tocca un massimo a 12,90 euro dopo aver terminato giovedi' a 12,09. Il titolo incassa il parere positivo di molti broker. Bernstein ha confermato il giudizio "outperform" con target price a 17,50 euro. Anche Societe Generale dimostra di credere nelle prospettive future e conferma la raccomandazione "buy" con prezzo obiettivo a 15 euro. Giudizio "buy" anche da parte di Ubs con prezzo obiettivo a 15,50 euro. L'utile operativo rettificato nel quarto trimestre e' stato di 979 milioni di euro, sopra le aspettative del consensus. In linea con le attese invece il dividendo: il saldo di 0,40 euro per azione che andra' in pagamento a maggio si aggiunge agli altri 0,40 euro staccati come anticipo a settembre. Il superamento dei massimi del 18 e 23 febbraio, allineati a 12,40 circa, fornisce un primo segnale di forza che lascia ben sperare per il proseguimento del rimbalzo in atto dai minimi di febbraio a 10,93 euro. La rottura a 12,80 della linea che scende dal top di inizio dicembre, per il momento ancora a contatto con i prezzi attuali, prospetterebbe il test della resistenza a 13,90, dove transita la media mobile a 100 giorni. Ostacolo successivo a 14,65, lato alto del canale ribassista disegnato dai massimi di aprile 2015, livello significativo anche in ottica di medio lungo periodo. La violazione di 11,66, base del gap del 15 febbraio, farebbe temere il ritorno sui minimi di 10,93.
Per chi volesse comprare il titolo attendere il superamento di 12,90 per intervenire con target a 13,90, stop loss sotto 12,60 euro.
Per chi gia' detiene il titolo mantenere le posizioni con stop subito sotto 11,66, incrementarle oltre 12,90 per il test di 13,90.

Tod's si avvicina all'ostacolo rappresentato dal massimo di inizio settimana scorsa a 72,05 euro. Il superamento di questo livello favorirebbe lo sviluppo di un'estensione verso 75,90, mass imo di fine gennaio e limite oltre il quale verrebbe completato il potenziale doppio minimo in formazione da gennaio: si tratta di una figura rialzista con primo obiettivo a 82/83, massimi allineati visti a settembre/novembre, e successivo in area 98, massimi allineati di marzo e agosto. Sotto 66,60 probabile un rischioso test dei minimi allineati di febbraio 2016 e autunno 2014 a 64/65.
Per chi volesse acquistare il titolo: posizioni long oltre 72,05 per 75,90, stop sotto 69,80.
Per chi detiene attualmente il titolo: incrementare oltre 75,90 per 82 e 98, ridurre sotto 66,60 e uscire alla violazione di 64.

Brusca accelerazione per Geox che completa un doppio minimo di brevissimo e sale a testare la resistenza, nonchè ex supporto a quota 3,00/3,01 euro. Una vittoria confermata in chiusura di seduta su questi riferimenti creerebbe le premesse per un'estensione del rally visto venerdì in direzione di 3,45/3,55. Sopra questi ostacoli probabile il ritorno sul massimo di novembre a 4,39, con tappe intermedie a 3,80 e 4,10. Segnali di debolezza sotto 2,73 per 2,58, minimi allineati visti a febbraio e supporto determinante per scongiurare la riattivazione della tendenza ribassista di medio periodo.
Per chi volesse acquistare il titolo: posizioni long oltre 3,01 per 3,45, stop sotto 2,81.
Per chi detiene attualmente il titolo: incrementare oltre 3,55 per 3,80, 4,10 e 4,39, ridurre sotto 2,73 e uscire alla violazione di 2,58.

DATI MACRO ATTESI

Lunedì 29 febbraio 2016
00:50 GIA Vendite al dettaglio gen;
00:50 GIA Produzione industriale (prelim.) gen;
06:00 GIA Nuovi cantieri residenziali gen;
08:00 GB Indice Nationwide (prezzi abitazioni) gen;
08:00 GER Indice prezzi importazioni gen;
08:00 GER Vendite al dettaglio gen;
10:00 SPA Bilancia partite correnti dic;
10:30 GB Credito al consumo gen;
1 1:00 EUR Inflazione (stima flash) feb;
11:00 ITA Inflazione (prelim.) feb;
15:45 USA Indice PMI Chicago feb;
16:00 USA Indice Pending Home Sales (mercato immobiliare residenziale) gen.

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HEADLINES
Per Brainard della Fed necessaria ancora prudenza nel rialzo dei tassi
La Federal Reserve (Fed) dovrebbe continuare a muoversi gradualmente e con prudenza nel rialzo dei tassi: questa rimane la convinzione di Lael Brainard, tra i membri considerati più “colombe” del Board of Governors della Fed e in precedenza sottosegretario del Tesoro Usa per gli Affari internazionali (sotto l’amministrazione del presidente Barack Obama), nonostante l’incremento annuale dell’1,7% in gennaio delle spese core per consumi personali (su base sequenziale il progresso è stato dello 0,5% contro lo 0,3% atteso). La performance dell’indicatore dell’inflazione privilegiato dalla stessa Fed è stata la migliore dal luglio 2014. Brainard ha aggiunto che la Fed ha bisogno di “nutrire” la ripresa economica Usa, a causa di vulnerabilità come la debolezza all’estero, ma ha sottolineato anche che l'idea di tassi negativi al momento non è rientra nell'orizzonte politico.

Per il nigerianio Kachikwu l’Opec congelerà la produzione di greggio
Nonostante i recenti disaccordi tra i Paesi membri, l’Opec riuscirà a trovare un’intesa sul congelamento della produzione di greggio nel tentativo di reagire al costante declino dei prezzi. Lo ha detto alla Cnbc Emmanuel Ibe Kachikwu, ministro del Petrolio della Nigeria. “Il ministro per l’Energia del Qatar e presidente dell’Opec sta spingendo per un patto e si sta lavorando per raggiungere il consenso sul congelamento”, ha sottolineato Kachikwu intervistato per Fast Money della Cnbc venerdì. “Non è come un taglio alla produzione che non accadrà perché non molti Paesi lo farebbero davvero pur dichiarando di volere ridurre l’output. Per questo non ha alcun senso perdere tempo in questa direzione&r dquo;, aveva dichiarato in precedenza nel corso dell’annuale conferenza energetica Ihs Ceraweek settimana scorsa a Houston.

Germania: prezzi importazioni in calo a gennaio
L'Ufficio Federale di Statistica Destatis ha reso noto che i prezzi alle importazioni in Germania nel mese di gennaio sono diminuiti dell'1,5% su base mensile e sono scesi del 3,8% su base annuale. Le attese degli analisti erano fissate su un decremento mensile pari all'1,0% e di un decremento annuo del 3,4%.

Cina verso taglio di 1,8 mln di posti di lavoro in acciaio e carbone
Pechino prevede di tagliare 1,8 milioni di posti di lavoro nel settore siderurgico e in quello del carbone all’interno di un piano che punta alla riduzione della sovracapacità industriale. Yin Weimin, ministro di Risorse Umane e Sicurezza sociale, ha dichiarato che i tagli alla capacità porteranno ad alcuni licenziamenti quest’anno ma non ha dato una tempistica per gli 1,8 milioni di esuberi. La Cina prevede di tagliare la produzione di carbone di 500 milioni di tonnellate nei prossimi tre-cinque anni e fermerà l’approvazione di nuovi progetti.

Giappone: produzione industriale cresce del 3,7% mensile in gennaio
Torna a crescere, dopo due mesi consecutivi di declino, la produzione industriale del Giappone. Secondo la lettura preliminare diffusa dal ministero nipponico di Economia, Commercio e industria, il dato segna infatti in gennaio un progresso del 3,7% su base mensile rettificata, dopo la flessione dell’1,7% (rivista dall’1,4% preliminare) del mese di dicembre e il calo dello 0,9% in novembre. Il dato si confronta con la crescita del 3,2% attesa dagli economisti. Su base annuale la produzione industriale del Sol Levante segna invece un netto declino del 3,8% in linea con il consensus e contro l’1,9% di calo di dicembre (e il progresso dell’1,7% in novembre). L’outlook è ; per un declino del 5,2% in febbraio e per un guadagno del 3,1% in marzo.

Germania. calo inatteso a gennaio per le Vendite al dettaglio -0,8% a/a
In Germania, l'Ufficio federale di statistica (Destatis) ha reso noto che nel mese di gennaio le Vendite al Dettaglio hanno fatto segnare una crescita dello 0,7% su base mensile. Le attese erano fissate su un incremento dello 0,2%. Su base annuale l'indice e' invece diminuito inaspettatamente dello 0,8% (consensus pari a +1,5%), dal +2,5% della rilevazione di dicembre.

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