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lunedì 22 febbraio 2016

Mercati finanziari e portafoglio ETF - settimana 22 febbraio

Una settimana senza grandi brutte notizie produce finalmente un buon rialzo, piuttosto coerente tra i principali indici mondiali. Si ferma al contempo la corsa ai beni rifugio (oro in primis), fortemente acquistati la scorsa settimana.

A mercati chiusi arriva anche l’accordo sulla questione Brexit; un sospiro di sollievo per la burocrazia europea, ma che apre anche in prospettiva un’altra crepa nella traballante unione, sotto pressione da più fronti sulla gestione della immigrazione.

Il quadro generale non è certo cambiato, e per ora i prezzi di molti indici sono in prossimità di un primo livello di resistenza. Possibile che la pausa del trend ribassista possa durare ancora qualche settimana, ma sarà una salita comunque complicata e che non esclude nuovi (credo marginali a questi livelli,) minimi di periodo. Rimane comunque difficile proiettare per il momento target ambiziosi.



Usa: al di là della buona settimana, siamo in una sorta di circolo vizioso: se escono dati macro negativi si teme il ritorno della recessione (e borse giù), con dati in linea con le attese invece si agita lo spettro del rialzo dei tassi (e borse giù). Occorrerebbero dati molto positivi che possano far accettare senza scosse anche un rialzo dei tassi, ma questo non sembra lo scenario più in voga. Secondo JPM è attualmente del 30% circa (ed in crescita) la probabilità che arrivi una recessione nei prossimi 12 mesi





Un altro tassello utile per capire dove siamo, con il forward P/E (basato sui profitti attesi) dell’indice S&P 500, ormai prossimo al livello medio degli ultimi 10 anni (prezzi pari a circa 14 volte gli utili attesi). Valutazioni aziendali che si stanno quindi normalizzando, ma ancora non certo definibili un affare imperdibile.





Per ora osserviamo sugli indici un tentativo di rimbalzo, con il Nasdaq 100 prossimo ad un primo livello di resistenza, area 4250-4340. I supporti importanti rimangono in area 3790






Europa: rialzi tra il 4% ed il 5% per i principali indici, un po’ meno l’Italia e le sue banche. L’accordo con la Gran Bretagna potrebbe aiutare, così come l’attesa per le mosse di Draghi e la BCE a Marzo. Ma credo che stavolta i mercati non si accontenteranno solo di dosi più massicce (o estensioni temporali) dell’attuale (e inefficiente, a guardare i fatti) programma di QE. Vedremo se vi sarà qualche mossa a sorpresa. Per il Dax un segnale di interruzione del ribasso, con prezzi che chiudono sopra i top della settimana precedente. Sulla tenuta di 9000, spazio al rimbalzo fino alla prima resistenza rilevante, poco sopra i 10.000 punti.





Italia: per ora meno rosea la situazione, con prezzi che non riescono neanche a chiudere sopra i 17.000 punti. Il rimbalzo c’è stato (prima settimana positiva del 2016), ma con chiusura debole. Area 17.800 rimane la prima resistenza di breve. Positivo comunque almeno il deciso rientro della volatilità. E con le medie mobili così lontane (la veloce passa ora a 20.700…), più probabile un riequilibrio dei prezzi e quindi ulteriori tentativi di rimbalzo. Da questi livelli o poco sotto.





Asia: riapre la borsa cinese, e la buona tenuta (+3,5%) aiuta a stemperare il pessimismo globale in settimana. Sul fronte macro non certo positivo il crollo delle esportazioni a gennaio, scese dell’11,2%. Prezzi ora su una prima resistenza, in un trend che rimane decisamente ribassista. In caso di estensione del rialzo, area 3000 o poco sopra il successivo livello di controllo.




Giappone che rimane in stagnazione (bassa crescita e bassa inflazione), nonostante le aggressive politiche monetarie. PIL 4° trimestre negativo e sotto le attese su base annua





Indice Nikkei molto volatile, fa un deciso rimbalzo (+6,8%) dopo il crollo della scorsa settimana. Immutato il quadro tecnico, che rimane fortemente deteriorato. Segnali di riequilibrio solo sopra 17.000, che renderebbe l’area di supporto di lungo periodo di 14.500/15.000 un po’ più affidabile.





Latin America: drammatica la situazione del Venezuela, ormai ad un passo dal default. Secondo un rapporto della Deutsche bank, avrebbe bisogno di un prezzo del petrolio a 200$ per rimettere a posto le finanze statali, largamente dipendenti dall’oro nero. Il presidente Maduro si decide ad aumentare il prezzo della benzina, che rimane tuttavia a livelli “sociali” (e il più basso al mondo). Indici principali che rialzano in linea con le altre aree. Bovespa che raggiunge una prima area di resistenza per ritracciare moderatamente. Molto dipenderà anche in questo caso dai prezzi del petrolio.





Metalli: piccolo indietreggiamento dell’Oro, che tuttavia non viene mollato dagli investitori. Indietreggiamento che forma un nuovo livello di resistenza a 1162, picco della scorsa settimana. Sempre importante la tenuta di 1200/1180 (già testata in settimana). Oltre 1162, spazio fino alla cifra tonda di 1300 in prima battuta, sotto 1200 primo supporto a 1150. A mio avviso non c’è fretta di entrare sull’Oro a questi livelli: RSI in deciso ipercomprato sul settimanale, direi eguale probabilità di rialzo o ribasso.






Agricoli: frazionali variazioni percentuali per tutti gli agricoli, con l’eccezione dello Zucchero (-4,8%). Probabilmente sovrastimati gli effetti negativi del Nino sulla produzione. Per ora prezzi su un possibile supporto (area 12 quello principale), ma sembra essersi spenta la precedente euforia.





Petrolio: Arabia, Russia, Venezuela e Qatar hanno concordato un congelamento della produzione ai livelli di inizio gennaio. Una prima mossa, che ovviamente non cambia la situazione fondamentale. In settimana prezzi in forte rialzo prima dell’incontro al vertice, poi di nuovo giù una volta resi noti i termini dell’accordo, certo non soddisfacenti per risollevare i prezzi con rapidità. Si finisce in sostanziale pareggio sul settimanale, chiudendo poco sotto i 30$. Invariati i riferimenti, rimane da notare che è scemata nelle ultime settimane la precedente forte correlazione tra azionario e Petrolio. Un bene per le azioni dei paesi non produttori.







EUR-USD: ormai da 12 mesi che siamo nel range di stabilizzazione tra 1.05 ed 1,15, la coppia rimane in questa fascia di equilibrio, senza dare nuove indicazioni. Medie mobili ormai piatte e coincidenti, a dimostrare l’assenza di un qualunque trend. 1,0950 la semplice mediana del movimento.




Riccardo Zarfati
www.onehourtrading.it

 
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Autore: Riccardo Zarfati

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