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lunedì 29 febbraio 2016

Investimenti Banche: Fintech contro tasse e debito

Uno dei problemi attuali che affligge il sistema bancario italiano è riconducibile ai non performing loans che, rispetto alla media europea, sono ingenti come peso nei bilanci degli istituti italiani. Ma è un problema solo interno nostro?
 
npl

A ben vedere, secondo uno studio della Bis, la percentuale dei npl in Europa, per le banche maggiori, si è notevolmente incrementata durante il periodo di crisi fino al 2013, contrariamente a Usa e Uk, segnalando quindi un notevole ritardo sul preventivo taglio e risoluzioni di tali crediti. La gestione di tali crediti è anche onerosa per la banca e, nel caso italiano, nel 2014 ha determinato un assorbimento medio del 2,8% dei costi operativi totali della gestione.
 
tasse

In Europa è presente anche una rilevante eterogeneità nel trattamento fiscale nei confronti delle diverse banche in base allo stato di appartenenza; tale disomogeneità anderebbe uniformata per consentire un medesimo metodo di tassazione uguale per tutti e si potrebbe iniziare la convergenza con una armonizzazione generale della base imponibile. Ovviamente l’aliquota fiscale per le nostre banche è la più alta e consente allo stato italiano di incassare, ove ci siano profitti, molti soldi in caso di ciclo economico espansivo.
 
leverage

Le imprese non bancarie invece presentano un problema di leverage notevole, come evidenzia Banca d’Italia: Prima della crisi finanziaria, le imprese italiane hanno aumentato in modo significativo il loro debito in valore assoluto e in relazione al patrimonio netto e al PIL. Il divario positivo tra il leverage delle imprese italiane e quello degli altri paesi dell’area dell’euro si è ampliato negli ultimi anni, nonostante la riduzione del debito avviata nel 2011… la leva finanziaria delle imprese italiane è di circa 10 punti percentuali superiore rispetto agli altri paesi dell’area dell’euro. Le differenze sono sistematicamente più grandi tra le aziende micro e piccole, mentre sono contenute e debolmente significative per le società con attivo superiore a 300 milioni di euro.“ Le imprese italiane sotto sottocapitalizzate,  quindi sovraindebitate, grazie al monopolio storico del sistema bancocentrico che è attualmente in agonia e, con gli accordi di  Basilea, non consente più alle nostre imprese l’accesso al credito bancario ma “spinge” verso il capitale di rischio azionario o simile (crowfunding).
Come si può investire senza disporre di fonti di finanziamento a cui attingere? Questo è un grave problema dell’Italia insieme alla caduta a picco dei redditi reali delle famiglie (che non è trattato in questo articolo). Sempre Banca d’Italia evidenzia come “L’eccezionale flessione degli investimenti innescata dalla crisi finanziaria globale del 2007 ha coinvolto tutti i settori istituzionali e tutte le tipologie di beni capitali. Tuttavia, dati appropriatamente deflazionati evidenziano una contrazione più intensa della spesa per investimenti delle famiglie. Analogamente, dal lato dei beni, l’accumulazione in costruzioni ha registrato andamenti particolarmente sfavorevoli durante la doppia recessione, mentre la spesa in tecnologie dell’informazione e della comunicazione e gli investimenti in beni immateriali hanno segnato dinamiche più favorevoli. Per quanto riguarda il finanziamento degli investimenti, la crisi ha causato una significativa contrazione nella disponibilità del finanziamento esterno per le società non-finanziarie e per le famiglie. I prestiti a lungo termine a favore delle società non-finanziarie hanno assunto un ruolo sempre più rilevante, spiazzando i corrispettivi prestiti a breve termine. Anche il peso delle obbligazioni emesse è aumentato, in particolare dal 2008”.
 

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Riassumendo: il futuro è nelle fonti di finanziamento raccolte tramite la tecnologia che, nel breve periodo, sembra l’unica fonte di finanziamento certa e remunerativa; come entreranno le banche in questo nuovo business? Si vedrà dopo la selezione naturale determinata da aggregazioni e fusioni con il successivo sbocco verso il futuro: il “fintech”, nuovo ponte tra finanza ed economia reale
 
Guido Gennaccari
info@tradingroomroma.it

Fonte: www.tradingroomroma.it

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