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mercoledì 24 febbraio 2016

Il petrolio continua a condizionare i mercati


Ci ha provato, l’Asia, a capitalizzare la forza di Wall Street di ieri sera (massima chiusura dal 7 gennaio). La faccenda è durata finchè la PBOC non ha approfittato del buon sentiment per indebolire un po’ lo Yuan (fixing in calo dello 0.17%, massimo scostamento da 6 settimane).
Il mercato è sempre assai sensibile a quest’argomento. Inoltre, ci si attendeva stabilità, visto l’incombere del G-20 a Shanghai venerdi e sabato prossimi.
La “volatilità” sul cambio cinese ha impattato rapidamente sullo yen, segnado le gambe a Tokyo (che era arrivata a recuperare l’1.5%) e soffondendo la seduta asiatica di un sentore opaco.
Circa gli argomenti di discussione, Reuters riporta che gli USA esorteranno i paesi membri a fare un miglior uso della politica fiscale.

Queste raccomandazioni si uniscono,in Eurozone, a quelle ricorrenti da parte dell’ECB. Speriamo riescano a convincere le roccaforti dell’austerity in EU.
Inizialmente, l’Europa non ha fatto drammi, limitandosi a correggere marginalmente l’esuberanza di ieri. L’iniziale buona vena delle banche italiane ha contribuito alla tenuta del settore e degli indici generali.
La  revisione del GDP tedesco del quarto trimestre, non ha apportato modifiche al dato (+0.3%).

 Robusta la domanda interna, puntellata dalla spesa pubblica per i rifugiati, ed anche gli investimenti, la debolezza è venuta dal canale estero, che ha sottratto mezzo punto.
Interessante il dato dell’IFO di febbraio, sotto consenso (105.7 da prec 107.3 e vs attese per 106.8 e minimo da dicembre 2014) interamente a causa di un calo delle aspettative, mentre la situazione corrente ha mostrato un marginale miglioramento.
Sembra che l’incertezza globale non abbia ancora impattato sulle condizioni attuali, ma il calo di quasi 4 punti delle aspettative, a 98.8 (minimo dal 2012) mostra bene le preoccupazioni dell’industria tedesca per il calo del global trade.
Nonostante il pessimismo degli imprenditori tedeschi (o forse grazie a questo, per via dell’impatto sulle attese di intervento ECB) i mercati sono rimasti discretamente supportati.

Non a caso, poco dopo il dato l’€ ha messo il naso sotto 1.10 vs $.
La faccenda è cambiata nel pomeriggio, quando è emersa tutta l’impotenza dell’OPEC nel governare il prezzo del greggio in questa fase:
  • Il Ministro del petrolio iraniano ha definito “ridicola” la proposta portata avanti dalla Russia, l’Arabia, il Venezuela e il Qatar di freezare la produzione sui livelli di Gennaio, lamentando il fatto che questa giunge proprio quando l’Iran è  in procinto di aumentare la propria, in seguito alla cancellazione dell’embargo, mentre gli altri l’hanno appena aumentata.
  • Il Ministro saudita Al -Naimi ha dichiarato a Houston che non ci saranno tagli alla produzione perchè non c’è alcuna garanzia che i vari paesi li opereranno, anche se li promettono.

    La fissazione di un tetto alla produzione è solo l’inizio di un processo, ma è il mercato che deve trovare un proprio equilibrio e i paesi possono solo cooperare per aiutare il mercato a trovarlo più rapidamente. Tagliare la produzione vuol dire sussidiare i produttori con alti costi di estrazione, mentre la soluzione, per quanto dura possa essere, è che questi taglino i costi, o, se non possono, chiudano.
    Al-Naimi ha concluso dicendo che a Marzo saranno possibili ulteriori colloqui  sul potenziale blocco.
Ovviamente il petrolio ha istantaneamente perso ogni supporto,  e dato luogo ai consueti effetti collaterali su equity, tassi, settori bancari, US High Yield, etc. La magra consolazione è che ne le borse europee, ne al momento le borse US e l’oil cancellano interamente i buoni guadagni di ieri.

Ma, in particolare su quest’ultimo, si tratta di una circostanza che può variare in un batter di ciglia.
Solito quadro misto dai dati macro US:
  • Le new Home sales di Gennaio hanno ripreso a macinare (+0.4% che segue un +12.1%).
  • Assai deludente, per contro, la consumer confidence di febbraio (92.2 da prec 97.8 e vs attese per 97.2) ai minimi da luglio scorso.
    Anche la percezione del mercato del lavoro è peggiorata. Pare che l’effetto turbolenza sui mercati e sulle economie internazionali abbia avuto un impatto con un mese di ritardo. La consumer confidence resta però un dato con scarso potere previsivo a mio modo di vedere.
I rovesci dell’oil hanno trasformato quello che sembrava un fisiologico consolidamento dell’Equity globale in una significativa correzione.

Al momento, però, il quadro tecnico resta costruttivo, almeno finchè l’S&P 500 non buca nuovamente con decisione il supporto in area 1900-1910. Per la conferma del doppio minimo serve sempre chiusura sopra 1950, dove passa anche la media mobile a 50 giorni, il che ne rafforza la qualità di resistenza tecnica.
2850 il supporto per l’Eurostoxx. Ovviamente l’oil resta un driver importante.
In questo clima di generale scetticismo nei confronti dell’efficacia delle politiche monetarie, il dato del CPI US di gennaio di venerdi è passato stranamente inosservato. Eppure l’inflazione core (ovvero depurata delle componenti volatili) ha fatto segnare la variazione positiva più ampia dal 2011, e il dato anno su anno, al 2.2%, è ai massimi dal giugno 2012.

In altre parole i recenti dati sembrano indicare che la dinamica dei prezzi in US recentemente ha ripreso vita, ed è solo la debolezza del petrolio che maschera gli effetti nel dato headline. Considerando che gli effetti delle commodities sono per definizione transitori  (il petrolio non potrà scendere all’infinito), mi domando come mai la curva dei tassi US sia cosi riluttante a prezzare un po’ di attese di inflazione (il 10 e il 30 anni treasury si trovano sui minimi del recente range, rispettivamente a  1.75% e 2.60%, e gli inflation breakeven scambiano a 1.31%).
Un recupero delle attese di inflazione restituirebbe credibilità alle banche centrali (Fed in primis) e ridarebbe ossigeno al business bancario.

Il contrappasso sarebbe un corrispondente recupero delle attese di inasprimento della politica monetaria del FOMC (che però guarda al PCE,  che ristagna in area +1.4% per via di una diversa composizione –  vedremo il nuovo dato venerdi).
Se non altro, il tightening averrebbe per i motivi giusti.
E c’è da sperare che Yellen e C. tollererebbero un overshooting di queste attese, visto da dove veniamo.
Autore: Giuseppe Sersale Fonte: News Trend Online

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