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lunedì 29 febbraio 2016

Flash sui mercati


Da seguire:

Area Euro

Germania - Le vendite al dettaglio a gennaio sono cresciute a ritmi robusti anche in gennaio (+0,7% m/m dopo il +0,6% di dicembre), ma la variazione annua è calata a -0,8% a/a da 2,5% a/a. Le prospettive per i consumi tedeschi sono ancora positive, data la crescita di occupazione e salari.
Italia - I prezzi al consumo potrebbero calare di due decimi a febbraio come il mese precedente (-0,4% da -2,2% in base all’IAPC). Il maggior contributo negativo verrebbe dai trasporti, visti gli ulteriori cali dei carburanti; viceversa potrebbe proseguire la risalita dei prezzi nelle comunicazioni. Per via di un effetto statistico, l’inflazione annua tornerebbe in territorio negativo, a -0,3% sul NIC e a -0,2% sull’armonizzato. Potrebbe essere un punto di minimo nell’anno.

La stima flash di febbraio dovrebbe mostrare l’inflazione in territorio negativo a -0,1% da 0,3% di gennaio, ancora per effetto delle spinte ribassiste dall’energia. È possibile che l’inflazione core, al netto di energia e alimentari, rallenti di un decimo a 0,9% da 1,0% su di un effetto base sfavorevole. La dinamica dell’inflazione nel 2016 sarà determinata principalmente dall’andamento dei prezzi core, dal momento che ci aspettiamo una risalita del prezzo del petrolio assai contenuta.

Stati Uniti

Il Chicago PMI a febbraio è previsto in calo a 53,5 da 55,6 di gennaio. Il forte aumento di gennaio (+12,7 punti) non è sostenibile e l’indice dovrebbe riportarsi più vicino alla media della parte centrale del 2015, dopo la forte volatilità degli ultimi mesi.


I market mover della settimana

Nell’Eurozona, la stima preliminare potrebbe mostrare un calo dell’inflazione a -0,2% a febbraio da 0,3% di gennaio, ancora in larga misura su pressioni ribassiste dall’energia, ma potrebbe vedersi un calo dell’indice core a 0,9% e anche in Italia l’HCPI potrebbe tornare in territorio negativo (a -0,2%). Il tasso di disoccupazione a febbraio è atteso stabile nell’Eurozona (a 10,4%), in Germania (a 6,3%) e in Francia  (a 10,7%), mentre potrebbe calare di un decimo in Italia (a 11,5%). Sempre in Italia, il dato annuo dovrebbe mostrare il PIL in crescita di 0,7% da -0,4%, e il deficit del settore pubblico in calo a 2,6% da 3,0%. Le vendite al dettaglio nell’area euro sono viste in lieve rallentamento a +0,2% m/m da +0,3% m/m. Infine, la seconda stima dovrebbe confermare i PMI in calo a febbraio (composito a 52,7, manifatturiero a 51,0 e servizi a 53,0).

La settimana ha molti dati importanti in uscita negli Stati Uniti. L’employment report di febbraio dovrebbe essere positivo, con crescita solida di occupati e tasso di disoccupazione al 4,9%. A febbraio, si dovrebbe registrare un aumento delle vendite di autoveicoli, e un ISM manifatturiero ancora sotto 50, ma in modesto rialzo. La spesa in costruzioni a gennaio è prevista in aumento sostenuto. Il Beige Book dovrebbe riportare ripresa modesta o moderata, nonostante la debolezza di manifatturiero ed estrattivo. La stima della produttività del 4° trimestre dovrebbe essere rivista verso il basso.


Ieri sui mercati

In Giappone, la produzione industriale a gennaio è aumentata di 3,8% m/m (consenso:+3,2% m/m), dando un segnale di ripresa dopo la contrazione di dicembre. Tuttavia le proiezioni del METI (-5,2% m/m a febbraio, +31% m/m a marzo) mantengono negativo il  quadro del 1° trimestre, con una contrazione attesa di -0,3% t/t,dopo +0,5% t/t nel 4° trimestre 2015. Le proiezioni del METI sovrastimano regolarmente i risultati effettivi, pertanto la correzione di inizio anno potrebbe essere più ampia di quanto emerga dalle indicazioni raccolte a gennaio.  Il continuo apprezzamento dello yen e la debolezza della domanda estera sono freni significativi. Inoltre, le vendite al dettaglio sono calate di -1,1% m/m a gennaio: i consumi sono frenati dalla dinamica dei salari e dalle attese di restrizione fiscale.

Area euro

Francia - La seconda lettura, come da nostre previsioni, rivede al rialzo di un decimo il PIL nel quarto trimestre a 0,3% t/t. La revisione è spiegata principalmente da una variazione meno negativa dei consumi privati (rivisti a -0,19% t/t da -0,35% t/t) e da una revisione al rialzo del contributo delle scorte. Il contributo della domanda interna sale a 0,2 da 0,1, nonostante gli investimenti fissi siano stati rivisti al ribasso di un decimo a 0,7% t/t da 0,8% t/t per una contrazione delle spese in conto capitale delle famiglie di -1,0% t/t; globalmente, gli investimenti rimangono comunque in decisa accelerazione da 0,1% t/t del terzo trimestre. Infine, il contributo del canale estero appesantisce il proprio contributo negativo a -0,5 da -0,3 per una dinamica delle importazioni più marcato rispetto alla stima preliminare (a +2,5% t/t da +1,6% t/t). La variazione annua migliora quindi a 1,4% a/a da 1,3% a/a, ma in media annua il PIL rimane a +1,1% nel 2015. In sintesi, la seconda lettura del PIL francese segnala un recupero positivo degli investimenti produttivi che dovrebbe proseguire anche nel 2016 e una discreta tenuta dei consumi privati, che, dopo la pausa dell’ultimo trimestre, dovrebbero tornare a crescere già nel trimestre in corso; rimane però deludente la spesa in conto capitale delle famiglie che continua a calare per il decimo trimestre di fila. 

Francia - La spesa per consumi è aumentata di 0,6% m/m a gennaio da 1,0% m/m di dicembre (dato rivisto al rialzo da 0,7% m/m). Nel mese, il consumo di beni durevoli aumenta ancora di 0,6% m/m dopo 1,6% m/m, restano altresì sostenute le spese per arredo (+1,6% m/m, come a dicembre); le spese in abbigliamento aumentano ancora di 1,4% m/m da 4,1% m/m, mentre il consumo di alimentari si contrae di -0,8% m/m da +1,2% m/m. Gli acquisti di automobili rimangono pressoché stabili (-0,1% m/m) dopo il forte dato di dicembre (+1,8% m/m). Infine, la spesa per energia rimbalza a +3,4% m/m da -1,6% m/m visto che nel mese le temperature sono tornate più in linea con le medie stagionali. La variazione annua avanza di 0,6%, stesso ritmo di dicembre. Le vendite al dettaglio rimangono impostate per un robusto aumento di 0,9% t/t dopo essere calati di -0,5% t/t nell’ultimo trimestre. 

Italia - Le retribuzioni contrattuali sono rimaste ferme a gennaio come il mese precedente. Nel mese vi sono state diverse applicazioni economiche di contratti in vigore, dal peso però troppo ridotto per avere un impatto sull’indice generale. La tendenza annua ha toccato un nuovo minimo storico a 0,7% (da 1,3% precedente). Le paghe orarie sono rimaste invariate nell’anno, oltre che per la pubblica amministrazione, anche per credito e assicurazioni, telecomunicazioni e metalmeccanica; al contrario, si registrano apprezzabili incrementi per: tessili, abbigliamento e lavorazione pelli (2,5%), commercio e energia elettrica/gas (entrambi 1,9%) e agricoltura (1,8%). In assenza di rinnovi (oltre la metà dei contratti nel settore privato sono scaduti), la tendenza annua delle retribuzioni contrattuali resterebbe sui minimi storici anche nei prossimi sei mesi.

L’indice di fiducia economica elaborato dalla Commissione Europea è calato da 105,1 a 103,8, minimo dal maggio 2015. L’indice rimane ancora sopra il livello soglia di 100, coerente con una crescita circa nulla del PIL eurozona. Negli ultimi due mesi l’indice è, però, calato di 2,9 punti e conferma i segnali di rallentamento già arrivati con i PMI e le altre indagini nazionali questa settimana. 

Lo spaccato mostra un calo della fiducia in particolare nel manifatturiero a -4,4 da -3,1. Il peggioramento nel manifatturiero è spiegato dal calo della domanda estero e domestica. Peggiorano le attese per i prossimi mesi e le intenzioni ad assumere.  L’indice sintetico è in linea con la media di lungo termine  pertanto con una stagnazione del comparto.  Ma il morale peggiora anche nei servizi (-1,1 punti a 11,5) e nel commercio al dettaglio (-1,1 punti a 1,6), dove però i livelli sono ancora ampiamente al di sopra della media di lungo termine. Inutile dire che nei servizi finanziari la fiducia è crollata di 10,2 punti a 7,5, livello al di sotto della media di lungo termine. Al momento, il morale tiene solo nelle costruzioni, ma potrebbe essere un effetto del clima eccezionalmente mite in questo inverno 2016. Nei servizi il peggioramento di clima è spiegato da un calo delle attese per i prossimi mesi, mentre la domanda recente è migliorata marginalmente rispetto a gennaio.  Un calo della domanda  spiega la flessione di fiducia anche nel commercio al dettaglio.  Le intenzioni ad assumere sono scese nei servizi ma sono aumentate ancora nel commercio al dettaglio.  Anche le famiglie si dichiarano meno fiduciose sul quadro economico generale e sul futuro, ma per il momento i piani di spesa per i prossimi mesi sono invariati rispetto al mese scorso ed ancora al di sopra della media di lungo termine.  

A sorpresa, salgono le attese di prezzo nel commercio al dettaglio ma rimangono stabili nei servizi e calano nell’industria. In media, le attese di prezzo per l’economia allargata rimangono circa invariate rispetto a gennaio al di sotto della media di lungo termine, come segnalato dagli indici PMI.
Nel complesso. le indagini di fiducia di febbraio indicano che la crescita del PIL area euro potrebbe non superare lo 0,3% t/t anche nel primo trimestre 2016. La dinamica più debole del previsto riduce la nostra stima per il 2016 a 1,6%. I rischi sono verso basso, poiché tale stima presuppone comunque una riaccelerazione dal secondo trimestre.

Inflazione - Le stime preliminari hanno sorpreso verso il basso in Spagna dove la dinamica annua dei prezzi al consumo è calata a 0,9% a/a da -0.4% a/a ( -0,8% da -0,3% su quella nazionale). Anche in Francia i dati hanno sorpreso verso il basso con un calo dell’inflazione a -0,1% a/a da +0,3% a/a mentre le previsioni erano per un rallentamento a 0,1% a/a. In Germania l’inflazione è calata a -0,2% a/a da un precedente +0,4% a/a, mentre il consenso si aspettava una frenata a 0,0%. La dinamica inflazionistica nei primi mesi di quest’anno è ancora ampiamente spiegata dalla componente energetica e dal calo del prezzo del greggio.

BCE - A meno di due settimane dalla riunione di politica monetaria, gli interventi dei Membri del Consiglio continuano a suggerire che la BCE rivedrà lo stimolo monetario il prossimo 10 marzo. Visco, che voterà alla riunione di marzo, ha dichiarato che la BCE “userà tutti gli strumenti di cui dispone per contrastare i rischi di inflazione troppo bassa troppo a lungo”. Visco ha aggiunto che “i mercati emergenti hanno rallentato molto più delle attese” e che la situazione dell’economia mondiale “richiede una risposta da parte della BCE”. Anche Praet (membro del comitato esecutivo), durante un intervento a New York, ha espresso preoccupazioni per il rallentamento dell’economia mondiale e ha aggiunto che “i dati deboli nell’area euro sono un segnale di vulnerabilità anche se non sono drammatici”. Inoltre Praet ha indicato che “il recente andamento dei mercati finanziari non va sottovalutato”. Praet ha detto che le misure di politica monetaria della BCE sono volte a ridurre le divergenze nel livello dei tassi che sussistono all’interno della zona euro.

Praet ha inoltre spiegato che “il taglio del tasso sui depositi non aveva come obiettivo quello di influenzare il cambio ma di ridurre la frammentazione all’interno della zona euro”  Le dichiarazioni di Praet fanno ritenere che un’ulteriore intervento del tasso sui depositi avrebbe come obiettivo quello di favorire la circolazione dell’eccesso di riserve creato in parte tramite il programma di acquisto titoli dalle banche del centro ed in particolare tedesche e olandesi vero i paesi periferici. Weidmann (non votante a marzo) continua a distanziarsi dalle posizioni interventiste degli altri membri del Consiglio: ha dichiarato che “l’economia mondiale è più solida di quanto non credano i mercati” e che la BCE “dovrebbe guardare al di là della volatilità dei prezzi al consumo spiegata in larga misura dall’energia”. Weidmann non ha mancato di ricordare che “il beneficio marginale di politiche monetarie accomodanti è decrescente” e che “si tornerà a crescere ad un ritmo più sostenuto quando lo sforzo di riforma sarà potenziato”. In ogni caso, secondo Weidmann, “non ci saranno ampie revisioni alle stime di crescita e inflazione a marzo”.

Irlanda - Le elezioni politiche si sono concluse con la sconfitta della maggioranza uscente e con una frammentazione della rappresentanza parlamentare che renderà molto difficile formare una coalizione di governo. In base alle proiezioni, di fronte alla mancanza di alternative  i due rivali storici Fianna Fail e Fine Gael potrebbero essere obbligati a negoziare un accordo. Tuttavia, le resistenze interne ai due partiti non consentono di escludere lo scenario di un rapido ritorno alle urne.

Stati Uniti

La seconda stima del PIL del 4° trimestre è rivista verso l’alto a +1% t/t ann., da 0,7% t/t ann. della stima advance, grazie a un contributo maggiore di canale estero e scorte. La nuova stima include crescita più debole per consumi, investimenti non residenziali e spesa pubblica. I consumi sono rivisti verso il basso a 2% t/t ann., da 2,2%, per via di una dinamica più contenuta del comparto dei beni; gli investimenti fissi sono in calo di-1,9% da -1,8% t/t ann.; la spesa pubblica corregge di -0,1% t/t ann., da +0,7% t/t ann. della stima advance. Le esportazioni nette contribuiscono per -0,25 pp, da -0,5 pp della prima stima, grazie a importazioni in calo di -0,6% t/t ann. (da una prima stima di +1,1% t/t ann.), pur in presenza di una contrazione dell’export di -2,7% t/t ann. Il contributo delle scorte è passato da -0,45 pp a -0,25. La previsione per il 1° trimestre è un’accelerazione della crescita su ritmi fra il 2,5 e il 3% t/t ann.  

La spesa personale a gennaio aumenta di 0,5% m/m, dopo 0,1% m/m di dicembre (rivisto da 0). In termini reali la spesa è in rialzo di 0,4% m/m, dopo +0,2% m/m di dicembre (rivisto da +0,1% m/m), con variazioni di +0,7% m/M per i beni (durevoli +1,1% m/m) e di 0,28% m/m per i servizi. Il reddito personale è in crescita di 0,5% m/m (in termini reali, +0,4% m/m), con un incremento delle retribuzioni di 0,6% m/m e del reddito disponibile di 0,5% m/m. In termini reali il reddito disponibile cresce di 0,4% m/m. Il tasso di risparmio è stabile a 5,2%. E’ rilevante l’informazione sui prezzi: il deflatore dei consumi è in rialzo di 0,1% m/m (1,3% a/a); il deflatore core è in rialzo di 0,3% m/m (1,7% a/a). L’accelerazione dell’inflazione misurata con il deflatore core era attesa, ma a un ritmo più contenuto. I dati confermano che la spesa e il reddito delle famiglie sono in rialzo solido, e contribuiscono a spingere verso l’alto i prezzi dei servizi.

Indice di sorpresa economica negativo ma in ripresa        

La fiducia dei consumatori rilevata dall’Univ. of Michigan aumenta nella rilevazione finale di febbraio a 91,7 da 90,7 della stima preliminare e si riporta sui livelli di gennaio (92). Le condizioni correnti sono a 106,8 da 105,8 della stima prel. di febbraio e da 106,4 di gennaio; le aspettative risalgono a 81,9 (81, stima prel., e 82,7 gennaio). Le aspettative di inflazione 12 mesi e a 5-10 anni si stabilizzano a 2,5%; le aspettative a lungo termine erano scese a 2,4% nella rilevazione preliminare di febbraio sui minimi storici per la serie. La fiducia resta coerente con espansione dei consumi su ritmi intorno al 2,5% t/t ann., al di sopra di quanto visto nel 4° trimestre (2% t/t ann.). 

Brainard (Board Fed) ha detto che l'esperienza internazionale con i tassi negativi deve essere studiata, ma non è attualmente rilevante per gli USA. Brainard ha sottolineato che c'è una carenza di domanda nell'economia globale, che dovrebbe essere contrastata con aumento di investimenti in molti paesi. Secondo Brainard gli USA "non sono un'isola": il sentiero dei rialzi potrebbe seguire un ritmo più graduale, anche perché recentemente c'è stato un aumento di restrizione finanziaria negli Stati Uniti. Williams (San Francisco Fed) e Powell (Board Fed) hanno sottolineato l'importanza della "forward guidance" e in particolare del grafico a punti per dare sistematicità alle proiezioni dei partecipanti al FOMC e informazioni rilevanti per il mercato. Powell ha indicato che potrebbe essere utile collegare i punti del grafico ai singoli  partecipanti.

I discorsi dalla Fed continuano a evitare di toccare la questione delle decisioni di marzo, ma la previsione è che i tassi restino fermi alla prossima riunione. Il significativo aumento dell'inflazione a gennaio, con il deflatore ormai  sui  livelli previsti per fine anno, potrebbe portare il Comitato a segnalare a marzo che 1) ci sono  rischi derivanti dal contesto internazionale ( a gennaio non c'è stata una valutazione esplicita dei rischi per lo scenario) e 2) visto il lungo periodo di "undershooting" dell'inflazione rispetto  all'obiettivo negli ultimi anni, è opportuno ottenere un periodo temporaneo di contenuto "overshooting" della dinamica dei prezzi rispetto al 2%.
Autore: Intesa Sanpaolo Studi E Ricerche

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