-
.....................

PER MANTENERTI SEMPRE IN CONTATTO CON LATOOSCURO-TRADING.COM TWITT

sabato 20 febbraio 2016

Dalla Bce si teme una nuova recessione in Europa


Chiusura pesante per le borse europee che hanno visto un risultato generalmente negativo in tutto il Vecchio Contiente.

L'allarme della Bce

Piazza Affari infatti ha chiuso a -1,2%, in rosso come tutto il resto delle piazze europee che hanno dovuto scontare l'allarme di Jan Smets, membro del consiglio direttivo della Bce e governatore della Banca Nazionale del Belgio, il quale ha avvertito sul pericolo inflazione: qualora quella europea dovesse continuare a restare sui minimi registrati in questo periodo, ovvero su valori non lontani dallo 0 potrebbe verificarsi una nuova recessione le cui radici affondano in problemi strutturali presenti in Europa e che da sola la Bce non può risolvere.
Infatti le armi a disposizione della Bce e cioè i tagli sui tassi potrebbero costringere gli investitori verso la ricerca di un rendimento più alto e quindi spingere a investimenti rischiosi.

A pesare sul risultato finale anche il settore bancario

Tempi difficili questi per le banche europee con la chiusura dello Srep cioè il processo di revisione e valutazione dei conti degli istituti del Vecchio Continente che, chiuso proprio in questi giorni, vede la necessità di un aumento dei requisiti di capitale di 50 punti base in barba alle numerose e difficili ricapitalizzazioni già fatte in questi mesi.

Questo perché i rischi globali che impattano sul settore non sono diversi da quelli che nel 2014 fecero nascere le preoccupazioni che adesso ci troviamo a pagare. Anche perché, volendo essere specifici, molte banche, duramente colpie dalla crisi, non hanno ancora recuperato quanto perso dalla seconda recessione, quella del 2012.
Da qui la necessità di aumentare questi requisiti di 30 punti base quest'anno e 20 l'anno prossimo sotto forma di buffer. Come se ciò non bastasse ci sarebbero, sui quasi 130 istituti sotto l'ombrello della Bce (129 per l'esattezza), anche altri 5 istituti in Europa che, nonostante tutto quanto fatto, ancora non dispongono dei requisiti richiesti.

I costi occulti (ma che stiamo già pagando) del Bail in

2016 anno del Bail in ovvero delle norme che regolano i fallimenti bancari ora che gli aiuti di stato, per volere dell'Europa, sono vietati.

Le nuove norme hanno gettato nel panico i mercati i quali, sfiduciati sulla reale forza di alcune banche, hanno preferito realizzare dando vita a un disastroso inizio d'anno per il settore del credito. Ma anche se nate dalle migliori intenzioni (almeno ufficialmente) le nuove norme non vengono viste di buon occhio nemmeno da Confindustria.
Secondo un report pubblicato dal Centro Studi di Confindustria, infatti, il Bail in avrebbe ripercussioni negative sull'economia frenando la crescita in Italia ma anche nei paesi europei compresi quelli che hanno tanto combattuto per vederle realizzate e approvate. Questo perché i costi che dovrebbero andare sui conti delle banche verranno puntualmente scaricati sui contribuenti.

Non solo, ma la volontà dell'Europa sarebbe quella di incrementare le norme con il tetto massimo pari al 25% di acquisti di titoli di stato da parte delle banche, scelta particolarmente pericolosa per gli istituti di credito italiani che in pancia hanno molto di più di quanto designato da Bruxelles (si parla del 22% del totale delle emissioni le quali rientrano nella categoria “rischio-zero” quindi senza obbligo di accantonamento di capitale) e che perciò sarebbero costrette a vendere oltre 1.600 miliardi di euro di bond.

Le sofferenze delle banche

Le banche italiane da tempo soffrono di una malattia la cui cura, per ammissione degli organi europei, primo fra tutto il governatore della Banca Centrale Mario Draghi, richiederà molto tempo, una malattia che si chiama “crediti in sofferenza e crediti incagliati” cioè quei capitali concessi dalle banche e che poi, per colpa della crisi o altro, non sono stati restituiti, mentre i crediti incagliati sono quelli la cui restituzione sta richiedendo molto tempo con conseguente dispendio di energie e risorse, anche economiche, da parte delle banche occupate a recuperarli oltre a dover gestire la mancanza momentanea del capitale che invece, in fase di stipula del prestito, era previsto già tornato indietro.

Una malattia che impone anche una stretta selle concessioni del credito e quindi sull'economia, unica medicina in grado di curare le sofferenze.

Il report di Confindustria

Non solo ma dal Centro studi ricordano anche che il meccanismo di cartolarizzazione previsto dal piano del governo per lo smaltimento delle sofferenze copre solo la tranche senior, meno rischiosa per di più dietro una garanzia che è rilasciata, a pagamento, solo nel caso in cui i titoli in questione avranno un rating non inferiore al BBB; tutto questo fa sì che all'interno del piano possano rientrare solo una percentuale minima delle sofferenze presenti nelle banche.

Il resto sarà ancora una zavorra.
Lo scetticismo sulle nuove norme si rafforza anche guardando un altro studio, quello di RMStudio secondo cui il Bail in potrebbe costare alle banche circa due miliardi di euro, se non di più. Il conto è composto da oneri che partono dai 500 milioni di euro l'anno derivanti dalla gestione del Fondo di Tutela dei Depositi che adesso si dovrà pagare, come riferisce La Repubblica, pro quota ex ante invece che a posteriori e in caso di fallimento, ad arrivare, stando alle cifre snocciolate dal report ai 1,38 miliardi di altri costi la metà dei quali deriverebbe dall'aumento dei costi di finanziamento.
Fonte: News Trend Online

Nessun commento:

Posta un commento