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giovedì 20 novembre 2014

La Lunga Marcia (delle aziende) per scappare dalla Cina


Il costo del lavoro in Cina è aumentato rapidamente. Inoltre, il costo per i terreni e soprattutto quelli per costruzioni, sono aumentati in parallelo. Questa è una cattiva notizia per i produttori mondiali che dipendono dal basso costo del lavoro per guidare i profitti.
Di conseguenza, un numero sempre più alto di aziende sta scappando da quella che fino a qualche anno fa era la terra migliore per fare affari e delocalizzare.
Proprio per le caratteristiche che adesso non ci sono più, come si legge dal report di Benjamin Shepherd, di Income Without Borders. La fuga dalla Cina porta sempre più spesso verso paesi meno cari, come la Thailandia, il Vietnam, le Filippine, e persino il Messico.
E questo è a sua volta l’inizio di un circolo virtuoso di investimenti da parte delle imprese e i cui benefici per le altre nazioni saranno uguali a quelli di cui a suo tempo potè godere la Cina.
Ma quali settori preferire? Secondo le preferenze di Shepherd, meglio sovrappesare i settori industriale e sanitario, evitando l’IT, i materiali e i finanziari. In altre parole, preferire il consumo che nelle regioni limitrofe alla Cina, ovviamente, aumenterà con l’arrivo dei capitali esteri.
Ma Pechino non sta ammettendo una sconfitta, anzi, sta confermando una metamorfosi e come tutte le metamorfosi potrebbe uscirne ampiamente vincitrice, nonostante una crescita più lenta, perchè resta comunque la più grande economia mondiale sia tra gli emergenti che tra i mercati di frontiera, ormai ben lontana da queste categorie.
I giorni di crescita a due cifre sono finiti ma un 7% resta comunque una frontiera di innegabile ricchezza, ancora di più se la si confronta con i risultati che si attestano per quella che resta, forse per poco tempo ancora, la prima economia mondiale ovvero gli Usa.
I concorrenti? Pochi Secondo quanto riporta Forbes, la crescita reale del PIL indiano potrà superare la Cina nel 2016, ma l'economia dell'India è meno di un quarto della superficie della Cina la quale può sfruttare uno yuan più forte rispetto alle divise dei paesi limitrofi e un’inflazione che su Pechino non va oltre il 2% contro il 5% di India e Brasile, e oltre l'8% della Russia.
Ma non è tutto oro ciò che luccica: la Cina deve affrontare comunque una crescita più debole del credito, una debole crescita degli investimenti delle imprese, e una correzione sul settore dell’immobiliare, vittima innegabile di una bolla.
Fonte: News Trend Online

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