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lunedì 29 maggio 2017

La Bce pesa più della Fed?

Continuiamo ad avere un outlook positivo sui mercati dato che i trend che abbiamo visto realizzarsi dal secondo semestre dell’anno scorso ai primi mesi del 2017 dovrebbero continuare. Quello che cambia sono i driver della performance di mercato. L’anno scorso e all’inizio del 2017, la propensione al rischio è stata sostenuta da dati sorprendentemente positivi in termini di crescita e dall’anticipazione di politiche a favore della crescita da parte della Casa Bianca, anche se l’intonazione da allora è mutata. 

Oggi il principale supporto per i listini azionari deriva dagli utili societari. Gli utili hanno messo a segno un rimbalzo a inizio anno negli Stati Uniti ma soprattutto nel Vecchio Continente e perfino in alcune aree degli Emergenti. I mercati obbligazionari, nel frattempo, sono rimasti sulla difensiva, principalmente per le attese di una FED intenzionata a proseguire il cammino di normalizzazione della propria politica monetaria e per la crescente percezione che anche la BCE adotterà verso fine anno una politica più neutrale.
L’incertezza politica negli Stati Uniti ha di recente lasciato il segno sui mercati facendo registrare una battuta d’arresto sulla scia di timori legati ai possibili impedimenti alla giustizia da parte dell’amministrazione Trump. Resta però difficile riuscire ad incorporare nel processo d’investimento quotidiano un aspetto come l’incertezza politica. Le tecniche precedenti, come ad esempio un posizionamento long verso la volatilità implicita, non hanno reso bene l’anno scorso. Riteniamo piuttosto che portafogli solidi composti da strategie differenti, comprese quelle relative valuemarket directional e carry rappresentino la soluzione migliore per fare fronte agli scossoni imprevedibili, compresi quelli legati alla politica.
Salvo possibili sorprese, il probabile esito delle prossime elezioni generali in Regno Unito è già ampiamente prezzato dai mercati. La sterlina ha recuperato sulla base della convinzione condivisa dalla maggioranza degli investitori di una vittoria storica da parte dei Conservatori, che rafforzi la modesta maggioranza alla Camera Bassa e che dia a Theresa May flessibilità nelle trattative con l’Europa. Detto ciò, anticipiamo alcune possibili sorprese negative una volta iniziate le negoziazioni per la Brexit. La posizione negoziale del Regno Unito, anche se rafforzata da una maggioranza alla House of Comoons, sarà debole rispetto alla posizione dell’Europa nel suo complesso e rispetto agli interessi dei singoli Paesi.
Negli USA ci aspettiamo che la FED continui il suo processo di normalizzazione dei tassi con un’ulteriore revisione al rialzo a giugno e, forse, ancora altri due entro la fine dell’anno. E’ anche probabile che entro fine anno la FED possa fare passi in avanti concreti in termini di normalizzazione del proprio bilancio, annunciando la modalità che intende seguire per ridurre gli asset in bilancio.
E’ invece dalla BCE che ci aspettiamo la possibile sorpresa maggiore. L’istituto di Francoforte al momento non sta solo mettendo in atto una politica monetaria estremamente accomodante, ma anche una predisposizione agli acquisti che è probabile subisca una cambiamento nel breve periodo. Il passaggio verso una politica più neutrale potrebbe arrivare anche a giugno, e probabilmente comunque non oltre settembre, fase in cui i mercati anticiperanno il tapering e la possibile la rimozione dei tassi di deposito negativi. Nella seconda metà dell’anno ci aspettiamo che saranno le scelte della BCE a condizionare in maniera significativa l’andamento dei mercati piuttosto che quelle della FED.

A cura di Larry Hatheway, capo economista di GAM

Fonte: www.finanzaoperativa.com

venerdì 26 maggio 2017

Weekly Economic Monitor


Il punto
FOMC: è in arrivo un rialzo dei tassi a giugno ed è quasi pronto il piano di riduzione dei reinvestimenti graduale e trasparente, da adottare probabilmente “entro fine anno”.
Riunione OPEC in linea con le attese: manteniamo una previsione per il Brent in un intervallo ristretto intorno a 55 dollari al barile nel 2° semestre 2017.
Stati Uniti – Riforme: i mesi passano, ma i risultati sono ancora lontani
La turbolenza politica collegata alle indagini sui rapporti fra la Russia e la campagna elettorale di Trump ha rallentato l’avanzamento, già di per sé difficile, delle riforme. La nomina del consigliere speciale Mueller alla guida dell’indagine dell’FBI sul Russia-gate dovrebbe contribuire a riportare in primo piano l’attività legislativa del Congresso su sanità, budget e imposte. 
L’iter delle riforme è anche imbrigliato da questioni procedurali che devono essere soddisfatte per poter legiferare senza soggiacere all’ostruzionismo democratico.
I lavori del Congresso nei prossimi mesi saranno scanditi da una difficile sequenza. Prima di tutto, l’approvazione della riforma sanitaria, che richiede ora una nuova versione approvata in Senato e inviata per un nuovo voto alla Camera, difficilmente realizzabile prima di metà giugno. Poi l’approvazione di una “budget resolution”, probabilmente molto diversa dal budget dell’amministrazione, entro luglio. Quindi elaborazione della riforma tributaria, con tutti i dettagli mancanti nel “canovaccio” presentato da Trump due mesi fa. A partire da settembre dovrebbero anche aprirsi i negoziati per le modifiche al NAFTA.
In conclusione, l’approvazione delle riforme annunciate (sanità, imposte, commercio internazionale) è ancora lontana e richiede un’impegnativa corsa a ostacoli in Congresso. In particolare, il lavoro di ricerca del consenso su un piano coerente per le imposte deve ancora cominciare. Per fortuna, la crescita americana sta benissimo, con la crescita al potenziale e il mercato del lavoro al pieno impiego, anche senza nuovi interventi fiscali.

I market mover della settimana
Calendario fitto di dati importanti nella zona euro. Il focus sarà sulle stime di inflazione di maggio. Ci aspettiamo un calo dell’inflazione di tre decimi nella media area euro a 1,6% da 1,9% (a 1,7% in Germania, 1,1% in Francia, 1,5% in Italia e 2,3% in Spagna). L’indice di fiducia economica elaborato dalla Commissione UE completerà la tornata di indagini di fiducia di maggio: l’indagine dovrebbe confermare che la ripresa nell’Eurozona è in accelerazione. Le vendite al dettaglio in Germania sono attese in crescita di 1,2% m/m ad aprile, in parte per effetto della cadenza della Pasqua. Il tasso di disoccupazione dovrebbe essere invariato nella media area euro (9,5%) e in Germania (5,8%) e in calo in Italia (11,6%). La seconda stima dovrebbe confermare la crescita del PIL di tre decimi in Francia e di due decimi in Italia nel 1° trimestre.
La settimana ha molti dati di rilievo in uscita negli Stati Uniti, con informazioni positive attese sul fronte dell’attività, ma ulteriore debolezza sui prezzi al consumo. L’employment report a maggio dovrebbe mostrare un altro rialzo solido degli occupati e un tasso di disoccupazione al 4,4%, inferiore al livello di equilibrio, mentre i salari dovrebbero aumentare di 0,3% m/m. Fra gli altri dati di maggio, l’ISM manifatturiero dovrebbe aumentare, confermando l’espansione del settore, e le vendite di autoveicoli sono previste in modesto rialzo. Per aprile, la spesa personale, il reddito personale e la spesa in costruzioni sono attesi in rialzo. Il Beige Book dovrebbe dare un quadro diffusamente positivo dello scenario economico e del mercato del lavoro.
Autore: Intesa Sanpaolo Studi E Ricerche

Il punto sul FTSE MIB e DAX con l’analisi Candle Model

Archiviato l’effetto benefico  Macron, la ripresina europea stenta ad ergersi a nuovo driver di periodo, con i listini azionari che sembrano piuttosto sospesi tra resilienza rispetto alla minaccia terroristica e qualche preoccupazione  sulla  portata delle difficoltà di Trump.
La Cina intanto colleziona un cartellino giallo dall’agenzia internazionale di valutazione Moody’s, che degrada il paese del Dragone a causa dei timori sul rallentamento della crescita economica e sull’aumento del debito governativo.
Sta di fatto che dopo due settimane in cui hanno fatto melina, tanto l’indice Dax quanto il Ftse Mib sono arrivati in test del trespolo dinamico rappresentato dalle rispettive medie mensili dei prezzi, solitamente crocevia dei destini direzionali di periodo.
Procediamo alla ricognizione delle evidenze direzionali (Trend/segnali) ricavati dall’osservazione dei due indici.
 

FTSE MIB

QUADRO GIORNALIERO
Il segnale di breve sul Ftse Mib si contraddistingue dalla scarsa intensità in questa fase, in parte dovuto alla sua origine, l’intercettazione dello stop protettivo dell’allungo rialzista tentato proprio a metà maggio. Intensità che è da rimpinguare nel momento in cui l’indice sposti il suo campo di azione al di sotto del livello mensile dei prezzi, in recente avvistamento.
Lo stacco dei dividendi di lunedì 22 maggio è intervenuto in ambito di un Trend/segnale di debolezza giornaliero già in corso: tale evento tecnico non ha impattato sulla lettura grafica del segnale di breve, a differenza di quella di calibro settimanale, come vedremo tra un attimo.
La protezione del segnale di parziale debolezza è apposta a 21830, ma l’attenzione adesso si appunta sull’osservazione della dinamica che eventualmente si produrrà tra 20800 e 21300, che si presta alla formazione di configurazioni utili ad ipotizzare un aggiornamento del segnale in corso.
 
Indice Ftse Mib: grafico  giornaliero,  Trend/segnale in corso  − fonte grafico: Visual Trader

QUADRO SETTIMANALE
Lo stacco dividendi del 22 maggio ha invece prodotto talune conseguenze nel segnale settimanale del Ftse Mib, meritevoli di qualche commento. Nella live streaming di lunedì 22 maggio (https://www.youtube.com /watch?v=hVq4ipr-zXg&index=1&list=PLea2j4q7ng3j-VUs7uP2Afmt8JRIxerQ3 ) il Trend/segnale settimanale ovvero tattico del Ftse Mib era stato inquadrato in stato rialzista, ma soggetto al monitoraggio sulle chiusure di seduta per vagliare la sua continuità o meno, vista la comparsa di un Modello preliminare di OuTrend di debolezza.
L’arretramento tecnico di lunedì 22 maggio aveva prodotto una osservazione – lunedì stesso in chiusura di seduta – formalmente utile alla revisione in senso di debolezza del segnale settimanale (un momentum giornaliero negativo, formalmente utile a rendere esecutivo l’OuTrend di debolezza di cui sopra), ma rilevanti considerazioni di contesto hanno reso opportuno cercare qualche riscontro in più per considerare revisionato il Trend/segnale settimanale.
Sia la natura prettamente tecnica dell’arretramento di lunedì 22 che la contestuale assenza di parallela evidenza sul future del Ftse Mib, il Fib ( che viaggia nella sua quotazione al netto degli stacchi cedola), unitamente alla considerazione che neppure l’indice Dax, in eguale stato di monitoraggio per la revisione del segnale settimanale, non aveva offerto – sempre lunedì 22 – un esito di giornata utile per ripensare il segnale direzionale settimanale, ebbene tutte queste notazioni di contesto hanno in pratica congelato la revisione del Trend/segnale del Ftse Mib sino alla chiusura di ieri sera, quando un timido cenno di partecipazione al cambio di view settimanale è arrivato dall’indice tedesco.
In definitiva, dalla chiusura di ieri sera, a 21290 è andata revisionata la lettura operativa del Trend/segnale settimanale del Ftse Mib, rielaborata in moderatamente ribassista, ovvero di bassa intensità ed addirittura sterilizzabile in flat in occasioni di segnali di ripartenza di calibro giornaliero, visto che il pieno ripristino rialzista settimanale si avrebbe a questo punto solo sopra area 21830.
Una considerazione infine in merito al Trend/segnale mensile del Ftse Mib, sterilizzato da fine agosto in flat  − per le fasi in cui il Trend/segnale settimanale sia rialzista − ma in progressivo ripristino di indicazione di debolezza nella fasi in cui anche il segnale tattico/settimanale torni a sposare la view operativa ribassista.
 
DAX

QUADRO GIORNALIERO

L’indole del segnale di breve (ricavato dal grafico giornaliero) dell’indice tedesco mostra una certa pigrizia, comunque ancora inquadrato in ambito di Trend/segnale di debolezza, inaugurato in apertura di mercoledì 17 maggio, con annesso stop e ripristino rialzista a 12845.
La dinamica piuttosto erratica delle ultime cinque sedute ha portato il Dax al contatto congiunto con i livelli dinamici di periodo, che tra 12550 e 12670 affollano il campo grafico in cui si muove adesso l’indice. In particolare, l’osservazione si appunta sul transito della media mensile dei prezzi, ora in transito a 12570, livello dinamico che  dal 24 aprile ha guardato sempre dal basso l’indice, e che si incarica di distribuire l’intensità del segnale di breve, in questa fase.
Da un punto di vista della ricognizione dei nostri Modelli, tra 12620 e 12500 si possono ancora materializzare tentativi di ripartenza, ora tuttavia non individuati.
 
Indice DAX: grafico giornaliero,  Trend/segnale in corso  − fonte grafico: Visual Trader
 
QUADRO SETTIMANALE
La chiusura della seduta di ieri ha prodotto un aggiornamento del Trend/segnale settimanale del Dax, che da inizio settimana era entrato in monitoraggio sulle chiusure di seduta per il mantenimento o meno dell’indicazione rialzista di calibro settimanale.
La natura blanda del Modello osservato (un Linear di debolezza) unito al fatto che la struttura mensile dell’indice tedesco non annota ancora momenti di revisione operativa, sono elementi di contesto che fanno propendere per un riposizionamento in flat del Trend/segnale settimanale, con ripristino rialzista sopra area 12615. Semmai, quello che eventualmente si può attrezzare in questa fase è di considerare moderatamente ribassista il segnale settimanale per le fasi in cui il segnale di breve sia dello stesso avviso.

QUADRO MENSILE
Non vi sono variazione interpretative del quadro più ampio del Dax, quello desunto dal grafico mensile, in cui l’indicazione di riferimento rimane rialzista, con presidio posto in area 11475. L’osservazione di fine maggio è difficile che produca aggiornamenti di tali parametri, ma ne daremo conto nel live streaming di lunedì 5 giugno.
 
Autore: Giacomo Moglie

CALENDARIO RISULTATI UTILI SOCIETA' QUOTATE

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