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venerdì 21 settembre 2018

GBP/USD: venerdì nero, i trader passano alla cassa


Il Cable interrompe bruscamente il trend rialzista di breve termine faticosamente costruito in due settimane e adesso di nuovo in discussione.
Infatti i prezzi hanno subìto prima un consolidamento a ridosso di 1.2980 e successivamente hanno intrapreso un eccellente movimento rialzista culminato con il massimo relativo a 1.3280 dollari.
Tenuto conto dell'ottima indicazione fornita il il 5 settembre scorso, dall'oscillatore Cci, che ha correttamente filtrato il pull back a ridosso di 1.2850, il movimento ascendente ha prodotto una salita di oltre 400 pips.
Come spesso capita sul Forex il venerdì molti operatori istituzionali rallentano la loro attività operativa ed evidentemente ciò ha facilitato i trader nello scaricare le posizioni rialziste, amplificando il ribasso che ha assunto proporzioni preoccupanti.
Infatti nell'eventualità di un proseguimento anche per la prossima settimana del ribasso, la distanza che separa i prezzi attuali dai livelli di inversione del trend è corta, con i supporti a 1.2950 e 1.2870 ormai presi di mira.
L'unico modo per riequilibrare nuovamente l'impostazione al rialzo è che entro martedì prossimo la sterlina recuperi quota 1.3160, predisponendo nuovi allunghi oltre quota 1.3240 e 1.3365 euro.

Strategia operativa

Per le posizioni long: collocare ordini pendenti a ridosso di 1.2920, con stop loss unico di 1.2790 e target 1.3045; operazione con un profilo di rischio medio basso.
Per le posizioni short: collocare ordini pendenti a ridosso della forte resistenza apparentemente lontana di 1.3260, con stop loss 1.3340 e target 1.2980 dollari; operazione con un profilo di rischio elevato.
Fonte: News Trend Online

Piazza Affari: nessuno stop al rialzo per ora. I titoli in e out

 
Di (KSE: 003160.KS - notizie) seguito riportiamo l'intervista realizzata a Gerardo Murano, consulente finanziario indipendente, al quale abbiamo rivolto alcune domande sull'indice Ftse Mib e su diverse blue chips.
Piazza Affari continua ad inviare segnali interessanti, con il Ftse Mib che sta provando a spingersi oltre i 21.500 punti. Il rimbalzo in atto può proseguire nelle prossime giornate?
Il rimbalzo a cui abbiamo assistito negli ultimi 10 giorni ha consentito al Ftse Mib di riportarsi nella precedente area di distribuzione compresa tra i 21.500 e i 22.000 punti.
Nella sessione odierna sono stati registrati nuovi massimi relativi in area 21.600 e proprio questo livello rappresenta nel breve termine il pivot da superare perchè si assista ad una prosecuzione del movimento rialzista che dovrebbe condurre almeno alla parte superiore del range di distribuzione di cui abbiamo parlato, in area 22.200/22.300.
E' altrettanto vero che quello attuale è un momento particolarmente combattuto per via di fattori extra borsistici e legati al rischio Italia. In prossimità di area 21.000 abbiamo assistito a quattro giornate in cui c'è stato un confronto abbastanza forte tra orsi e tori con sessioni che si aprivano in calo e si chiudevano in rialzo e viceversa.
La tendenza di breve termine è rialzista e il target dovrebbe essere l'area dei 22.300/22.400, ma è chiaro che la presenza di fattori esogeni rende il clima incerto.
Nel (Londra: 0E4Q.L - notizie) caso in cui si verificasse uno scenario negativo, sarebbe il cedimento dei 20.700 punti di Ftse Mib a fornire un'indicazione di debolezza, con possibile alleggerimento delle posizioni in essere da parte degli investitori.
La mia view su Piazza Affari è ancora positiva e il superamento dei 21.600 punti di Ftse Mib proietta verso i 22.200/22.300 punti.
Tra i bancari oggi Ubi Banca (Amsterdam: UF8.AS - notizie) viaggia in buon progresso, mentre scende in controtendenza Bper Banca. Cosa può dirci di questi due titoli?
Per Bper Banca, come per tutto il settore bancario, la fase di rialzo è stata abbastanza sostenuta. Nel caso di Bper Banca ci sono delle specificità legate alla prossima presentazione del piano industriale, ed è altrettanto vero che il titolo veniva da un movimento decrescente che era stato più intenso rispetto a quello di altri competitors.
Al momento la tendenza di breve termine è al rialzo e la proiezione del movimento è in area 4,6/4,8 euro, area di distribuzione che aveva caratterizzato le quotazioni nel mese di luglio.
Gli indicatori algoritmici accompagnano il movimento in atto e non si vedono per ora segnali particolari.
Nel caso di Ubi Banca abbiamo assistito ad un doppio minimo che è stato caratterizzato però da una minore capacità di reazione. Il titolo è partito bene, anche in gap, nella prima settimana di settembre, ma il raggiungimento di area 3,8 euro è stato abbastanza penalizzante.
I prezzi hanno virato al ribasso nella giornata di ieri in maniera piuttosto decisa, non negando il movimento rialzista, ma fornendo in qualche modo un segnale di attenzione agli investitori.
Le indicazioni operative non possono essere che legate a nuovi massimi, per cui bisognerà necessariamente attendere il superamento di 3,825 euro prima di ritornare positivi su Ubi Banca, con proiezioni in area 4/4,1 euro.
In caso di rafforzamento della spinta ribassista di breve termine, sarebbe l'area dei 3,4 euro a contenere la discesa del titolo.
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Nel settore oil come valuta il recente andamento di Saipem (Londra: 0NWY.L - notizie) ed ENI (Londra: 0N9S.L - notizie) e cosa si aspetta nel breve per entrambi?
In questo momento Saipem (EUREX: 577305.EX - notizie) è sicuramente tra i titoli meglio impostati nel paniere del Ftse Mib. Il titolo ha già corso tanto e ha sostanzialmente raggiunto l'area dei 5 euro che in questo momento ha più una valenza psicologica che prettamente tecnica.
Dal punto di vista tecnico la resistenza statica è individuabile in area 5,5 euro, ma non deve stupire una frenata del movimento rialzista con delle prese di beneficio, dopo che Saipem ha messo a segno un rialzo di circa il 20% in un paio di mesi.
Operativamente il superamento dei 5 euro proietterebbe il titolo verso i 5,5 euro, ma in caso di storno potrebbe essere ipotizzabile un'operazione in buy-area, quindi un acquisto sulla debolezza al raggiungimento dei 4,6 euro. Per Un'operazione di questo tipo si avrebbe uno stop loss alla rottura dei 4,4 euro e una proiezione sempre a 5,5 euro.
ENI più di Saipem è legato al prezzo del petrolio e nell'ultimo trimestre non mostra un movimento rialzista così definito, visto che siamo piuttosto all'interno di una conformazione grafica che sta assumendo delle caratteristiche triangolari.
Nuovi segnali di forza si avrebbero al superamento dei 16,7 euro, oltre cui ENI sarebbe proiettato al test dei massimi in area 17,2 euro. La soglia dei 17 euro negli ultimi anni si è rivelata abbastanza importante per ENI, visto che dal 2015 ad oggi difficilmente è stata superata con particolare slancio.
STM (Shenzhen: 000892.SZ - notizie) oggi scende in controtendenza dopo il rialzo delle ultime tre sedute. Prevede ulteriori recuperi nel breve?
STM è agli inizi di un possibile rimbalzo, ma deve chiaro il fatto che la tendenza sia nel breve che nel medio termine è orientata al ribasso.
Un'eventuale prosecuzione del movimento delle ultime sedute avrebbe come target l'area dei 17 euro, per cui è ancora possibile un allungo nel brevissimo termine, ma lo stesso andrà inquadrato come un rimbalzo e non come un movimento di inversione di tendenza che si conferma chiaramente ribassista nell'ultimo trimestre.

Ma l’integrazione è ancora un obiettivo?

 
Le risorse dedicate all’integrazione degli immigrati sono assai modeste. E l’impegno del terzo settore da solo non basta. Ma è proprio su queste politiche che bisognerebbe investire per garantire un futuro di convivenza a tutti, italiani e stranieri.
Una precisa strategia di comunicazione
Difficilmente darà risultati significativi l’iniziativa dell’Alto commissariato Onu sui diritti umani di monitorare il nostro paese per i recenti atti di xenofobia e razzismo. Eppure, il clima generale che si respira oggi in Italia in materia di immigrazione può destare legittime preoccupazioni. La narrazione generale, che tanto consenso genera nell’opinione pubblica italiana, prende di mira i singoli sbarchi, ma finisce per creare un diffuso sentimento di insofferenza che coinvolge tutti gli immigrati senza troppe distinzioni giuridiche, di condizione o di provenienza.
In Italia vivono 5 milioni di stranieri regolari, di cui 2,4 milioni sono lavoratori che pagano tasse e contributi. A loro si aggiunge almeno un milione di italiani di origine straniera (naturalizzati, figli adottivi o figli di coppie miste). Eppure, si continua a parlare di “emergenza immigrazione” riferendosi alle 150 mila persone accolte nei centri. Le eventuali precisazioni (“non ce l’abbiamo con i regolari o con quelli che lavorano”) sono volutamente tardive e residuali. Non si tratta di superficialità, ma di una strategia comunicativa che parla dell’albero, ma ha in mente la foresta.
Perché investire sull’integrazione
Si possono citare esempi concreti di come l’azione xenofoba incide direttamente sulla generalità degli immigrati. Le amministrazioni che investono in politiche di integrazione, attraverso corsi di italiano e mediatori culturali, vengono accusate di “sottrarre fondi ai cittadini italiani”. Viceversa, chi taglia questi servizi si vanta di aver ridotto gli sprechi. Le politiche di integrazione sono di competenza di regioni ed enti locali, ma appare chiaro che il clima politico nazionale ha effetto anche sulle azioni territoriali. Occorre infatti distinguere tra politiche per l’integrazione rivolte ai soli cittadini stranieri e il loro accesso ai servizi generali di welfare.
Sono almeno due le realtà del paese in cui gli interventi di integrazione sociale sarebbero particolarmente necessari.
La prima è quella delle periferie delle grandi città e, in generale, di quelle aree urbane dove si sono create alte concentrazioni di immigrati, anche a causa di passati errori urbanistici. Si tratta generalmente di aree in cui aumenta la presenza irregolare o si affaccia la criminalità.
La seconda è quella degli istituti professionali, dove le presenze dei ragazzi stranieri sono mediamente vicine al 15 per cento degli iscritti e in molte regioni del Nord arrivano a percentuali largamente più alte. Molti di questi ragazzi sono nati in Italia, ma talvolta la difficoltà delle relazioni passa attraverso le famiglie di appartenenza, sia italiane che straniere.
Le risorse e la loro gestione
Le risorse dedicate a queste materie sono assai modeste: mediamente i comuni italiani investono nell’ambito dei servizi sociali meno di 200 milioni l’anno, cui si possono sommare i circa 45 milioni annui di investimenti programmati per il settennio 2014-20, all’interno del Fondo europeo asilo, migrazione e integrazione (Fami).
Negli ultimi anni l’accoglienza dei profughi ha impegnato fondi molto più consistenti, ma solo una parte residuale è stata utilizzata per corsi di italiano e percorsi di integrazione, al netto delle spese vive per l’accoglienza. Anche considerando i singoli progetti in ambito sanitario e scolastico, l’Italia non arriva a spendere 300 milioni l’anno per politiche rivolte specificamente ai cittadini stranieri per la loro integrazione. Anche se va ricordato l’importante impegno dei Cpia (Centri provinciali per l’istruzione degli adulti) per l’alfabetizzazione degli adulti.
Naturalmente, oltre alla quantità, c’è anche la questione della qualità della spesa.
Sarebbe importante definire alcune priorità nazionali, come i corsi di lingua italiana (concordati tra ministero degli Interni e regioni fin dal 2007) e la mediazione culturale, presente in tutti i paesi di forte immigrazione. Ma anche su attività culturali nelle scuole, come la sensibilizzazione e la prevenzione sui temi del razzismo.
Su questi temi, l’impegno del terzo settore è indubbiamente meritorio, ma è bene che ci sia uno stretto rapporto con la programmazione pubblica, soprattutto locale, proprio perché queste iniziative rappresentano anche un supporto preventivo alle politiche sulla sicurezza. E se finora le politiche sono state rivolte indiscriminatamente a tutte le comunità, in questa fase sarebbero opportuni sforzi mirati verso quelle culturalmente più lontane dai valori occidentali. Per esempio, in Francia (pur senza escludere qualche intento propagandistico) si è deciso di ritornare a un controllo dello stato sui corsi di lingua araba per i minori stranieri, proprio per contrastare l’influenza salafita che si è diffusa attraverso internet.
È importante poi che le politiche di integrazione degli immigrati vengano monitorate e valutate a posteriori in ambito nazionale ed europeo. Un investimento su un futuro di convivenza non può essere fatto alla cieca, né rappresentare un intervento a fondo perduto.
Tuttavia, negarne l’utilità sacrificandole sull’altare di un facile consenso rappresenta una grave sottovalutazione dei problemi che abbiamo di fronte.
Non è così che si fanno gli interessi degli italiani.
Di Enrico Di Pasquale, Andrea Stuppini e Chiara Tronchin

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