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venerdì 15 dicembre 2017

Emergenti, nel 2018 ancora buone prospettive di crescita


Maarten-Jan Bakkum, Senior Emerging Markets Strategist di NN Investment Partners, spiega che nelle ultime settimane, il quadro per gli investimenti nei mercati emergenti non è cambiato in modo sostanziale. Lo slancio della crescita continua ad essere forte, trainato da quella del commercio mondiale e da un'ampia ripresa della crescita del credito.
I dati sulle PMI di novembre per le principali economie emergenti erano solidi: 14 paesi su 15 (tutti tranne il Sudafrica) hanno riportato un dato superiore al valore neutro di 50 e in 14 paesi la lettura di novembre ha superato quella di ottobre. La forza delle PMI è visibile soprattutto nelle economie manifatturiere di esportazione dell'Asia orientale, ma la ripresa della crescita di queste economie, iniziata a metà del 2016, è più ampia.

Il nostro indicatore di dinamismo economico degli emergenti, costituito dagli otto indicatori ciclici più rilevanti delle 22 principali economie emergenti, è chiaramente in territorio positivo ed è addirittura migliorato nelle ultime cinque settimane.
Il deprezzamento valutario verificatosi a partire dal 2013, il forte rallentamento della crescita negli anni 2010-2015 e la conseguente riduzione degli squilibri fiscali ed esterni hanno creato ampi margini di ripresa, sia in termini di crescita economica sia dei mercati - spiega Maarten-Jan Bakkum -.

Dal 2016, abbiamo assistito ad un provvisorio ampliamento del differenziale di crescita del PIL degli emergenti rispetto ai mercati sviluppati, che riteniamo sia necessario per un trend di sovraperformance sostenuto dell’azionario emergente. Negli utili societari vediamo chiaramente una crescita maggiore negli emergenti rispetto ai mercati sviluppati.
Maarten-Jan Bakkum ritiene che sia ancora conveniente investire nell’azionario emergente, sebbene le prospettive di crescita di queste aree si sono in qualche modo ridotte a causa delle condizioni finanziarie meno agevoli degli ultimi mesi.

Finora la dinamica di crescita è stata robusta, ma il principale fattore di attrazione delle azioni emergenti nel medio-lungo termine risiede innanzitutto nella crescita della domanda interna. È quindi fondamentale guardare alla crescita del credito e ai fattori trainanti della sua recente ripresa.
In questo senso le condizioni finanziarie diventano rilevanti.
Le aspettative della Fed hanno cominciato a muoversi verso l’alto; da settembre i mercati hanno prezzato due ulteriori aumenti dei tassi prima della fine del 2018 - spiega Maarten-Jan Bakkum -. Ciò spiega perché i mercati del debito emergente siano stati sottoposti a una certa pressione e perché all'interno delle azioni emergenti i mercati con il maggiore fabbisogno di finanziamenti esterni, come Turchia e Colombia, siano stati chiaramente sottoperformanti.

L'aumento delle aspettative della Fed ha causato un indebolimento del nostro indicatore sulle condizioni finanziarie degli emergenti. Ciò dovrebbe avere un impatto sulla crescita del credito nei prossimi mesi e quindi sulle prospettive di crescita della domanda interna.
Ad ogni modo, Maarten-Jan Bakkum ritiene che sia troppo presto per preoccuparci.
Le condizioni finanziarie, infatti, non stanno subendo un inasprimento. Tuttavia, se i futures sui federal funds dovessero aumentare ulteriormente, la situazione potrebbe cambiare. Un'ulteriore incertezza potrebbe derivare da un percorso di politica monetaria della Fed meno prevedibile, a seconda dei cambiamenti nella composizione del consiglio di amministrazione, degli effetti della riforma fiscale e della misura in cui l'inflazione riprenderà.

I movimenti imprevisti della banca centrale creano pertanto un potenziale rischio negativo per le prospettive. In conclusione, continuiamo ad avere una crescita costruttiva e prospettive di rendimento per i mercati emergenti, ma teniamo in giusta considerazione la possibilità di un contesto di mercato un po' più movimentato.
Autore: Pierpaolo Molinengo Fonte: News Trend Online

Il Mise lancia la piattaforma Investor Visa for Italy

Roma, 15 dic. (askanews) - Il ministero dello sviluppo economico la piattaforma "Investor Visa for Italy", che si rivolge ai cittadini di Paesi non europei che intendono effettuare un investimento o una donazione di grandi dimensioni in Italia e consente di richiedere un nuovo tipo di visto con una procedura digitale, veloce e semplificata.
La legge di Bilancio 2017 ha introdotto una nuova fattispecie per cui è consentito l'ingresso e la permanenza di lunga durata in Italia. Al Testo unico sull'immigrazione, infatti, è aggiunto l'articolo 26-bis, dal titolo "Ingresso e soggiorno per investitori".
Contestualmente, la Legge di Bilancio 2017 ha rimesso la definizione delle modalità e delle procedure di candidatura a un apposito decreto attuativo. Questo è stato emanato dal Ministro dello Sviluppo Economico, con il concerto del Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e del Ministro dell'Interno, il 21 luglio 2017.
Lo stesso decreto interministeriale rinvia, per gli aspetti esecutivi della procedura, a un apposito "manuale operativo": ossia, al presente documento, approvato in sede di riunione istitutiva dal Comitato per l'attuazione del visto investitori, come previsto dallo stesso DI, il 16 novembre 2017. Da quel momento il programma viene denominato "Investor Visa for Italy".
Il manuale operativo ha una valenza duplice. Da un lato, intende dare trasparenza sulle modalità di funzionamento della procedura per l'ottenimento del visto. Dall'altro, rappresenta una risorsa informativa esauriente nel guidare passo per passo l'utente nella procedura di richiesta del visto.
Introducendo, sulla scorta di analoghe esperienze a livello internazionale, una tipologia di visto dedicata alle persone fisiche che intendono effettuare investimenti di importo significativo in aree strategiche per l'economia e per la società italiana, il Governo rafforza l'impegno a rendere l'Italia un luogo sempre più attrattivo per i flussi internazionali di capitale umano e finanziario. Obiettivo già perseguito, dal 2014, con l'avvio del programma Italia Startup Visa (italiastartupvisa.mise.gov.it), volto a facilitare la procedura di rilascio di visti per lavoro autonomo verso imprenditori non UE altamente qualificati che intendono avviare una startup innovativa in Italia; e riaffermato con il varo, nel 2016, del Piano nazionale Industria 4.0 (booklet), che ha previsto uno stanziamento di 18 miliardi di euro per incentivare gli investimenti produttivi, specie quelli in ricerca, sviluppo e innovazione.
 Investor Visa for Italy riprende e potenzia tutte le innovazioni distintive dell'ormai consolidata esperienza del visto startup. Come il programma Italia Startup Visa, esso intende apportare una significativa semplificazione procedurale nei processi di erogazione dei visti d'ingresso, che può essere ricondotta principalmente a tre elementi: 1) centralizzazione: mentre la procedura coinvolge una pluralità di amministrazioni, il punto di contatto tra il richiedente e lo Stato italiano è unico. Alle principali operazioni di coordinamento assolve infatti un comitato inter-istituzionale dedicato; la sua Segreteria, costituita presso il Ministero dello Sviluppo Economico, ha anche il compito di gestire tutte le comunicazioni con i richiedenti visto.
2) digitalizzazione: l'intera procedura si svolge online, mediante una piattaforma informatica dedicata, utilizzata per tutte le comunicazioni tra richiedente visto e amministrazione. Per effetto di questo approccio, il richiedente può gestire l'intera procedura da remoto e senza necessità di intermediari fino al momento dell'effettivo rilascio del visto, che avviene fisicamente presso la Rappresentanza diplomatico-consolare.
3) rapidità: il richiedente riceve comunicazione dell'esito della sua domanda di visto entro 30 giorni dall'invio della documentazione completa. I tempi dell'intero processo migratorio risultano di conseguenza significativamente ridotti.
Nelle modalità in cui è stato concepito dal Governo italiano, Investor Visa for Italy rappresenta allo stesso tempo una forma di ricompensa e di incentivazione.
Il visto viene emesso, infatti, solo al verificarsi di circostanze che possono essere definite, a vario titolo, di interesse collettivo: un investimento di grandi dimensioni in titoli di Stato a medio-lungo termine, il finanziamento in equity di una società di capitali italiana - con particolare attenzione alle nuove imprese ad alto contenuto tecnologico (le già citate startup innovative di cui al d.l. 179/2012) - oppure una donazione filantropica in aree chiave per il presente e il futuro del nostro Paese: la cultura, la ricerca, la tutela dell'ambiente, la gestione dei flussi migratori.
In secondo luogo, semplificando notevolmente la procedura per l'ottenimento del visto d'ingresso, il programma Investor Visa for Italy si inserisce organicamente nel recente corpus normativo per il rafforzamento della competitività e dell'attrattività del nostro tessuto produttivo.
 La Legge di Bilancio 2017 contiene numerose altre misure di incentivazione, principalmente a carattere fiscale, che riguardano specificamente le persone fisiche che intendono trasferire la loro residenza nel nostro Paese. Un beneficiario di visto per investitori potrà, ad esempio, optare per il nuovo regime per neoresidenti: ai sensi del nuovo art. 24-bis del Testo unico sulle imposte sui redditi ("TUIR", DPR 917/1986), le persone fisiche che trasferiscono la propria residenza fiscale in Italia possono optare per l'assoggettamento a un'imposta sostitutiva pari 100.000 euro annui sui redditi prodotti all'estero, a condizione che non siano state fiscalmente residenti in Italia per un tempo almeno pari a nove periodi d'imposta nel corso dei dieci precedenti l'inizio del periodo di validità dell'opzione.
Qualora l'opzione per il regime sia estesa ai familiari, l'importo dell'imposta sostitutiva è fissato in 25.000 euro annui per ciascun familiare. Il regime ha una durata massima di 15 anni.

Melegatti, niente "cassa integrazione", pandoro torna in produzione e si pensa già alla Pasqua

La produzione dei dolci natalizi, cioè dei pandori, riprenderà per sfornare circa 5mila dolci per lo spaccio di San Giovanni. (Credits – Instagram)
Nuovo colpo di scena nella querelle che riguarda Melegatti. La storica azienda dolciaria veronese, infatti, da tempo naviga in acque difficili e poche settimane fa aveva portato i libri in tribunale. Da quel momento, però, il tam tam mediatico aveva portato i consumatori ad aumentare la richiesta dello storico pandoro e la situazione sembrava essere migliorata.
Pochi giorni fa, però, l’ennesimo colpo duro per i lavoratori dell’azienda. La Melegatti, infatti, annunciava che nonostante la ripresa della produzione questa era in ritardo per il Natale e, così, nonostante i consistenti ordini i pandori non sarebbero stati pronti prima dell’imminenza delle feste, cioè quando iniziano gli sconti e i margini di guadagno sono minimi. Da qui la decisione di mettere i lavoratori in cassa integrazione e bloccare nuovamente la produzione. Una situazione tragica e che aveva fatto temere il peggio.
Ora, però, il nuovo cambio di rotta. Come scrive L’Arena, il quotidiano locale di Verone, l’accordo di cassa integrazione ordinaria non sarà firmato. La svolta è arrivata ieri sera dopo il vertice tra azienda, sindacati e commissari del Tribunale, con le parti che “hanno ripreso in mano il cronoprogramma Castelletti in cui non si parlava di interruzioni tra le due fasi, ovvero minicampagna natalizia e produzione per Pasqua, che arriverà l’1 di aprile”. Cosa succederà dunque?
La produzione dei dolci natalizi, cioè dei pandori, riprenderà per sfornare circa 5mila dolci per lo spaccio di San Giovanni, dove i clienti non mancano. Dopo di che, da metà dicembre, inizierà la produzione delle colombe per le festività pasquali, una scelta che garantirà il lavoro sia ai circa 70 dipendenti fissi sia anche ai 14 tempi determinati. “Abbiamo studiato incastri di ferie e tutte le possibilità di copertura di turni pur di assicurare continuità occupazionale e le migliori condizioni per iniziare la produzione pasquale” ha dichiarato Maurizio Tolotto di Fai Cisl.

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