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venerdì 24 febbraio 2017

Sol Levante, Nikkei cedente

Gerardo Murano Head of Financial Analysis ADB

giovedì 23 febbraio 2017

L’economia del Giappone ha mostrato dei segnali di recupero nella seconda metà del 2016, grazie alle indicazioni di crescita registrate nel commercio internazionale e, in particolare, nella ripresa della capacità esportatrice verso i due partner commerciali privilegiati: Usa e Cina.


Un’indicazione di fiducia che ha parzialmente compensato un’annata poco incoraggiante e prodotto dei riflessi positivi sia sui leading indicators che sulla produzione manifatturiera.






Japan Leading Economic Index


Fonte: Cabinet Office Japan


Le alleanze commerciali determinano però anche degli obblighi nei confronti dei propri partner e, in tal senso, l’incontro con Trump, che in qualche modo ha messo in evidenza un eccessivo indebolimento dello Yen nei confronti del Dollaro Usa, ha marcato un primo elemento di incertezza.

Eventuali riflessi di politica protezionistica da parte degli USA, ancora tutti da verificare, avrebbero degli impatti decisamente negativi su paesi esportatori netti come può essere il Giappone.

Il cross USD/JPY ha così mostrato un rapido assorbimento di tali indicazioni “politiche” andando a stabilizzarsi nel 2017 attorno all’area dei 115 yen. Tecnicamente dopo il minimo raggiunto nel giugno 2016 le quotazioni si sono stabilizzate sopra i 100 determinando una conformazione grafica di tipo triangolare che, alla violazione del pivot high a 105,53, ha generato una forte spinta rialzista.

Ora ci troviamo in uno scenario differente, la spinta rialzista ha raggiunto la precedente area di distribuzione, tra 118 e 126, importante zona resistenziale, e ora stiamo assistendo a una fase di consolidamento di breve termine con baricentro 114,75.

Operativamente la strategia dotata di maggiore appeal in questa fase sembra essere quella short sul cross in oggetto con un potenziale breakout ribassista al cedimento dei 111,59, accompagnato da uno stop loss alla violazione di 115 e un potenziale target nell’area dei 107.


Usd/Jpy

Fonte: FIDA

Il possibile rafforzamento della valuta nipponica si è tradotto in un movimento di consolidamento sul mercato equity, con il Nikkei 225 che ha compresso le proprie oscillazioni nell’intervallo tra 18.600 e 19.600. Sarà la violazione consolidata di uno di questi livelli ad indicare la prossima tendenza di breve periodo, 1-3 mesi, con l’area dei 17.500 punti a fungere da attrattore in caso di accelerazione ribassista.

Indice Nikkei 225


Fonte: FIDA


Su Borsaitaliana sono disponibili diversi ETF per investire sul mercato giapponese, con diversi stili di investimento, tra cui:

Gerardo Murano – Head of Financial Analysis ADB - Corporate Advisory

L’S&P 500 è caro, ma non c’è bolla

Gaetano Evangelista Ad Age italia

giovedì 23 febbraio 2017

Ex Responsabile capo degli Investimenti di Deutsche Bank e poi di Prudential, Edward Yardeni da più di dieci anni ha avviato un’azienda di consulenza apprezzata per la ricerca sulle tematiche economiche e finanziarie. Fra i vari modelli elaborati, spicca il Fundamental Stock Market Indicator (SMI), che vanta da diversi lustri un’eccellente correlazione con lo S&P500.


Fondamentalmente (è proprio il caso di dire) l’indicatore SMI conferma o meno l’evoluzione di Wall Street, combinando tre distinti fattori: 1) l’andamento dei prezzi delle materie prime ad uso industriale; 2) l’andamento puntuale del ciclo economico, misurato dalla richiesta di sussidi iniziali di disoccupazione; 3) l’andamento delle aspettative delle famiglie, riflesse dal Consumer Comfort Index, elaborato e reso disponibile dalla piattaforma Bloomberg.


Se questa insalata di termini e definizioni ha confuso il lettore, il confronto fra lo SMI e lo S&P500 risulta al contrario lineare, nella sua semplicità, come illustrato qui sotto:





Nel grafico, ovviamente, lo S&P500 è riprodotto in nero (scala di sinistra), mentre lo SMI è riportato in rosso (scala di destra). Le due linee finiscono visivamente per coincidere. Il che non toglie che vi possano essere occasionali discrepanze, che magari l’occhio non riesce a cogliere facilmente. Corre in nostro soccorso l’analisi statistica della regressione lineare:





Il grafico in alto riporta tutte le coppie di valori mensili dal 1989 ad oggi. E conferma l’allineamento attorno alla retta di regressione (come indica l’elevato coefficiente di regressione (r²), pari al 62.3%, in una scala compresa fra -100%, ovvero nessuna correlazione, e +100%, ovvero una perfetta correlazione).

La figura riporta anche l’equazione che lega lo SMI allo S&P500. Quest’ultimo è ottenuto moltiplicando il primo per 19,979, e sottraendo 668,9. Tralasciando questi aspetti “tecnici”, in soldoni, a fronte dell’ultimo valore di SMI (circa 143 punti), si ottiene un valore teorico, per lo S&P500, pari a 2186,50 punti.

È questo il valore di equilibrio di Wall Street, che porterebbe la rilevazione più recente, riportata in arancio, ad allinearsi sulla retta di regressione. Rispetto all’idealità suggerita dai fondamentali, dunque, lo S&P 500 risulta correntemente sopravvalutato di circa l’8%.

L’arrampicata del Dax

Mauro Masoni cmcmarkets.it

giovedì 23 febbraio 2017

Continua la costante ascesa della “panzer economy”, per la gioia dei listini di Francoforte. Nel quarto trimestre 2016 il Pil tedesco ha infatti registrato un incremento dello 0,4% rispetto al precedente trimestre. Così nell’intero anno, la crescita ha raggiunto l’1,9%, come conferma l’istituto di statistica tedesco, rispetto alle stime preliminari.

Le buone notizie per Berlino non finiscono poi qui: per il terzo anno consecutivo i conti pubblici registrano un avanzo di bilancio; il 2016 si è chiuso con un surplus record di 23,7 miliardi di euro, pari allo 0,8% del Pil. E anche l’indice Ifo è salito a febbraio oltre le attese, a quota 111 punti, sopra i 109,8 punti precedenti e meglio dei 109,6 punti stimati dal mercato. Unico dato in calo, la fiducia dei consumatori attestata a 10 punti (-0,2 dal mese precedente).

In questo contesto il Dax prosegue nella sua irresistibile salita che lo ha portato questa settimana a rompere la soglia psicologica dei 12.000, con un guadagno di circa il 20 % dall’insediamento di Trump.



Fonte: Piattaforma Next Generation di CMC Markets; febbraio 2017

Ma se si guarda a un anno di distanza, vale a dire ai minimi di febbraio 2016, quando l’indice scese a quota 8700, il recupero risulta ancora più considerevole, con un guadagno del +38 %. Va da sé che di questo passo, salvo improvvisi cambi di sentiment, non pare un azzardo stimare il recupero dei top di marzo/aprile 2015 da parte del Dax, quando si toccarono rispettivamente quota 12200 e 12400.


Fonte: Piattaforma Next Generation di CMC Markets; febbraio 2017

Guardando alI’Eurozona nel suo complesso, si può notare che l’inflazione su base annua ha raggiunto l’1,8%. Nei singoli paesi, l'inflazione maggiore è in Belgio (3,1%), davanti a Lettonia e Spagna (2,9%), con la Germania all’1,9% e Francia a 1,6%. La più bassa in Irlanda (0,2%). In Italia il tasso (1,0%) è raddoppiato rispetto a dicembre (0,5%) ma resta il nono più debole in Ue.
Ad influire positivamente sul rialzo tendenziale ha contribuito sicuramente la risalita del prezzo del petrolio, oltre che la politica monetaria espansiva della BCE che, però, non ravvisa ancora segnali “convincenti” di una reale tendenza al rialzo. Del resto, prerogativa della Banca centrale europea è conseguire un tasso di inflazione appena inferiore al 2% nell'Eurozona.

Dopo un periodo prolungato di bassa inflazione (in alcuni periodi di deflazione), ora i prezzi sono tornati a salire. Ma l'inflazione core – vale a dire al netto degli energetici e degli alimentari freschi, fa registrare nello stesso periodo un incremento su anno dello 0,9%, restando così distante dal target del 2%.

In questo contesto anche l’indice Eurostoxx continua a salire segnando una crescita del 16 % da novembre avvicinandosi a quota 3400. I prossimi obiettivi al rialzo hanno come target i 3500 punti di dicembre 2015 prima e i 3700 di luglio 2015.


Fonte: Piattaforma Next Generation di CMC Markets; febbraio 2017

A cura di Mauro Masoni, Analista di CMC Markets
www.cmcmarkets.it/market-analysis
 
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