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venerdì 23 settembre 2016

Brexit: 3 mesi fa il referendum che (non) ha sconvolto il mondo


La mattina del 24 giugno l’Europa scopriva con sorpresa che il vento di insofferenza per un’Unione che in realtà non era mai stata tale, soffiava molto più forte di quanto non pensasse.

Referendum a sorpresa

La Gran Bretagna nel referendum del giorno prima si era espressa, seppur con uno scarto minimo del 525 contro il 48%, per l’uscita dall’Ue.
Nulla avevano potuto i tanti appelli arrivati da più parti per scongiurare un pericolo visto come globale non solo dalla stessa Ue ma anche da Bce, Fmi, Ocse. Nulla avevano potuto le innegabili influenze dei rappresentanti del settore finanziario, perno economico della nazione la quale ha fatto proprio lo status di “isola felice” in tutti i sensi, per le società di brokeraggio.

Così come nulla aveva potuto, in ultima analisi, nemmeno la popolazione della capitale, Londra, che, chiamata in massa a difendere gli ideali di internazionalità e multiculturalismo che da sempre l’hanno contraddistinta, si è dovuta piegare, alla fine, alla volontà del resto della nazione la quale, in netta contrapposizione, aveva avanzato un’opinione diametralmente opposta.

L'Inghilterra e i suoi problemi

Da tempo, infatti, gli osservatori avevano notato come Londra avesse assunto sempre più le caratteristiche di una nazione nella nazione non solo per dimensione ma anche per privilegi economici, struttura sociale , soprattutto, risorse finanziarie assorbite a livello centrale.Una guerra interna alla stessa Gran Bretagna che, però, rischiava di espandersi al resto dell’Europa con il venir meno di una vera e propria colonna portante (finanziariamente parlando)  per l’Unione. 
A tre mesi da quel risultato i tanto temuti rischi non si sono concretizzati e le ondate di panico sui mercati si sono ridotte ad alcuni giorni di fortissima e innegabile volatilità,.

peraltro prevedibile e fisiologica, e a un costante indebolimento della sterlina. 

Pericolo scampato allora? 

Non del tutto, infatti alla luce di quanto si sta profilando all’orizzonte potrebbe trattarsi solo di un appuntamento rimandato. Infatti i numeri, sebbene non catastrofici di certo non sono esaltanti: il Pil del 2016 sarà un 1,9% per Ubs con un rallentamento a un comunque dignitoso  0,7% sul 2017.
Il calo della sterlina è stato confermato e inteoria avrebbe aiutato l’export, peccato che la Gran Bretagna non sia una potenza esportatrice, bensì importatrice e, in questo caso i beni importati sono risultati ovviamente più costosi. Cali sensibili sia sul fronte immobiliare (-10% il che è stato anche un bene vista la bolla immobiliare che si era creata) che su quello dei salari ma si tratterebbe di soglie accettabili e ben al di sotto dei livelli da panico inizialmente previsti.

innegabilmente un aiuto è arrivato dall’azione tempestiva della Bank of England che ha deciso di tagliare i tassi al minimo storico allo 0,25% e riattivare le misure di acquisto in stile QE. 

Fuori dall'Ue: ma come?

Il problema dell’incognita principale, però resta focalizzato su un punto: il voto ha detto che Londra (intesa come nazione ma non, paradossalmente, come realtà metropolitana) vuole lasciare l’Ue.
Ma nessuno sa come fare e soprattutto nessuno di quelli che hanno in mano il governo ha il coraggio di dare il via alle procedure, nemmeno coloro che questo referendum lo hanno ideato, proposto e sostenuto. il caso ben noto e più eclatante è stato quello delle dimissioni di Nigel Farage, il principale sostenitore della campagna a favore del Sì il quale, nelle ore immediatamente successive all’ufficializzazione del verdetto, ha annunciato le sue dimissioni da leader del partito dell’Ukip, di chiara impronta euroscettica preferendo conservare solo la carica all’Europarlamento (strano ma vero…).

Più ovvie, invece, le dimissioni dell’allora primo ministro David Cameron il quale, vista la scelta della popolazione, ha ritenuto utile farsi da parte, convinto che un’operazione del genere, cioè il divorzio dall’Unione, sarebbe stato portato avanti meglio da altri.
Lo stesso ha pensato anche Boris Johnson ex sindaco di Londra il quale, evidentemente, non se l’è sentita di assumersi una responsabilità del genere e ha deciso di rinunciare alla candidatura come leader dei conservatori, partito di appartenenza del dimissionario Cameron; caduta infatti la carica, con ogni probabilità sarebbe stato Johnson a dover raccogliere la scomoda eredità.

Un’eredità che, molto più coraggiosamente, è stata raccolta da una donna, Theresa May, forse a conferma che le donne inglesi da Elisabetta I alla Thatcher non mancano certo di carattere.
Fonte: News Trend Online

I titoli meno conosciuti: Cembre


Oggi nella rubrica I titoli meno conosciuti di Piazza Affari: Cembre
Cembre progetta, produce e distribuisce connettori elettrici ed accessori per cavo, settore nel quale ha raggiunto una posizione di leadership in Italia e ha conquistato importanti quote di mercato a livello europeo.
Cembre è tra i principali produttori mondiali di utensili (meccanici, pneumatici e oleodinamici) per l’installazione di connettori e per la tranciatura di cavi. I prodotti sviluppati per la connessione alla rotaia e per altre applicazioni ferroviarie sono stati adottati dalle principali società del settore in tutto il mondo.
Cembre ha saputo conquistare questi primati grazie alla ricerca continua di prodotti innovativi e di elevato standard qualitativo, alla gamma di prodotti vasta e completa, ad una rete distributiva capillare ed estesa sia in Italia sia all’estero.

Fondato a Brescia nel 1969, il Gruppo Cembre è oggi una realtà internazionale. Alla capogruppo con sede a Brescia si affiancano infatti sei società controllate: cinque commerciali (Germania, Francia, Spagna, Stati Uniti e Norvegia) e una produttiva e commerciale (Cembre Ltd, con sede a Birmingham), per un totale di 663 dipendenti (dato aggiornato al 30 giugno 2016).
Il Sistema di Gestione per la Qualità Cembre è certificato dal 1990 dal Lloyd’s Register Quality Assurance per la progettazione, produzione e commercializzazione di accessori per cavi, connettori elettrici e relativi utensili. Cembre è quotata alla Borsa Italiana dal 15 dicembre 1997 e dal 24 settembre 2001 al segmento Star. 
Cembre negli ultimi sei mesi ha ceduto 5 punti percentuali, ha ceduto il 7% in 1 anno, +72% in 5 anni e dal 2000 ad oggi +358%.

Il prezzo max degli ultimi due anni è 16.92 euro, quello minimo 10.21 euro. Al momento il titolo è a quota 13.10 euro.

Risultati primo semestre 2016

Nel primo semestre 2016 il Gruppo ha evidenziato ricavi consolidati pari a 62,7 milioni di euro, in calo dello 0,6% rispetto ai 63,0 milioni di euro del primo semestre 2015.
Le vendite semestrali del Gruppo in Italia, pari a 25,4 milioni di euro, sono aumentate dello 0,5%, mentre quelle estere, pari a 37,2 milioni di euro, sono diminuite dell’1,3%. Nei primi sei mesi dell’anno i ricavi delle vendite sono stati realizzati per il 40,6% in Italia (40,2% nel primo semestre 2015), per il 41,9% nella restante parte dell’Europa (41,7% nel primo semestre 2015) e per il 17,5% fuori dal continente europeo (18,1% nel primo semestre 2015).

Il risultato operativo lordo consolidato del primo semestre 2016, pari a 15,2 milioni di euro, corrispondenti al 24,3% dei ricavi delle vendite, è diminuito dello 0,3% rispetto a quello del primo semestre 2015, pari a 15,3 milioni di euro, corrispondente al 24,2% dei ricavi delle vendite. In diminuzione, nel semestre, l’incidenza del costo del venduto mentre è in crescita l’incidenza del costo del personale, a seguito dell’incremento di 34 persone del numero medio dei dipendenti del Gruppo passato da 625 a 659, di cui 21 persone relative a Cembre S.p.A..
L’aumento del numero dei dipendenti è legato al rafforzamento della struttura, soprattutto nell’area commerciale al fine di perseguire la politica espansiva delle vendite del Gruppo.

Il risultato operativo consolidato dei primi sei mesi del 2016, pari a 12,3 milioni di euro, corrispondenti ad un margine del 19,6% sui ricavi delle vendite, è diminuito dell’1,4%, rispetto ai 12,5 milioni di euro dei primi sei mesi dello scorso esercizio, pari al 19,8% dei ricavi. L’utile consolidato ante imposte, pari a 12,2 milioni di euro, corrispondente al 19,5% delle vendite, è sceso del 3,9% rispetto a quello del primo semestre 2015, pari a 12,7 milioni di euro e corrispondente al 20,1% delle vendite.

L’utile ante imposte risulta negativamente influenzato dalle differenze cambio, che nel primo semestre 2016 sono negative per 112 migliaia di euro mentre nel primo semestre 2015 erano positive per 207 migliaia di euro. L’utile netto di periodo è stato di 8,5 milioni di euro, in calo del 4,9%, rispetto ai 9,0 milioni di euro dello stesso periodo dello scorso anno.
L’incidenza percentuale dell’utile netto sul fatturato rappresenta quindi il 13,6% delle vendite, contro il 14,2% del primo semestre 2015. Gli investimenti effettuati nel periodo ammontano a 2,7 milioni di euro, principalmente in impianti e macchinari, a fronte di investimenti nello stesso periodo del 2015 pari a 2,9 milioni di euro.

La posizione finanziaria netta consolidata al 30 giugno 2016 risulta essere positiva per 14,5 milioni di euro, in miglioramento, rispetto al 30 giugno 2015, quando ammontava ad un valore positivo di 8,4 milioni di euro, mentre al 31 dicembre 2015 la posizione finanziaria era positiva per 17,8 milioni di euro.
Nel primo semestre 2016 sono stati pagati dividendi per 7,8 milioni, mentre nello stesso periodo del 2015 erano stati pagati dividendi per 6,1 milioni di euro.

Ultima news 16/09/2016

Banca Aletti ha tagliato il target price su Cembre a 14,0 euro da 16,0 euro. Il rating passa a “in line” da “outperform”.
Cembre S.p.A.

dispone nella sede di Brescia per uffici, stabilimento, magazzini, laboratorie servizi, di una superficie coperta di ca. 50.000 mq distribuita su vari piani, inserita in un’area di ca. 121.000 mq. Gli spazi a disposizione e la razionale organizzazione hanno reso possibile la realizzazione di ambienti di lavoro confortevoli in condizioni di sicurezza ed efficienza. Nel febbraio 1999 il Gruppo Cembre ha acquisito la società OELMA srl di S.Giuliano Milanese, presente da più di 60 anni nel settore materiale elettrico con applicazioni in campo industriale e civile; tale società è stata fusa per incorporazione in Cembre S.p.a.

dal 1° Gennaio 2002. GENERAL MARKING srl, costituita nel 2002, opera nel settore della siglatura industriale, producendo segnafili e prodotti per la marcatura di cavi e di componenti elettrici. tale società è stata fusa per incorporazione in Cembre S.p.a. dal 12 Dicembre 2012.
La società ha un catalogo di oltre 12.000 articoli.
Autore: Pasquale Ferraro Fonte: News Trend Online

Il quadro operativo Candle Model sul Forex, WTI e Oro

La prudenza della Fed ha portato alcune vendite sul Dollaro Usa, senza tuttavia cambiare – per ora – il quadro generale.
 
Eur/Usd
 
QUADRO GIORNALIERO
Il cambio Eur/Usd è arrivato all’appuntamento del direttivo Fed in area 1,1150, dove si è adagiato dopo il deprezzamento di fine settimana scorsa.
L’apprezzamento post-Fed rimodula nel breve una indicazione moderatamente rialzista sul cambio, mandando in archivio la precedente indicazione ribassista di breve, in servizio da venerdì 16 settembre  a 1,1197.
 Lo stop formale (e conseguente revisione ribassista) della tenue indicazione di apprezzamento di breve affiorata nel dopo Fed è posto a 1,1120 anche se è da rimarcare che proprio area 1,1120 è di non trascurabile attrazione dei prezzi nel quadro grafico di breve del cambio, per via del minimo che a 1,1120, si presenta in maniera gemellare per le sedute del 21/9  e 31/8, e questo conferisce capacità di attrazione a tale livello.  Questo può convergere −  in questa fase − in una aspettativa di relativo apprezzamento, sino area 1,1250 e magari anche 1,13, ma la comparsa di fiacchezza  nell’apprezzamento medesimo – o addirittura la comparsa di un Modello di debolezza − aprirebbe ad una aspettativa di ritorno in area 1,1120, dunque.
Area 1,1150/1,1220 ospita il transito praticamente di tutti i livelli dinamici più significativi nel quadro giornaliero, da cui l’importanza della dinamica che da quest’area si svilupperà.
 
 
Cambio Eur/Usd: grafico giornaliero – Trend/segnale in corso  − fonte grafico:Marketscope 2.0 – FXCM Italia
 
 
QUADRO SUPERIORE (MENSILE E SETTIMANALE)
Il quadro superiore dell’Eur/Usd persiste invece interessato da indicazioni di debolezza relativa, ancora non smantellate, annacquate tuttavia dalla pervicace componente erratica che il cambio mantiene intatta da diversi mesi, coerente, e per certi versi conseguente, alla forte direzionalità dello stesso registrata nella seconda parte del 2014 e nella prima frazione del 2015.
I parametri contingenti del quadro superiore sono i seguenti:
Indicazione di debolezza relativa nel quadro settimanale elaborata mercoledì 23 agosto, in chiusura di seduta, a 1,1304, (Modello di StopTrend ribassista, nello specifico), corredato di stop e ripristino rialzista a 1,1430.
Tale indicazione di debolezza si innesta − sin tanto resti attiva − nell’ambito di un percorso di debolezza che riaccende la capacità attrattiva dello spazio grafico del versante ribassista del cambio posto tra 1,0710 e 1,0860, passando prima per una capacità di chiudere il primo ambito di debolezza posto in area 1,0910, nell’ambito cioè di un percorso che illumina nuovamente tutta la traiettoria di ritorno – ovvero in debolezza – rispetto al Modello di Boomerang superiore, che più volte abbiamo richiamato nei report di primavera del 2016 come scenario evolutivo di un orizzonte temporale più allargato sia in riferimento al quadro grafico settimanale che quello giornaliero del cambio, nelle fasi in cui il Trend/segnale contingente volgesse ribassista.
Il quadro mensile, l’altra  − e di più ampio respiro −  componente  l’architettura superiore del cambio – attraverso la prospettiva offerta dai Modelli Candle Model − rimane parzialmente ribassista, da una indicazione maturata a metà aprile, a 1,1275, con stop finale a 1,1715.
Di quest’ultima indicazione, quella mensile, sappiamo − ed abbiamo più volte commentato − come sia influenzata da una elevata componente erratica, per cui non utilissima per la visione quotidiana del cambio, ma comunque pur sempre un elemento da computare in una visione complessiva ed organica della dinamica del cambio stesso.
 
 
 
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Gbp/Usd
 
Per il quadro generale di Gbp/Usd resta interessante verificare quale capacità di tenuta esprima l’area grafica sopra 1,2790 di contenere eventuali nuove pressioni ribassiste di periodo sul cambio.
Tanto nella dinamica mensile quanto in quella settimanale del cambio sono affiorate infatti configurazioni di reazione dalla pressione ribassista: prima il 16/8 a 1,3045 nel quadro settimanale, poi a 1,3290 (venerdì 2 settembre) nel più ampio quadro, quello mensile.
Per entrambi lo stop collegato a tale ipotesi è posto a 1,2785.
A puntare il quadrante opposto, quello della debolezza, vi è il contingente Trend/segnale ricavato dal quadro giornaliero del cambio, ancora moderatamente ribassista.
 
Usd/Yen
La Banca del Giappone ha sorpreso il mercato declinando in nuova maniera il versante espansivo della sua politica monetaria, con il controllo della curva dei rendimenti.
L’impatto (nel senso dell’indebolimento) sullo Yen non c’è stato, che anzi ieri l’altro non ha mancato di sottrarre terreno al Dollaro Usa, portandosi sotto 101, rimarcando una certa difficoltà del cambio di superare le resistenze dinamiche di periodo che ora tra 101 e 102,50 si incaricano di contenere eventuali spinte rialziste del cambio medesimo.
La chiusura di venerdì 26/8 (a 101,75) ha raccolto un elemento di stabilizzazione mensile rispetto alla discesa del cambio, formalmente in uscita dall’indicazione mensile di debolezza, per una struttura generale del cross con una connotazione prospettica più bilanciata, ovvero con minore prevalenza delle istanze ribassiste, per il tempo il cui il cross risieda stabilmente sopra 98,75.
Tuttavia le traiettorie di breve sempre di minore portata che il cambio abbina ai suoi tentativi rialzisti iniziano a sbilanciare nuovamente il quadro intermedio del cambio verso il quadrante della debolezza.
Nell’osservazione contingente del quadro di breve (quadro a candele giornaliere) si è intanto aperto un tentativo di apprezzamento a metà di seduta di ieri, che tuttavia appena sotto 100,05 vedrebbe subitaneo epilogo.
 
 
Petrolio WTI
Iniziando dal quadro di breve, giornaliero, la notazione direzionale contingente che troviamo è quella rialzista, rielaborata tale dalla prima mattina del  20/9, da 43,60, con stop e revisione in debolezza a 42,70 euro.
Questo tentativo di ripartenza di breve si innesta in un quadro superiore in cui convergono indicazioni antagoniste.
Il quadro più ampio, quello mensile, si mantiene al momento in indicazione rialzista, maturata per mano di un Modello rialzista mensile (InverTrend) dal contributo della dinamica dei prezzi in uno spazio grafico di debolezza esplorato nel settembre/ottobre 2003. L’indicazione mensile rialzista è maturata a 36,14 Dollari, il 4 marzo 2016, con stop a 26 $, minimo di febbraio 2016.
Venerdì 10 giugno, a 48,93 Dollari, è intanto comparso un Modello di debolezza settimanale (InverTrend ribassista) che ha affiancato la fase plurisettimanale di arretramento parziale e consolidamento vista  sostanzialmente sino ad oggi, sempre in riferimento al quadro settimanale.
Alla chiusura di venerdì 9 settembre, quando era a portata di mano un ripristino di indicazione rialzista di calibro settimanale, con la sola capacità di mantenere una parte degli apprezzamenti visti in settimana, il Wti ha mancato la chiusura di settimana sopra 46,40 che avrebbe portato nuova linfa rialzista.
L’andamento alterno prodotto dal WTI da metà giugno in poi risponde ad una struttura interlocutoria di periodo, alimentata dalle indicazioni che, antagoniste, affiorano a livello mensile e settimanale.
Lo scenario rialzista del WTI risulta interessante una volta risulti completata l’attuale fase in corso di consolidamento settimanale, in quanto nell’area grafica tra i 59 e 62 Dollari è accampato un target di ritorno rialzista (da un Modello di Boomerang inferiore) elaborato nell’estate 2015, quando tale area grafica è stata lavorata, e che torna nel mirino della prospettiva settimanale in presenza di un Trend/segnale settimanale rialzista.
 
 
ORO
In chiusura di seduta di martedì 20 settembre, a 1314 Dollari, è arrivato un tentativo di ripartenza al rialzo nel quadro grafico settimanale dell’Oro, da proteggere a 1302 Dollari. Tale notazione, di calibro intermedio/tattico, è ancora valida.
Per quanto riguarda il quadro mensile, esso prosegue rilevato in FLAT – neutrale − sin tanto resti sotto 1392 Dollari: sopra vi sarebbe un rinnovo di indicazione rialzista di più ampio respiro.
Scenario assente di indicazioni direzionali recenti quello di breve (ricavato dal grafico a candele giornaliere).
 
Autore: Giacomo Moglie  www.selftrading.it

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